Angela Napoli parlamentare di Fli

VIBO VALENTIA Un'operazione condotta dai carabinieri di Vibo Valentia dalle prime luci dell'alba ha decimato la cosca Soriano di Filandari. I militari hanno eseguito un provvedimento di fermo, emesso dalla Dda di Catanzaro, nei confronti di 10 presunti affiliati al clan. I fermati sono accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, minaccia, incendio, detenzione e porto abusivo di armi e di esplosivi, aggravati dalle modalità mafiose, commessi ai danni di numerosi imprenditori, anche di alcuni giornalisti, di un parlamentare e di alcuni militari dell'Arma, a partire dal 2007. Sarebbero stati quattro i carabinieri in servizio nella zona diventati bersaglio del clan: a uno fu bruciata la vettura, ad altri due spararono colpi di pistola contro l'abitazione e l'automobile e a un altro fu recapitata una lettera a casa. L'indagine della Procura, inoltre, avrebbe fatto luce sulla intimidazione subita dalla deputata di Fli Angela Napoli, che è anche componente della commissione parlamentare Antimafia, e su quelle di cui rimasero vittime i giornalisti di Gazzetta del Sud, Nicola Lopreiato, e Pietro Comito di Calabria Ora. Al politico e a Lopreiato venne fatta recapitare una lettera minatoria, mentre Comito sarebbe stato avvisato con una telefonata di minacce.
FILANDARI NELLE MANI DEL CLAN Un paese assoggettato al volere della cosca Soriano di Filandari. È ciò che emerge dalla corposa informativa di cinque faldoni in cui i carabinieri di Vibo Valentia hanno condensato le indagini che sono sfociate nell'operazione "Ragno" con il fermo disposto dalla Dda di Catanzaro, di dieci presunti affiliati al clan. Sulle attività illecite della consorteria si è soffermato il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, che assieme all'aggiunto Giuseppe Borrelli ha incontrato i giornalisti. I due magistrati hanno espressamente ringraziato l'Arma dei carabinieri per «il prezioso lavoro svolto che ha consentito di ottenere elementi di indubbia colpevolezza e gravità nei confronti dei soggetti indagati. Il tutto in tempi brevi». Estorsioni consumate o tentate, danneggiamenti a colpi di arma da fuoco o di ordigni esplosivi, ma anche telefonate anonime rappresentavano il modus operanti del gruppo al cui vertice, secondo l'accusa, c'era Leone Soriano, di 45 anni, che, come ha sostenuto Borrelli, «impartiva direttive anche in regime di arresti domiciliari». Oltre a Leone Soriano, sono stati sottoposti a fermo Carmelo Soriano (49), Carmelo Giuseppe Soriano (20), Giuseppe Soriano (20), Antonio Carà (18), Graziella D'Ambrosio (41), Graziella Silipigni (40), Gaetano Soriano (47). Risultano irreperibili Francesco Parrotta (28) e Fabio Buttafuoco (22).


25/11/2011 11:26
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