REGGIO CALABRIA Duro colpo alla cosca Borghetto-Caridi-Zindato. Questa mattina gli agenti della Squadra mobile di Reggio hanno sottoposto a fermo, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, sei presunti affiliati al clan attivo nei quartieri Modena, Ciccarello e San Giorgio extra. Il provvedimento, emesso dalla Dda reggina, è stato notificato nei confronti di Giovanni Pangallo, Natale Cuzzola, Giovanni Rodà, Diego Quartuccio, Pasquale Giuseppe Esposito e Domenico Antonio Laurendi. L’operazione denominata “San Giorgio” rappresenta la prosecuzione di “Alta tensione”, cui il 21 dicembre scorso ha fatto seguito “Alta tensione 2”, nell’ambito della quale era finito in manette Pino Plutino, consigliere comunale Pdl ed ex assessore all’Ambiente. A illustrare i contenuti dell’indagine sono stati il capo della Mobile Gennaro Semeraro, il vice Francesco Rattà e il dirigente Francesco Giordano.
Fondamentali per l’attività inquirente sono state le intercettazioni ambientali all’interno del circolo “Caccia, sviluppo e territorio” di via Pio XI diramazione Gullì, ritenuto costante luogo di riunione della cosca Caridi e sede della segreteria politica di Plutino. È Domenico Condemi, arrestato lo scorso dicembre, a precisare questa circostanza: «Qua mio cugino ha… eh, un circolo per le elezioni!». Durante un altro dialogo tra lo stesso Condemi e Giovanni Pangallo, collaboratore e consigliere politico di Plutino, si discute inoltre della imminente assegnazione di deleghe comunali ed emerge come gli incarichi eventualmente assunti da Plutino fossero di interesse della cosca.
Negli stessi locali del circolo sono state intercettate conversazioni nel corso delle quali venivano commentate estorsioni già consumate o da compiere, con grande dovizia di particolari sugli imprenditori da taglieggiare, le attività da infiltrare e l’ammontare delle somme di denaro da riscuotere. Dialoghi che vedevano come protagonisti indiscussi Domenico Condemi e Giovanni Pangallo, quest’ultimo zio materno dei fratelli Caridi, tutti detenuti.
È stato soprattutto un dialogo a chiarire le dinamiche estorsive messe in atto dalla famiglia mafiosa di San Giorgio, ritenuta un clan satellite della cosca Libri. Un tale Peppe pretende da Condemi un intervento per imporre a una ditta di Villa San Giovanni l’utilizzo dei suoi automezzi. La conversazione dimostra, secondo gli inquirenti, il ruolo di rilievo ricoperto all’interno del clan da Condemi - capace di intervenire anche fuori dal suo territorio di riferimento - e l’unicità della ‘ndrangheta, i cui cartelli si ripartiscono le risorse economiche del territorio in un’ottica di gestione condivisa.
Da altre intercettazioni avvenute all’interno del circolo ricreativo spiccano anche l’estorsione ai danni dell’impresa aggiudicataria dei lavori relativi alla costruzione di una rampa di collegamento tra l’argine sinistro Calopinace e la borgata Giardini e quella perpetrata nei confronti di un’impresa di pulizia responsabile dei lavori all’ospedale Morelli.
Una cosca potente, quella dei Caridi, capace di esercitare un controllo capillare sul territorio al punto da escludere dalle attività economiche delle zona di influenza un imprenditore non gradito, in passato oggetto delle minacce del clan, come era già emerso nell’ambito dell’operazione “Alta tensione”. “Attenzioni” continuate anche dopo, come risulta da un’altra conversazione tra Pangallo e Condemi, nella quale quest’ultimo riferisce che solo per mettere piede nella loro zona l’imprenditore in questione avrebbe dovuto versare una somma per rimediare all’affronto di aver licenziato Natale Cuzzola, il cognato di Condemi arrestato quest’oggi.
C’erano dei ruoli precisi all’interno del gruppo criminale. Antonio Domenico Laurendi, ad esempio, aveva il compito di consegnare somme di denaro ai parenti degli affiliati in carcere, in particolare dei congiunti di Condemi, cioè Eugenio e Cosimo Borghetto e Paolo Latella. Giovanni Rodà detto “Giannetto”, invece, insieme allo stesso Condemi è ritenuto l’autore di un’estorsione ai danni di una gioielleria di San Giorgio, secondo gli inquirenti una vera e propria “tangente ambientale” da versare come contributo alla festa dei “Paddechi”. Il rifiuto dei titolari sarebbe stata la causa del danneggiamento a colpi di arma da fuoco dei locali dell’attività. Una raccolta fondi, questa, che stando alle ricostruzione della Procura, interessava tutti i commercianti della zona.
Dalle indagini è emersa poi la figura di Diego Quartuccio e il suo significativo contributo in occasione delle ultime elezioni comunali. Una intercettazione ambientale dimostra la sua attività di ostacolo all’affissione nella zona di influenza dei manifesti elettorali della candidata capolista del Pd, Antonia Lanucara. Azioni dettate dalla volontà della cosca Caridi di supportare esclusivamente Pino Plutino.
Pietro Bellantoni
22/02/2012 09:13
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