In una situazione difficile come quella che sta attraversando il Paese – per le scelte economiche di un governo tecnico che sta letteralmente massacrando i cittadini italiani, senza tra l’altro imboccare la strada della fuoriuscita dalla crisi, obiettivo che ha dato vita all’arruolamento dei "professori"– sinceramente non so a cosa possa servire "solleticare" la vecchia appartenenza di settori minoritari del Popolo della libertà, quando questa "sollecitazione" rischia di isolare il PdL da forze che non sono e non vogliono neanche apparire di destra.
Prima Angelino Alfano, nella recente visita calabrese, ha ignorato le grida di guerra proferite sulla città di Reggio Calabria che sarebbe la capitale della destra, invitando a lavorare guardando al popolo moderato che non è né di destra e né di sinistra; e poi Maurizio Gasparri che, proprio oggi in città – deliberatamente ignorando anche lui gli assist per ritorni di fiamma – ha nettamente indicato quale è la strada per accrescere la forza del Pdl (inteso come Partito dei Moderati) e costruire un sistema di alleanze che solo la pluralità del suo pensiero e del suo essere può determinare.
Quella pluralità che non va inventata, ma rilanciata attraverso il rispetto dell’anima liberale, di quella riformista, della patriottica-nazionale o di quella cattolica-liberale che, a suo tempo e in gran parte, hanno raccolto l’invito di Berlusconi a costruire un soggetto politico-culturale capace di offrire una sponda a settori importanti del centro e del centro-sinistra. Il solo pensare a egemonie politiche è anacronistico perché farebbe vivere il presente senza guardare avanti ma addirittura volgendosi al passato. Una scelta scellerata che paralizzerebbe l’iniziativa politica in un momento delicatissimo della nostra vita politica.
La situazione gravida di difficoltà che abbiamo dinnanzi (recessione, livelli altissimi di disoccupazione, crisi finanziaria, tentativi di germanizzazione dell’Europa, diffusione dell’antipolitica, scandali veri, o solo mediatici, ma che, alla fine, lasciano morti e feriti sul campo, ecc.) non va sottovalutata cullandosi sul liet-motiv che, alla fine, comunque, "‘a nuttata" dovrà passare, e che passerà indipendentemente dal nostro agire. Purtroppo non è così. Una classe dirigente non può vivere di ricordi in una fase che prelude a sviluppi fortemente positivi o a terribili regressioni.
La classe dirigente deve essere la levatrice dei processi positivi partendo dalla salvaguardia della ricchezza conquistata in questi anni e che ha visto le diverse anime (postdemocristiani, postfascisti, postsocialisti, postliberali), come saggiamente ha scritto Fabrizio Cicchitto, «vivere» e non «convivere» all’interno del contenitore pensato e realizzato da quel "diavolo" di Silvio Berlusconi che così neutralizzò la famosa "gioiosa macchina da guerra" di occhettiana memoria.
«Può accadere che, in un grande partito siffatto, nazionale e pluralista – continua a ricordarci Cicchitto – vi possono essere posizioni diverse, anche su questioni rilevanti. L’importante è che non si affermi la logica del "pensiero unico", ovvero che non si stabilizzi il primato ideologico di una visione del mondo sull’altra». E ciò a difesa anche di quelle forze che, pur crogiolandosi dei ricordi di gioventù, non sono maggioranza nel partito.
Gli stessi dirigenti chiamati a rivestire cariche istituzionali non devono mai dimenticare d’essere stati investiti di detti incarichi da un fronte molto più largo dell’area che li ha espressi. Fronte senza il quale era semplicemente impossibile riuscire a far diventare realtà ciò che sembrava un semplice sogno. Ragionare con questa larghezza di vedute eviterà che questi sogni possono svanire, come suol dirsi, all’alba con grave danno per le popolazioni che li hanno scelti.

* coordinamento Pdl Reggio Calabria


30/04/2012 12:44
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