Rocco Trimboli

REGGIO CALABRIA Dopo la morte di Pasquale Marando, era stato lui ad assumere il controllo della famiglia di Platì. Ma la latitanza di Rocco Trimboli è finita questa mattina a Casignana, a seguito di un blitz congiunto di carabinieri del Comando provinciale di Reggio, Ros e squadrone eliportato “Cacciatori”. Il boss della potente cosca jonica ha inizialmente tentato di nascondere la sua vera identità, ma alla fine si è arreso senza opporre resistenza, ma anzi facendo i complimenti ai militari intervenuti nel suo nascondiglio. Trimboli, inserito nella lista dei latitanti più pericolosi, deve scontare una pena di 11 anni di reclusione, in quanto condannato in via definitiva per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, in seguito all’operazione “Riace”, eseguita dal Comando provinciale dei carabinieri di Torino. La Dda del capoluogo piemontese ha inoltre emesso nei confronti del boss di Platì un'ordinanza di custodia cautelare per associazione di stampo mafioso, a seguito dell’indagine “Minotauro”. Il blitz è scattato questa mattina nel centro storico di Casignana e ha coinvolto 80 militari dell’Arma. Trimboli, detto “Piseia”, è stato trovato in un appartamento assieme a due donne anziane, denunciate in stato di libertà per favoreggiamento. Una delle due appartiene alla famiglia Femia che, secondo gli inquirenti, avrebbe coperto la latitanza di Trimboli lontano dal suo territorio di riferimento. Durante la perquisizione sono stati rinvenuti alcuni pizzini strappati sul letto del boss. Gli investigatori stanno ricomponendo i pezzi dei vari messaggi, ma sembra che vi siano riferimenti a particolari flussi di denaro. Sequestrato anche un computer e alcuni telefoni cellulari. L’ex luogotenente di Marando, da sempre una delle figure apicali del “locale” di Platì, era attivo principalmente nel traffico internazionale di stupefacenti. Un boss capace di importare ingenti quantità di cocaina dalla Colombia, ma anche eroina (200 kg alla volta) dalla Turchia e hashish dal Marocco. Negli ultimi anni era diventato la figura di collegamento tra il Piemonte e il territorio jonico. Già negli anni 90 l’operazione “Riace” aveva documentato i traffici della famiglia Marando-Trimboli tra la Locride e la provincia di Torino. Dopo la morte di Pasquale Marando e di Giuseppe Antonio Trimboli (entrambi vittime di lupara bianca) è stato “Piseia”, all’epoca latitante, ad assumere il comando della omonima cosca. Il primo arresto risale al 2001, quando venne sorpreso sulle montagne di Platì assieme ad altri otto affiliati, durante un summit di ‘ndrangheta. Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, negli anni ha continuato a rappresentare un irrinunciabile punto di riferimento per le ‘ndrine piemontesi e lombarde. Il suo ruolo per la crescita dell’organizzazione in Piemonte è stato documentato dall’operazione “Minotauro”, che ha portato all’arresto di 150 persone. Il cerchio intorno a Trimboli si è stretto a partire dal 2009. Da allora i carabinieri, coordinati dalla Dda di Reggio, sono riusciti a rinvenire 10 nascondigli, tutti a Platì, nei quali Trimboli avrebbe deciso di trascorrere parte della sua latitanza. «L’attività di ricerca dei bunker – ha detto Massimiliano D’Angeloantonio, capitano del Raggruppamento operativo speciale – aveva la finalità di farlo uscire dal suo territorio di riferimento». Costringendo il boss ad allontanarsi dai luoghi dove si estendeva il suo comando, le forze di polizia giudiziaria hanno potuto monitorare i movimenti di parenti e affiliati, attraverso una strategia diversificata che includeva l’attività dei “Cacciatori” nelle zone montane, quella del Ros a valle e quella del comando di Platì in paese.
«Il “modello Reggio” – è stato il commento del comandante del nucleo operativo, Carlo Pieroni – continua a ottenere successi, anche grazie alle diverse connotazioni dell’Arma». Il procuratore aggiunto della Dda di Reggio, Nicola Gratteri, ha invece voluto porgere i suoi personali complimenti al personale dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio e allo squadrone “Cacciatori”: «Solo loro potevano arrivare al nascondiglio di Trimboli».


Pietro Bellantoni

24/04/2012 07:32
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