Massimo Canale

REGGIO CALABRIA «La situazione familiare dell’assessore Tuccio, oltre ad essere imbarazzante per lui, lo è per noi reggini e per la nostra città». Massimo Canale, consigliere comunale recentemente entrato nel Pd, propone una sua chiave di lettura sull’operazione “Lancio” della locale Dda, che sta producendo pesantissimi effetti sulla stabilità e sulla credibilità di palazzo San Giorgio, già minate dall’accesso antimafia disposto nelle scorse settimane dal Viminale.
Ad assestare un’altra spallata all’amministrazione guidata da Demetrio Arena è stato il fermo di Giuseppa Cotroneo. La donna, che avrebbe ospitato in un casolare il boss latitante Domenico Condello, è infatti la suocera di due fedelissimi dell’ex sindaco di Reggio e attuale governatore calabrese, Giuseppe Scopelliti: Massimo Pascale, già segretario particolare del presidente e oggi componente dell’ufficio di gabinetto di palazzo Alemanni, e Luigi Tuccio, assessore comunale all’Urbanistica. Quest’ultimo, ieri, in una lunga nota ha preannunciato che non si dimetterà, respingendo come un attacco a Scopelliti la circostanza che gli organi d’informazione abbiano riportato della sua scomoda parentela.

La risposta di Canale a Tuccio è impostata nei termini di «una riflessione civica prima ancora che politica» e si conclude con la richiesta di dimissioni dell’assessore, formulata «rifuggendo da aprioristiche ragioni di appartenenza politica, invocando il mero lume della ragione e dell’opportunità».
 Secondo Canale, «in questa storia Tuccio ha fatto, più o meno, tutto da solo, tutto male, da ultimo con un comunicato in cui cerca di gettare la palla fuori campo citando suo padre, i suoi affetti, il suo onore e improbabili congiure ai danni suoi e del suo amico d’infanzia Giuseppe Scopelliti. Nessuno, fino ad ora, ha mai contestato l’onorabilità di Tuccio – spiega l’esponente del Pd –, men che meno della sua famiglia, della mente lucida di suo padre Giuseppe, magistrato di cui Reggio è da sempre orgogliosa, autore di un saggio in cui si domandava senza una risposta possibile se fosse la ‘ndrangheta a generare sottosviluppo o il sottosviluppo a generare la ‘ndrangheta. Nessuno ha attaccato Tuccio nella sfera affettiva, della sua intimità, del suo rapporto con i figli e la donna che ama».

Tuttavia, il consigliere comunale d’opposizione si sofferma sulla «opportunità che Tuccio, alla luce dei fatti, continui a ricoprire il suo ufficio di assessore» perché «una tale scelta addenserebbe ulteriormente la “lupa” in cui oggi pare avvolta l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Arena. È vero che le suocere e le cognate non si scelgono, ma alla fine si è costretti a conoscerle da vicino, a frequentarle durante le ricorrenze, magari solo per dovere di coppia, a stabilire rapporti e legami che un uomo pubblico come Luigi Tuccio non poteva permettersi al momento della sua nomina, tanto meno ora che la realtà è venuta a galla».
Canale, che accenna anche agli insulti antisemiti dell’esponente del Pdl a Benigni e alle «infinite nomine di cui ha beneficiato la sua famiglia negli anni», compie poi una riflessione più generale: «Appena due settimane fa la maggioranza consiliare ha approvato un risibile documento con cui si conferisce mandato al sindaco di tutelare in sede giudiziaria chi offenda il nome di Reggio. Oggi mi domando se sia più offensivo e inopportuno un articolo di stampa, un’opinione in controtendenza, o piuttosto un assessore all’Urbanistica con affinità in settori di ‘ndrangheta. Ma in questa storia – aggiunge il consigliere democrat – sorprende ancora una volta il silenzio del sindaco Arena: aveva taciuto all’indomani della notizia delle telefonate dell’assessore ai Lavori pubblici Pasquale Morisani con ben individuati esponenti della ‘ndrangheta reggina, continua a tacere oggi allorquando si viene a sapere che un altro suo assessore ha rapporti di affinità con un boss della zona nord della città a cui la suocera di Tuccio avrebbe dato ospitalità durante un periodo di latitanza». Una scelta, quella di tacere, che ad avviso di Canale non è «ulteriormente accettabile» in una città «sospesa, che attende le conclusioni di un accesso antimafia, oberata dai debiti e in cui finanche il sogno e la speranza di un futuro sembrano allontanarsi giorno dopo giorno al rincorrersi delle notizie che ci parlano di lavoratori non pagati, di società fallite e di un’economia ormai definitivamente in ginocchio. Reggio e i reggini hanno diritto di avere un sindaco autorevole e capace di affrontare le situazioni, non di un silente commissario liquidatore sotto tutela catanzarese. Abbia il coraggio Arena di fare chiarezza, di revocare le nomine agli assessori lambiti dal sospetto, di ripartire con una giunta che non presenti ombre e che possa riconquistare la fiducia che il popolo reggino gli ha tributato appena dieci mesi addietro».


14/03/2012 17:51
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