L'aula di palazzo Campanella

Il vero e proprio terremoto provocato dal verbale del Tavolo Massicci del 4 aprile scorso, pubblicato in anteprima dal sito del Corriere della Calabria, continua a produrre effetti. Uno “sciame sismico” che, a palazzo Campanella, si traduce in un nuovo affondo dei consiglieri regionali del Partito democratico nei confronti del governatore Giuseppe Scopelliti, che riveste anche la carica di commissario straordinario per l’attuazione del Piano di rientro.
In un’interrogazione a risposta scritta, Carlo Guccione, Demetrio Battaglia, Bruno Censore, Nino De Gaetano e Mario Franchino esprimono nuovamente forte preoccupazione per l’allarmante quadro di carenze e ritardi descritto nel documento ufficiale del tavolo interministeriale. Un atto nel quale – ricordano gli esponenti del Pd – viene prospettata la possibile revoca dell’incarico a Scopelliti, con la contestuale nomina di «uno o più commissari ad acta di comprovate e qualificate professionalità ed esperienza in materia di gestione sanitaria». E di fronte a questa eventualità, si legge nel verbale, lo stesso governatore aveva preannunciato che avrebbe rimesso l’incarico commissariale nelle mani del premier Mario Monti.
I consiglieri regionali democrat entrano nel merito delle censure mosse dal Tavolo Massicci e chiedono quali siano «le ragioni che, anche per l’anno 2011, hanno determinato il perdurare del debito sanitario, nonostante l’atto di commissariamento abbia automaticamente comportato per i cittadini calabresi l’aumento di Irap e Irpef per un gettito annuale pari a circa 140 milioni di euro». Inoltre, si sollecita un chiarimento sul motivo per il quale «in Calabria si continui a produrre debito sanitario, nonostante si sia registrato il pensionamento di circa mille addetti del sistema sanitario regionale (medici, paramedici, infermieri e tecnici)».
Guccione, Battaglia, Censore, De Gaetano e Franchino chiedono notizie in merito agli ulteriori aumenti delle tasse a carico dei cittadini calabresi (Irap e addizionale Irpef), al prolungamento del blocco del turn over e al sottodimensionamento degli ospedali “spoke”. Anche perché, si legge ancora nell’interrogazione, «sono stati dismessi ben 17 ospedali di cui sei già depotenziati e undici da riconvertire entro il 31 marzo 2012 senza che, preventivamente, siano stati potenziati i servizi sanitari territoriali e realizzati i tredici Centri di assistenza primaria territoriale  o Case della Salute che, attualmente, rimangono solo disegnati sulla carta».
I consiglieri regionali del Partito democratico rilevano inoltre che «dopo due anni di commissariamento del sistema sanitario calabrese, si registra una grave e persistente incapacità a fare uscire la Calabria dall’ emergenza sanitaria». Non solo: «In alcuni territori della nostra regione si sono create condizione di vera e propria “desertificazione” sanitaria che mettono a rischio i livelli essenziali di assistenza e che pongono ulteriormente in seria difficoltà gli stessi ospedali “hub” e “spoke”». Presìdi che «operano già in condizioni sottodimensionate e che vengono “stressati” da una domanda crescente che deriva dal fatto che interi territori sono stati abbandonati a se stessi e lasciati senza alcun servizio sanitario alternativo ai presidi ospedalieri dismessi. Una tale situazione non farà altro che aumentare l’enorme piaga dell’emigrazione sanitaria che ogni anno fa già spendere alla nostra regione 247 milioni di euro e che dimostra come il più grande ospedale calabrese continua a essere quello fuori dalla nostra regione».
In questo quadro gravissimo, i cinque firmatari dell’interrogazione chiedono a Scopelliti «se non ritenga utile, alla luce di tutto questo, far conoscere ai calabresi le sue determinazioni al fine di evitare un ulteriore deterioramento e aggravamento delle condizioni del sistema sanitario regionale».


02/05/2012 11:49
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