Antonio Scaramuzzino e Marzia Gregoraci

REGGIO CALABRIA Tre funzionari della Sorical, la società a capitale misto che gestisce le risorse idriche in Calabria, e un dipendente della Provincia di Reggio sono tra le persone arrestate dalla guardia di finanza nell'ambito dell'operazione condotta stamani contro un'organizzazione dedita alla manipolazione degli appalti pubblici. Tra gli arrestati figurano anche un altro dipendente della Provincia, assegnato alla Stazione unica appaltante provinciale come usciere, e quattro imprenditori. In manette anche Antonio Scaramuzzino, funzionario Sorical, e cognato di Elisabetta Gregoraci. Marzia, sorella di lady Briatore, e il suo capo hanno coronato il loro sogno d'amore lo scorso mese di settembre. I due si erano conosciuti in ufficio: lei dipendente della Sorical, lui direttore amministrativo.  

GLI ARRESTATI
I provvedimenti cautelari sono stati emessi nei confronti di Giuseppe Bagalà, nato a Gioia Tauro il 19.3.1957; Carmelo Bagalà, nato a Gioia il 25.11.1959; Francesco Bagalà, nato a Gioia Tauro il 4.1.1990; Giuseppe Bagalà, nato a Gioia Tauro il 16.1.1988; Mario Italo Torresani, nato a Milano il 30.12.1958, responsabile  dell’ufficio gare e appalti della Sorical di Catanzaro; Domenico Lamonica, nato a Catanzaro il 6.6.1980 segretario dell’ufficio gare e appalti della Sorical di Catanzaro; Antonio De Clariti Stresa, nato a Reggio Calabria il 24.8.1957; dipendente della Provincia di Reggio Calabria; Luigi D'Amico, nato a Reggio Calabria il 11.10.1947, dipendente della Provincia di Reggio Calabria; Antonio Scaramuzzino, nato a Lamezia Terme il 20.10.1981, funzionario Sorical.

IL MECCANISMO
Secondo quanto accertato dalla guardia di finanza nell'inchiesta denominata ''Ceralacca'', i funzionari pubblici consentivano agli imprenditori di accedere alla cassaforte dove erano conservate le offerte delle varie ditte che partecipavano alle gare di appalto. Gli imprenditori prendevano tutto l'incartamento e lo portavano nei loro uffici dove, dopo avere rimosso la ceralacca sulla busta (da qui il nome dell'operazione), controllavano le offerte degli altri e inserivano la propria che risultava quindi la migliore. Poi richiudevano la busta e la sistemavano al suo posto in cassaforte. Così facendo, i quattro imprenditori riuscivano ad aggiudicarsi le gare di appalto.
Nello specifico – spiegano i militari della Finanza – «erano sempre gli stessi ad aggiudicarsi gli appalti banditi dalla Suap di Reggio Calabria e questa circostanza ha richiamato l'attenzione degli inquirenti. Numerosi bandi, per centinaia di migliaia di euro, pubblicati a livello nazionale hanno visto, troppo frequentemente, sbaragliare ogni tentativo di concorrenza delle imprese dell'intera platea imprenditoriale italiana da parte di alcuni imprenditori reggini».

GARE PILOTATE
Secondo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Matteo Centini, in questo modo, sono passate sotto la “lente d'ingrandimento” migliaia di buste “ceralaccate” riguardanti le offerte relative alle gare d'appalto ed è subito stato chiaro che erano presenti numerosi elementi di anomalia
tali da far pensare che le stesse gare potessero essere state pilotate. Intercettazioni telefoniche, video e ambientali hanno permesso di determinare anche il singolare modus operandi: costituita in vera e propria associazione a delinquere, la famiglia Bagalà grazie alla complicità di alcuni funzionari e impiegati pubblici corrotti, s'impossessavano delle buste, le aprivano, verificavano l'offerta delle concorrenti, le richiudevano abilmente e  sostituivano quelle presentate dalle proprie imprese e/o di quelle a loro vicine per assicurarsi gli appalti. Le buste, poi, venivano riposte nelle casseforti e, in questo modo, le Commissioni di aggiudicazione si trovavano di fronte a gare formalmente “ineccepibili” e non potevano far altro che affidare i lavori al vincitore. Le attività hanno permesso di constatare che la turbativa non riguardava solo gli appalti della Suap, bensì, che l’attività illecita era stata estesa anche a varie altre Stazioni appaltanti quali la Provincia di Reggio Calabria e la Sorical di Catanzaro. L'ambizione dei Bagalà – spiegano gli inquirenti – non si limitava all'aggiudicazione degli appalti a proprio favore ma mirava al controllo, pressoché totale, delle gare pubbliche. In altri termini, nel loro intento nessuno avrebbe potuto “lavorare” con la pubblica amministrazione senza il loro patronato. Per ottenere i propri fini non hanno evitato di ricorrere a ogni tipo di condizionamento corrompendo funzionari e pubblici dipendenti, ponendo in essere atti intimidatori nei confronti di chi mostrava “titubanze” cercando addirittura l'appoggio di esponenti politici locali, loro vicini, (sulla cui consapevolezza non sono emersi elementi di rilievo) tentando di indurli a fare pressioni nelle competenti sedi per rimuovere “politicamente” alcuni funzionari che ritenevano scomodi per i loro scopi.
La sicurezza nel modus operandi adottato era tale che non si sono fermati nemmeno dopo il sequestro effettuato dalla guardia di finanza dello scoros 10 gennaio, delle buste relative a una gara che avrebbe dovuto svolgersi poche ore dopo trovate – affermano i finanzieri – ingiustificatamente in possesso di Giuseppe Bagalà. La migliore soluzione individuata è stata quella di presentare una denuncia di furto nel maldestro tentativo di giustificare il possesso delle buste da parte dei Bagalà simulando l'illecita sottrazione alla Sorical.

BENI SEQUESTRATI
Nell'ambito dell'operazione sono state poste sotto sequestro le seguenti società comprensive dell'intero patrimonio aziendale e beni: Isotech srl, con sede a Gioia Tauro; Ediltech; Ime srl, con sede a Reggio dedita al commercio all’ingrosso di materiali da costruzione, ferramenta, termoidraulica, costruzioni di edifici residenziali e non residenziali; un'autovettura Volkswagen di proprietà di Francesco Bagalà; sei tra autocarri e veicoli speciali.


09/03/2012 09:03
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