L'uscita dal commissariato di uno degli uomini arrestati

REGGIO CALABRIA Le cosche Ruga-Leuzzi-Vallelonga volevano imporre la loro presenza all'interno della pubblica amministrazione, al fine di garantirsi il controllo degli appalti pubblici e la gestione dei servizi. Per raggiungere lo scopo, i clan dell'alto jonio-reggino non esitavano a minacciare politici e funzionari dei Comuni di riferimento. La Dda di Reggio è riuscita a ricostruire alcuni atti intimidatori subiti dagli amministratori locali. Rientrano in queste dinamiche i danneggiamenti delle autovetture dell'assessore del Comune di Monasterace Giuseppe Pisano e del geometra Francesco Coluccio, avvenuti nel dicembre 2007. La stessa minaccia è stata riservata anche a Giovanni Riccio, assessore allo Sport di Caulonia, la cui auto fu incendiata l'8 aprile 2009.
I clan hanno usato la forza dell'intimidazione anche contro Francesco Carnovale, consigliere provinciale e amministratore unico della ditta "Cogeur costruzioni generali europea". Il 30 aprile 2009 la serranda del garage della sua abitazione di Stilo fu crivellata a colpi di pistola.
Politica e affari. Un binomio di interessi mafiosi di cui ha fatto le spese anche l'imprenditore edile Domenico Campiti, che il 18 aprile 2009 subì il furto in casa di 13 fucili e una pistola, a Monasterace.
Il costante interesse del clan per gli appalti pubblici era già stato dimostrato dalla operazione “Village”, che portò all'arresto Benito Ruga (fratello del defunto boss Andrea) e Vito Micelotta, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Monasterace. Anche la famiglia Vallelonga, del resto, era pienamente inserita nel settore degli appalti, in particolare in quello boschivo. Quasi tutti i componenti del clan erano infatti titolari di imprese di silvicoltura, disboscamento e lavori edili, attive soprattutto nella zona montuosa compresa tra le province di Reggio, Vibo e Catanzaro e sul litorale jonico reggino.


Pietro Bellantoni

08/08/2012 13:46
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