Pare che il processo penale nei confronti degli impiegati del settore Urbanistica, accusati di avere illecitamente lucrato nell’esercizio delle proprie funzioni sia ormai giunto alle battute finali.
La notizia in sé, pur non rilevando in senso assoluto ai fini del dibattito politico, merita dal mio punto di vista alcune considerazioni.
Quel processo costituisce uno dei rari casi giudiziari che riguardano la gestione del Comune di Reggio Calabria nell’ultimo decennio e l’unico in cui gli imputati hanno trascorso diversi mesi in stato di detenzione, dapprima in carcere e, successivamente, agli arresti domiciliari.
Tuonano nelle nostre menti i concetti espressi giovedì 26 dal Procuratore generale della Corte di Cassazione che ha richiamato all’uso della custodia cautelare in carcere come extrema ratio del sistema punitivo penale.
Intravedo il rischio che quattro geometri dell’Urbanistica si possano ritenere le pecore nere del Comune; il “sistema” denunciato negli anni dal centrosinistra e oggi al vaglio dei magistrati reggini riguarda un numero certamente maggiore di personaggi, con diversi e certamente più rilevanti ruoli e responsabilità, sia sul piano amministrativo che su quello politico.
Peraltro, questa vicenda riguarda solo l’apparato amministrativo del Comune, la politica sembrerebbe stata “assente” o “esente” nel lungo decennio scopellitiano.
Né, mi sia concesso, pare accettabile che le responsabilità conclamate di altre persone che avrebbero beneficiato di pratiche illecite poste in essere dai vertici dirigenziali del Comune abbiano sostanzialmente “patteggiato” con la Giustizia la propria libertà tramite la restituzione del bottino.
Rischiamo di dare una visione schizofrenica e bizzara della Giustizia nel nostro Paese, nella nostra Città: da Scajola all’arch. Labate pare che basti restituire il maltolto per godere di un trattamento, per così dire, attenuato, maggiormente indulgente da parte della Giustizia e non mi sembra che i principi del nostro sistema giudiziario contengano tale opzione di metodo.
Pesi e misure da ricalibrare a mio avviso.
Ancora, non mi sembra civicamente accettabile che a fronte di palesi comportamenti illeciti accertati da consulenze ufficiali di ministero e Procura della Repubblica ci possa essere un giudizio sospeso nei confronti dei politici, evidentemente, coinvolti a causa della posizione di vertice che ricoprivano in quegli anni. Sono tra quelli che non credono alla logica del “poteva non sapere”, non me ne convincerà mai nessun sindaco, né consulente, per quanto entrambi autorevoli, ma questa, mi si dirà, è una considerazione politica.
Sicché, anche a costo di un giudizio sommario, nell’Anno Domini 2012 rischiamo di far passare l’idea che gli unici a dover pagare per lo sfascio di Reggio siano quattro geometri dell’Urbanistica.

*Portavoce del centrosinistra nel consiglio comunale di Reggio Calabria


27/01/2012 18:58
© riproduzione riservata.