Valter Lavitola

LAMEZIA TERME Uno è il commercialista di Valter Lavitola, l'altro l'amministratore formale pro tempore della Ssp Servizi, società usata come un passepartout per intascare contributi pubblici. Sono Santo Antonio Bifano (finito agli arresti domiciliari) e Antonino Lauro (per lui c'è l'obbligo di firma), i due calabresi invischiati nella rete dell'affaire Lavitola-De Gregorio, l'ex direttore de l'Avanti e il senatore del centrodestra tra i quali, secondo la Procura di Napoli, c'era una forte «sinergia criminale». Lo scopo era quello di ottenere fondi pubblici destinati all'editoria e destinarli «a sistemare situazioni erariali e fiscali» o «a costituire fondi neri». Una truffa nella quale Bifano, orginario di Corigliano, è considerato parte integrante (a suo carico i magistrati ipotizzano anche l'associazione per delinquere), mentre Lauro ha un ruolo solo leggermente più defilato. Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip partenopeo, infatti, il 41enne di Reggio Calabria, è accusato di aver occultato e distrutto le scritture contabili della società di cui era amministratore, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. Un tassello fondamentale, visto, che il business di Lavitola, per restare in piedi, aveva bisogno di false fatturazioni che facessero circolare il denaro sottratto allo Stato. Una presunta truffa, per la quale, tra il 2009 e il 2010 (anni in cui Lauro ha gestito formalmente la Ssp Servizi), gli inquirenti ipotizzano la costruzione di operazioni fittizie per un totale di oltre 5 milioni di euro.

IL CONTESTO Dall'inchiesta della Procura di Napoli emerge che parte delle somme incassate a titolo di contributi per l'editoria dall'Avanti sarebbero state distratte dalle casse della società editrice e destinate a «soggetti domiciliati all'estero». I presunti illeciti riguardano i contributi erogati alla società editrice International Press, che sarebbero stati incassati attraverso la documentazione attestante spese in realtà mai sostenute come quelle relative allo «strillonaggio». I reati ipotizzati in questo filone dell'indagine vanno dall'associazione per delinquere alla emissione e utilizzo di fatture false alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio e truffa. La somma complessivamente erogata per l'Avanti è di oltre 23 milioni di euro a cominciare dal 1997. Ci sono anche oltre 500 mila euro «ricevuti dal partito politico Forza Italia» tra le somme ricevute da Valter Lavitola, che è anche accusato di corruzione internazionale, «la cui effettiva causale è oggetto di accertamenti in corso» da parte degli inquirenti napoletani.

BIFANO: UN UOMO DEL DUO LAVITOLA-DE GREGORIO Bifano sarebbe, secondo Andrea Ventromile, per anni commercialista del gruppo Lavitola-De Gregorio e grande accusatore dei due, il professionista che avrebbe reso possibile l'aggiramento dei controlli fiscali grazie all'utilizzo di una società, la Ssp Servizi appunto, in sostituzione di quelle che venivano usate prima del 2005 per permettere ai fondi per l'editoria di trasformarsi in profitti da far transitare all'estero. È Ventromile a dire che «Bifano, commercialista di Pescara, è una persona loro vicina (a Lavitola e Se Gregorio, ndr)». Il professionista è uno che si muove ai margini tra politica e imprenditoria. È nella direzione nazionale della Democrazia cristiana per le autonomie, e non è la prima volta che il suo nome viene associato a una truffa. Nel 2001 fu coinvolto nell'inchiesta della Procura di Pescara sul gruppo che faceva capo all'ex sottosegretario centrista all'Ambiente Giampiero Catone, condannato lo scorso 23 febbraio a otto anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, patrimoniale e documentale. Bifano, al quale erano stati attribuiti alcuni aggiustamenti contabili, è invece stato assolto.

IL TRUCCO DELLO STRILLONAGGIO Uno snodo fondamentale nel percorso che permetteva all'Avanti di ottenere i fondi dell'editoria era il contratto con la Ssp Servizi, rappresentata da Antonino Lauro. La società, infatti, offriva al quotidiano di cui Lavitola era direttore il servizio di “strillonaggio”. E proprio grazie a questa attività – un romantico espediente da giornale di inizio Novecento – la testata riusciva a ottenere una diffusione sufficiente a ricevere i finanziamenti. In edicola, l'Avanti non si vendeva o quasi. Per strada, invece, andava fortissimo. Le certificazioni? Sfuggenti e difficili da verificare. È proprio questo che ha indotto la guardia di finanza ad investigare. Scoprendo la voragine riconducibile al senatore e al grande amico del premier Berlusconi. E scoprendo, anche, che Antonino Lauro era «un mero prestanome di Valter Lavitola». Le perquisizioni degli investigatori, poi, hanno contribuito ad aggravare la sua posizione. La documentazione contabile era scomparsa. Per Lauro «era stata “oggetto di furto”, avvenuto, presumibilmente, nel mese di marzo-aprile del 2011 presso la stazione ferroviaria di Roma “Termini”». Peccato, però, che l'amministratore della Ssp avesse dimenticato di denunciare il furto che ricordava così bene. E che, secondo le sue dichiarazioni, tutta la voluminosa documentazione era contenuta in una semplice borsa da viaggio.

GLI AMICI CALABRESI La versione di Lauro è poco credibile. Anche perché lui sa poco di ciò che accade nella “sua” società. Lo dimostra il promemoria che le forze dell'ordine trovano nella sua abitazione: un Bignamino utile per «riferire notizie utili circa l'attività svolta dalla Ssp Servizi qualora fosse stato da “chiunque” interpellato». In realtà, è proprio Lauro a raccontare ai magistrati com'è arrivato alla Ssp. E cioè dietro suggerimento di un'amica, Gemma Delfino (commercialista che amministra la cooperativa che stampa l'Avanti nel dopo-Lavitola), che gli era stata presentata da Bruno Crea. E chi è Crea? È lo stesso imprenditore che fornì un lavoro a Gianpaolo Tarantini, il faccendiere pugliese che procurava le escort per l'ex Presidente del Consiglio, mentre era ai domiciliari. Per questo motivo, nel settembre 2011, quando scoppiò il “Lavitola gate”, la sua cooperativa “Andromeda” fu perquisita. Fu Crea a presentare Lavitola al suo amico e socio Lauro. Dando il via a un nuovo filone di uno scandalo dai contorni ancora imprecisi.


Pablo Petrasso

16/04/2012 20:23
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