Per Enrico Trimarchi, il giudice della corte d'assise d'appello di Reggio Calabria che depositò le motivazioni di una sentenza con quattro anni e mezzo di ritardo, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. A formularla è stata la procura della Repubblica di Catanzaro, competente sui procedimenti che riguardano i magistrati del distretto della corte d'appello reggina.
Trimarchi è accusato di omissione in atti d'ufficio per aver impiegato oltre 1.400 giorni per depositare le motivazioni della pronuncia di secondo grado del processo “Prima luce”, relativo alla faida di Sant'Ilario tra le famiglie D'Agostino e Belcastro-Romeo. Ritardo che portò alla scarcerazione di quattro esponenti della 'ndrangheta. La sentenza fu emessa il 3 marzo 2006. Da quella data, il giudice estensore aveva tre mesi di tempo per integrare i contenuti del dispositivo, adempimento che invece fu portato a termine solo nel 2010. Dopo lo scoppio di quello scandalo, l'allora guardasigilli Alfano inviò un'ispezione ministeriale mentre il procuratore generale presso la corte di Cassazione esercitò l'azione disciplinare nei confronti di Trimarchi. Quest'ultimo, ascoltato il 28 luglio scorso dal sostituto procuratore di Catanzaro Carlo Villani, avrebbe attribuito la vicenda all'enorme mole di lavoro a cui sono sottoposti i giudici della corte d'appello di Reggio.


23/08/2011 19:56
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