Per uno che non presenta domanda, un altro che non fornisce curriculum. Se non fosse soprattutto un caso politico (anzi due), sarebbe il più classico dei “tale padre, tale figlio”. La parabola del cosentino Francesco Posteraro, vicesegretario generale della Camera dal febbraio 2003, sulla cui nomina a componente per l'Agcom s'è consumata a Roma l'intesa Pd-Udc, ricorda molto quella del figlio Paolo, trentenne, nominato in quota Udc nel Corecom con tanto di “giallo”: negli elenchi di coloro che avevano presentato domanda per far parte del Comitato regionale per le comunicazioni, il suo nome non figurava. Allo stesso modo, ieri, nell'arco temporale di nemmeno due ore è andato in scena il remake capitolino del giallo: poco dopo le 14 la nota che annunciava «l'intesa tra Pd e Terzo Polo» in base alla quale «si è convenuto sul nome di Francesco Posteraro», alla presenza, tra gli altri, del segretario pd Bersani e di Fli. Il curriculum del 62enne, però, non compariva nel faldone che raccoglieva le “autocandidature” con tanto di segnalazione a mezzo lettera autografa da parte dei gruppi parlamentari (una versione un po' meno nascosta del Manuale Cencelli, come è stata definita da Radicali, Idv e Api – che evidentemente non avevano “nomination” da proporre...). Il colpo di scena alle 15,36 (36 minuti oltre il termine ultimo stabilito per la consegna dei cv): «Sono trasmessi gli ulteriori curricula pervenuti dalle ore 19 di ieri – recitava una seconda mail inviata dal Protocollo della Camera –, lunedì 4 giugno, alle ore 15 di oggi». Come per magia, nel secondo invio ecco spuntare il curriculum di Francesco Posteraro, al centro di un giro di nomine degno del miglior trasversalismo che vorrebbe l'ex capogruppo pd, Antonello Soro, alla presidenza della Privacy. I Democratici, sulla vicenda, si sono spaccati – Paolo Gentiloni il più critico nell'assemblea di ieri – visto che l'Agcom dovrà decidere di questioni cruciali come la par condicio elettorale, l'asta delle frequenze tv e la tutela di libertà e pluralismo, tre delle materie particolarmente “care” a Berlusconi. In quest'ottica, la presenza di Posteraro come chiara emanazione dell'Udc potrebbe risentire dell'influenza – peraltro assai ondivaga – dei rapporti tra berlusconiani e cesiani, nelle scelte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Non è un caso che l'indicazione di Posteraro sia piaciuta anche al Pdl.
Durissimo il leader idv Antonio Di Pietro, che ha parlato di «curricula utilizzati come carta da cesso» e decisioni fatte «a monte» ancora prima «che arrivassero tutti i curricula, in una logica spartitoria dei partiti della cosiddetta maggioranza». Malumori concretizzatisi oggi, durante le votazioni in Aula, dalle quali Francesco Posteraro è uscito vincitore nel primo pomeriggio (94 i voti incassati al Senato). Resta una scia di polemiche che molto probabilmente non si placheranno prima di qualche giorno.
IL GIALLO DELLA NOMINA DI POSTERARO JR
«Assolutamente terzo e imparziale»: con queste parole ieri Roberto Rao, storico portavoce di Pierferdinando Casini, ha difeso il proprio “segnalato” e ribattuto agli attacchi con cui il caso Posteraro (senior) ha animato la giornata politica romana. Proprio il nome di Rao si fece lo scorso gennaio come grande “sponsor” di Posteraro (junior) nel Corecom: e, proprio come ieri, la nomina non è stata esente da anomalie. Nel caso di Paolo Posteraro, anzi, l'anomalia è stata doppia se si pensa che – laddove il nome del padre Francesco è spuntato al secondo tentativo – la presenza del figlio non era riscontrabile in nessuna delle due graduatorie approvate dall'Ufficio di presidenza di Palazzo Campanella.
In seguito alla pubblicazione della notizia riportata dal sito del Corriere della Calabria il 10 gennaio, l'allora segretario generale del Consiglio regionale, Nicola Lopez, replicò «che il dott. Paolo Posteraro ha regolarmente presentato domanda per l’elezione di tre membri del Corecom Calabria.
La citata richiesta è stata assunta a protocollo, nei termini previsti, presso il Settore Segreteria Assemblea di questo Consiglio Regionale con successiva presa d’atto dell’Ufficio di Presidenza, avvenuta con deliberazione n.83 del 19.09.2011». Una replica che forse non teneva conto di uno sviluppo
della vicenda: l’avvocatessa Silvia Gulisano – ex membro ma esclusa dalla nuova selezione – alla presenza dei suoi legali distribuì nelle stesse ore, in conferenza stampa, gli elenchi con le domande presentate e con i timbri a garanzia degli elenchi stessi. Timbri apposti dal settore segreteria e affari generali del Consiglio e dal settore segreteria dell’Ufficio di presidenza. In quegli elenchi, il nome di Paolo Posteraro non c’era.
«Delle due, l’una – scrivevamo nella controreplica a Lopez –: o gli elenchi pubblicati dal Corriere della Calabria e distribuiti dall’avvocatessa Gulisano sono falsi o incompleti, oppure per inserire la domanda del dott. Posteraro è stato usato un canale riservato e diverso dagli altri candidati».
E se alla imperitura pratica della lottizzazione – in salsa romana o calabra – ormai ci abbiamo fatto il callo, sul ricorso della Gulisano il Tar non s'è ancora pronunciato.
E. F.
06/06/2012 13:15
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