Una gazzella dei carabinieri

VILLAPIANA Ancora stretto riserbo sulle indagini per la morte di Vincenzo e Rosa Genovese, padre e figlia, uccisi venerdì mattina nella loro abitazione di Villapiana, nel Cosentino. Si seguono tutte le piste, anche se molti elementi sembrano spingere nella direzione di una tragedia maturata in famiglia. Intanto, si attende di interrogare la moglie e madre delle vittime, Domenica Rugiano, 54 enne, rimasta ferita nella mattanza. La donna è ancora ricoverata nell'ospedale di Rossano, dove nella notte di venerdì è stata operata all'anca per una ferita da arma da fuoco: le sue condizioni di salute non destano preoccupazioni, ma permane un evidente stato confusionale. Ieri ha ricevuto la visita dei familiari e continua a chiedere dove sono il marito e la figlia. Ai medici del nosocomio avrebbe detto: «L'avvocato mi ha detto di non parlare con nessuno».
Appena si riprenderà, sarà sentita dagli inquirenti per cercare di ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto.
Un passante, venerdì sera, attorno alle 20, ha visto il corpo di Vincenzo Genovese accasciato su una panchina in giardino, prima ha pensato a un malore dell'uomo, poi ha avvertito i soccorsi. Per entrare è stato necessario forzare il cancello perché era chiuso. Nel giardino della villetta, che si trova in una contrada isolata di Villapiana, è stato trovato il corpo dell'agricoltore di 67 anni. All'interno della casa (la porta era chiusa ma con la chiave nella toppa), è stato trovato il cadavere della figlia Rosa, commessa di 26 anni, e nella camera della ragazza c'era la madre, stesa a letto, avvolta in un lenzuolo e ferita all'anca e anche, in modo molto lieve, alla mano. La donna, sotto shock, ha detto ai carabinieri della compagnia di Rossano e del comando provinciale di Cosenza di aver accompagnato il marito in giardino e di essere rientrata in casa, di aver sentito uno sparo e di aver visto una persona entrare in casa, uccidere la figlia e ferirla. Lei subito dopo si sarebbe messa a letto. E ha anche parlato confusamente di una setta che avrebbe potuto avercela con la figlia.
La sua ricostruzione ha un po' sorpreso gli inquirenti: infatti, è stato accertato che il delitto è avvenuto verso le 10 del mattino, mentre l'allarme è stato dato dopo le 20. Quindi, è risultato strano che Domenica non avesse immediamente chiamato i soccorsi anche perché in casa sono stati trovati due telefoni cellulari accesi. Le indagini e il nuovo interrogatorio della testimone chiave dovranno chiarire alcuni punti. Così come l'esito degli stub eseguiti sia sul cadavere che sulla donna, e le analisi sulla macchia di sangue trovata sul fucile da caccia, che dovrebbe essere l'arma del delitto dalla quale sono stati esplosi i colpi. Sapere di chi sono quelle tracce ematiche potrebbe risultare decisivo. Si tratta di un'arma legalmente detenuta da Vincenzo Genovese. Altro elemento che – secondo gli inquirenti – farebbe pensare che ad uccidere possa essere stato o un componente della famiglia o qualcuno che conosceva bene contesto e abitudini familiari. Ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Le indagini non escludono, al momento, nessuna pista. E anche se si attendono i risultati delle analisi del Ris di Messina, sembrerebbe che all'interno dell'abitazione non siano state trovate tracce estranee. Ma anche in questo caso bisogna aspettare l'esito degli esami.
Nella notte di venerdì, infatti, sono stati ascoltati conoscenti, familiari delle vittime, l'altra figlia dei Genovese e il marito, il fidanzato della ventiseienne. Da quanto emerso, si tratterebbe di un contesto familiare conflittuale: una famiglia umile in cui sarebbe prevalsa la figura del padre-padrone geloso. Il rapporto tra i coniugi e tra questi e i figli non sarebbe stato sempre tranquillo: erano frequenti dissidi e liti anche per motivi banali. Elemento che non sarebbe, però, al momento, tale da determinare un movente. La Procura di Castrovillari e i carabinieri del comando provinciale di Cosenza mantengono uno stretto riserbo sulle indagini e continuano a ripetere che nessuna ipotesi, al momento, può essere esclusa.
Intanto ieri è stato eseguito l'esame medico-legale sui corpi di Vincenzo e di Rosa dall'anatomopatologo Walter Caruso nell'obitorio dell'ospedale di Castrovillari. Anche sull'autopsia vige uno stretto riserbo, ma sembrerebbe confermato che i colpi siano stati esplosi da distanza ravvicinata.


Mirella Molinaro

30/04/2012 12:36
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