Peppe Scopelliti e Angelino Alfano

Il provvedimento di interdizione dai pubblici uffici è stato notificato ad Alberto Sarra venerdì scorso. Da tre giorni, in buona sostanza, il sottosegretario alla presidenza della Regione sa che non potrà più sedersi sulla poltrona del suo ufficio di via Massara a Catanzaro. Eppure l'ex aennino, al termine dell'ultimo interrogatorio datato 17 aprile, si era mostrato sereno: «La richiesta di applicazione della misura della sospensione dalle funzioni di sottosegretario alle Riforme della Regione Calabria è del tutto destituita di qualsivoglia motivazione perché già precedentemente ho avuto modo di dimostrare la mia estraneità alle accuse». Non deve averla pensata così, evidentemente, il gip del tribunale di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo, che ha accolto la richiesta di interdizione avanzata dal sostituto procuratore Gerardo Dominijanni nell'ambito dell'inchiesta sulla nomina del primario del reparto di neurochirurgia di Reggio Calabria.
Ora, tralasciando per un attimo gli aspetti tecnici giudiziari della vicenda, proviamo a concentrarci sui risvolti politici del caso. Possibile che il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, non fosse al corrente del provvedimento adottato nei confronti di un rappresentante istituzionale del suo partito? E ancora: è credibile che anche il governatore Peppe Scopelliti fosse all'oscuro di tutto?
Domande legittime se si guarda all'adunata pidiellina di ieri nel Palazzo che ospita il consiglio regionale. Siamo andati a ripescare alcuni passaggi del discorso di Alfano: «Ripetere le bugie per farle diventare realtà è un modello culturale della sinistra. Si tratta della stessa battaglia che Scopelliti si trova a vivere qui». Prima dell’intervento del segretario, Scopelliti aveva comunque dato una sua interpretazione sulla situazione in cui oggi si trova la Calabria, vittima della «strategia degli straccioni», un piano cioè che «delegittima Reggio per dimostrare che il modello Scopelliti è perdente». Accanto agli animatori di questo complotto, oltre alla classica «informazione deviata», il governatore individua il ruolo di altri soggetti, altri uomini «che rischiano di delegittimare le stesse istituzioni». Non un nome, mai un riferimento a una circostanza specifica. Nemmeno un passaggio dedicato al provvedimento adottato nei confronti di uno dei suoi fedelissimi. Meglio far finta di nulla e ripetere per l'ennesima volta che il “vento del cambiamento” «sta producendo risultati concreti per la Calabria». Le notizie “scomode”? Vanno ignorate.


an. ri.

23/04/2012 15:51
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