Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 13 Giugno 2015
Sabato, 13 Giugno 2015 22:25

Un porto con il freno a mano tirato

GIOIA TAURO Gioia Tauro è un porto di transhipment. I container arrivano e partono via mare. Ma non è questa l'unica via possibile per un'infrastruttura che la classe politica continua a descrivere come la principale risorsa calabrese. Ci sono altre due possibili funzioni che il porto potrebbe svolgere. Entrambe avrebbero bisogno di aggiustamenti e investimenti. Le racconta Francesco Russo, ordinario di Pianificazione dei trasporti dell'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria. E lo fa partendo dalle ricerche presentate alla tredicesima "Annual industrial simulation conference", che si è svolta al Politecnico di Valencia e ha visto la discussione di due lavori, entrambi nati nelle stanze dell'ateneo calabrese.
Prima di "entrare" negli studi, una premessa: «Un grande e moderno porto commerciale può svolgere tre funzioni: hub transhipment; gateway; regional port. Semplificando: nell'hub transhipment i container arrivano con grandi navi da altri continenti, e ripartono con piccole navi verso i porti vicini; nel gateway arrivano con grandi navi e ripartono con la ferrovia verso i mercati di consumo e/o di produzione finale; nel regional port i container arrivano via mare e vengono distribuiti nel territorio vicino». È sulle due opzioni alternative a quella esistente – parte di una ricerca sviluppata nell'ambito del master in Ingegneria dei trasporti dell'accademica reggina –che i gruppi di lavoro si sono concentrati.

docenti

(I due gruppi di lavoro della "Mediterranea" posano al Politecnico di Valencia)

 

I DUE LAVORI
I due lavori presentati sono: "Freight Transportation in European Logistics: A Comparison of Northern and Southern Range Gateways" (Rindone, Amodeo, Lamari, Placido, Praticò), che analizza la possibilità che Gioia sia un grande gateway in competizione con i porti del Nord Europa per connettere i mercati di produzione e consumo del Centro Europa agli altri continenti; e "Freight Transportation in Regional Logistics: Pick-up, Consolidation and Delivery Operations of a Road Carrier" (D'Agostino, Lanciano, Musolino, Scattarreggia, Polimeni, Vitetta), che analizza la possibilità che divenga generatore degli scambi per le merci prodotte e consumate nel bacino di attrazione diretto (raggio 350 chilometri), cioè un regional port per il Sud.

 

ZERO TRENI DA GIOIA TAURO
«Il primo lavoro – riferisce Russo – è stato premiato come "best paper of ISC 2015 conference"» e il docente ne richiama alcuni risultati: «I risultati considerano un container che parte da Nord (Bremerhaven) o da Sud (Gioia) e vuole andare verso il territorio economico più forte del centro Europa: dal Nord Italia alla Germania. Il primo risultato è che considerando i tempi dell'autotrasporto, con le soste da codice della strada, la zona di competizione (cioè dove i tempi sono simili) è tra Bologna e Bolzano; mentre, considerando i tempi ferrovia, la competizione è tra Verona e il Brennero». L'analisi, in sostanza, suggerisce che il porto di Gioia Tauro, per essere realmente competitivo, dovrebbe rifornire il Nord Italia e, parzialmente, la Svizzera e la Baviera. Cosa accade invece? «Ad oggi zero treni partono da Gioia per l'interporto di Verona, che è invece rifornito da Nord».
È questo – la totale mancanza di intermodalità – il principale handicap del porto. Un altro esempio, anch'esso contenuto nel breve report firmato da Russo, spiega ancora meglio la situazione. In teoria, un container che parte dall'Asia e segue la rotta del Mar Rosso, dovrebbe essere "costretto" a sbarcare a Gioia Tauro. Questione di tempi: una volta in Calabria, spostandosi a Nord, potrebbe percorrere tutta la "banana blue" (espressione con la quale ci si riferisce all'asse Londra-Milano, l'area economicamente più importante del continente) in tempi molto più rapidi che se raggiungesse il porto nordico di Bremerhaven. Il percorso più conveniente passa (meglio, passerebbe) per il porto calabrese.

 

GLI STOP BUROCRATICI
I guai, in questo caso, sono due. «È stato sommato – spiega Russo – al tempo di percorrenza il tempo medio necessario in un porto italiano per tutti gli aspetti amministrativi per lo sbarco di un container, compreso il tempo per lo sdoganamento. Sono stati usati i valori pubblicati dal Cipe nel 2014. La situazione si ribalta. Si ottiene che, un container partendo da Suez, sbarcando a Bremerhaven, e ripartendo verso Sud, può percorrere tutta la Germania e l'Italia prima che un omologo container finisca le pratiche amministrative in Italia». La burocrazia batte la logica. E Gioia Tauro non sposa lo sviluppo che la geografia le avrebbe assegnato.

 

UN PORTO REGIONALE
Il secondo lavoro, invece, mostra le potenzialità del porto di Gioia Tauro quale regional port, al servizio delle produzioni nel suo bacino di attrazione diretto (in un raggio di 350 chilometri). «Il lavoro – dice ancora il docente – fa riferimento a metodologie per l'organizzazione di servizi di trasporto e logistica. Tali servizi supportano la raccolta e il consolidamento delle merci prodotte e la loro distribuzione presso i mercati di consumo. Gli attori considerati, sono: gli spedizionieri e le aziende di trasporto, che mirano rispettivamente a recapitare la merce secondo le esigenze dei clienti finali e a organizzare un servizio di trasporto di qualità e al minor prezzo; i clienti finali, che richiedono quantità di merce da ricevere entro predefinite finestre temporali». E ancora una volta salta fuori che questi «attori» avrebbero grossi vantaggi sia per le produzioni che per i consumi del Sud con Gioia come porto di riferimento: «Con Gioia regional, nuove produzioni potrebbero insediarsi con alti vantaggi, in tutto il territorio della Calabria, e almeno in un raggio di 350 chilometri. Si dimostra la possibilità concreta di diventare, anche, grande porto regional per tutto il Mezzogiorno italiano». I due studi mostrano le potenzialità del porto. Alla volontà (anche politica) dei governi nazionale e regionale il compito di trasformarle in realtà.

 

Pablo Petrasso

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    Due ricerche dell'Università "Mediterrana" indicano la strada dello sviluppo per Gioia Tauro. E ne individuano i limiti: assenza di collegamenti ferroviari e burocrazia

CATANZARO Si parte dagli agghiaccianti fotogrammi del video che racconta, in parte, l'omicidio di Domenico Bevilacqua, più noto come "Toro seduto". Inevitabile che sia così: gli inquirenti potranno trarre spunti investigativi importanti da quelle immagini. Riprendono i sicari, la loro corporatura, il loro passo, le movenze assassine dell'uomo che ha posto fine all'esistenza di quello che era ritenuto il capo dei rom di Catanzaro. C'è dell'altro, però, nel video. Anche ciò che non si vede potrà fornire informazioni interessanti.
Riassumiamo: un capo (o un ex capo) viene freddato nel suo quartiere-feudo (l'Aranceto) senza che, almeno in apparenza, vi sia una reazione immediata. Va in giro senza guardaspalle, neppure una piccola "scorta" armata. Di più: i killer paiono conoscere bene le sue abitudini. Sanno dove e quando colpirlo, in un momento in cui è poco più che indifeso. "Toro seduto", stando alle prime valutazioni, sembra non aver avuto scampo. Come se qualcuno avesse informato a dovere gli uomini incaricati di ucciderlo. Qualcuno interno al suo stesso gruppo criminale? È una delle ipotesi al vaglio degli investigatori, anche se non è l'unica. Ma è un aspetto della vicenda che guarda più avanti, rivolto a chi ha armato la mano del killer e a chi, eventualmente, potrebbe aver agevolato l'azione del gruppo di fuoco. Riguarda chi potrebbe aver deciso che Bevilacqua doveva morire.
Ma la magistratura e le forze dell'ordine sono concentrate anche sul perché. Per capire dove potrebbero andare a parare le indagini bisogna concentrarsi su cosa sia avvenuto a Catanzaro nelle ultime settimane e cosa, invece, accadrà nel prossimo futuro. L'escalation di intimidazioni di inizio primavera non è sfuggita a nessuno. Il racket non era così attivo da tempo. La squadra volante, ad aprile, ha addirittura ritrovato ventidue chilogrammi di materiale esplodente in un casolare abbandonato nella zona Sud del capoluogo. Un campanello d'allarme per la sicurezza; proprio in quei giorni, infatti, le cronache riportavano l'ennesimo attentato ai danni di un supermercato. Tanta attività non poteva passare inosservata, neppure a quegli ambienti criminali che preferiscono una relativa calma per portare avanti le proprie attività. Estorsioni e spaccio: le due voci più importanti del bilancio criminale, rischiano di perdere colpi se il controllo del territorio aumenta come conseguenza dell'allarme sociale.
E a Catanzaro l'allarme sociale era (ed è) piuttosto elevato. E forse anche per questo un certo attivismo di "Toro seduto" potrebbe non essere piaciuto a qualche vecchio "compare". È alla luce di questa considerazione che gli inquirenti rileggono, in questi giorni, alcune intercettazioni contenute nei brogliacci dell'operazione "Aemilia", che ha scoperchiato il pentolone delle infiltrazioni 'ndranghetiste – specie riferite ai clan del Crotonese – in Emilia Romagna. Ed è alla luce di ciò che accade nel capoluogo che ci si approccia alla prossima calata di opere, pubbliche e no, in arrivo. Il porto di Catanzaro Lido, la metropolitana leggera, gli appalti per l'ammodernamento della Statale 106 e tutta una serie di nuovi centri commerciali realizzati o in corso di realizzazione sull'asse Catanzaro-Crotone. Ce n'è abbastanza per stimolare vecchi e nuovi appetiti. E dare vita a nuovi assetti criminali nati sul presupposto della legge del più forte. L'omicidio di Domenico Bevilacqua potrebbe essere maturato anche in questo contesto.

 

p. p. p.

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    L'omicidio di "Toro seduto" e il contesto criminale. Il capo "abbandonato" senza scorta nel suo quartiere. E la pioggia di lavori in arrivo a Catanzaro

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    - Il film dell'omicidio di "Toro seduto"

Sabato, 13 Giugno 2015 18:51

Intimidazione a un avvocato a Rombiolo

ROMBIOLO (VIBO VALENTIA) Il portone d'ingresso dello studio dell'avvocato Stefania Sesto, di 38 anni, è stato incendiato da sconosciuti a Rombiolo. La porta blindata è stata cosparsa di liquido infiammabile e data alle fiamme. L'incendio si è spento prima che si propagasse a tutta la struttura. A fare la scoperta è stata la professionista, che dopo aver visto il portone annerito ha sporto denuncia ai carabinieri.

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    Incendiato il portone d'ingresso dello studio. Indagano i carabinieri

Sabato, 13 Giugno 2015 16:49

Un cardinale all'abbazia di Corazzo

LAMEZIA TERME Il cardinale Francesco Monterisi, arciprete emerito della basilica papale di San Paolo fuori le Mura, ha voluto fare una deviazione alla sua visita ufficiale in Calabria. Invitato per presiedere alla celebrazione dei Vespri ad Amantea, per la festa di Sant'Antonio, il cardinale ha approfittato della circostanza e ha espresso il desiderio di visitare gli antichi ruderi dell'abbazia di Corazzo, nella Presila catanzarese. L'abbazia, di recente, è risorta a nuova vita grazie all'impegno dei volontari del progetto Gedeone, animato da Antonio Mangiafave e patrocinato dal Comune di Carlopoli. Grazie a una massiccia raccolta firme, questi antichi ruderi sono stati tra i più votati in Calabria per i Luoghi del Cuore del Fai. Inoltre i turisti sono ritornati a vistare Santa Maria di Corazzo grazie alle guide turistice organizzata proprio dal progetto Gedeone in cui è possibile ascoltare la storia dell'abbazia che si incrocia con quella dell'abate Gioacchino da Fiore che qui scrisse le sue opere principali, aiutato dagli scriba Nicola e Giovanni. Il cardinale Monterisi, accompagnato dall'abate di san Giovanni in Fiore, don Germano Anastasio, è stato scortato tra i ruderi dall'animatore di Gedeone nelle solite vesti del monaco cistercense fra' Guida. Il professore Francesco Cosco, esperto di storia medievale, ha dato il via alla visita con un'introduzione di tipo storico sul territorio in cui è nata Corazzo. Ad accogliere il cardinale erano presenti anche il sindaco di Carlopoli, Mario Talarico, e i volontari del progetto Gedeone che hanno consegnato a Sua Eminenza una lettera destinata a papa Francesco, un invito a visitare la bellissima abbazia calabrese che grande legame ebbe col "calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato".

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    Deviazione a Carlopoli per la visita calabrese di  Monterisi. Ad accoglierli anche il sindaco Talarico

CATANZARO «Il trionfo ai David di Donatello di "Anime nere", con l'assegnazione di nove statuette al film di Francesco Munzi girato in Calabria, non può che riscuotere il plauso e l'ammirazione delle istituzioni che rappresento». È quanto afferma, in una nota, il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio.

«Il ringraziamento del regista alla Calabria e alle comunità della Locride che hanno sostenuto in solitudine un film coraggioso sulla modernità complessa della 'ndrangheta – prosegue Oliverio – rappresenta la dimostrazione che anche nella nostra regione le migliori culture possono sconfiggere i più pericolosi tabù e luoghi comuni. Un grazie sentito voglio rivolgerlo anche allo scrittore calabrese Gioacchino Criaco che, con il suo romanzo edito da Rubettino, ha permesso un'operazione culturale di alto respiro».

«Per troppo tempo – dice ancora il governatore della Calabria – le istituzioni hanno ignorato le capacità dell'economia creativa locale, mai considerata nel pieno delle sue possibilità. Soprattutto sul versante del cinema è giunto il momento di avviare al meglio il sostegno istituzionale di questo comparto. L'enorme successo di "Anime nere" ci sprona a farlo nel più breve tempo possibile».

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Sabato, 13 Giugno 2015 16:18

Sbarcati a Roccella 75 migranti

ROCCELLA JONICA (RC) Settantacinque migranti, prevalentemente siriani, sono giunti nel porto di Roccella Ionica a bordo di un barcone di 16 metri. Tra le persone a bordo dell'imbarcazione ci sono 40 uomini, 20 donne e 15 bambini. Le loro condizioni di salute sono buone. Il barcone era stato avvistato nelle scorse ore mentre era al largo della costa della Calabria. La Capitaneria di porto di Roccella Ionica ha provveduto a raggiungere l'imbarcazione per poi rimorchiarla fino in porto. I migranti saranno sottoposti ai primi soccorsi e all'identificazione. Nel porto sono a lavoro squadre della guardia costiera, personale della polizia, carabinieri e guardia di finanza, medici dell'azienda sanitaria e volontari di alcune associazioni.

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    Prevalentemente siriani, le loro condizioni di salute sono buone

Sabato, 13 Giugno 2015 16:04

Migranti, Bevacqua all'attacco di Maroni

COSENZA «Non si può affrontare il problema dei migranti, seminando paura o peggio utilizzando argomentazioni demagogiche e populiste che alimentano xenofobia e forme di razzismo diffuso. Trattiamo i migranti come colli alla frontiera; anzi peggio. Siamo più attenti a garantire la libera circolazione di merci che quella delle persone: uomini e donne che fuggono, spesso da condizioni disumane in paesi in cui al momento non vi è alcuna garanzia del domani». Così il consigliere regionale del Pd, Mimmo Bevacqua che sottolinea l'esigenza di richiamare gli Stati membri alle proprie responsabilità. «L'Italia e soprattutto le regioni meridionali - ha detto Bevacqua - non possono essere lasciate sole ad affrontare un problema che evidentemente non è solo dell'Italia. Crotone, Corigliano, Lampedusa, Agrigento sono le porte per l'Europa. È necessario quindi che i paesi membri assumano responsabilmente l'onere dell'emergenza, altrimenti avremo la conferma inappellabile che la Comunità voluta da Schuman e Spinelli, per citarne due dei padri fondatori, ha fallito il suo obiettivo primario che è di coesione, sicurezza e garanzia per gli Stati aderenti».

«C'è un'esigenza prioritaria di accoglienza - ha proseguito l'esponente del Pd - che non possiamo pensare di assolvere parcheggiando uomini, donne e bambini nei centri di prima accoglienza o nei campi profughi improvvisati, già saturi. Né, d'altronde, si può pensare di distribuire i flussi nelle sole regioni italiane. Profughi, rifugiati politici e migranti sono un problema del quale deve farsi carico l'intera Europa; anzi ai Paesi non interessati, per ragioni geografiche, agli sbarchi dobbiamo chiedere un surplus di impegno e responsabilità, per equilibrare gli sforzi e gli impieghi di risorse umane ed economiche dei paesi chiamati a far fronte a sbarchi quotidiani di clandestini».

«Altre posizioni non solo ammissibili - ha concluso Bevacqua -. Sono del tutto deprecabili le dichiarazioni della Lega e di alcuni amministratori del Nord che affermano di chiudere le porte ai migranti. E sono ancora più gravi, ha ragione il Presidente Oliverio, se provengono da un ex ministro dell'Interno, come Maroni. Dobbiamo invece recuperare unità e determinazione nel pretendere dall'Europa impegno, risorse e cooperazione per affrontare un'emergenza che è destinata a modificare la geografia e gli avvenimenti dell'umanità. Del resto la storia remota e recente conserva vivide le tracce delle migrazioni di gente e popolazioni che hanno contribuito in maniera determinante a scrivere le pagine della storia dell'uomo. Non possiamo e non dobbiamo bloccare quel cammino».

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    Il consigliere regionale del Pd è convinto che l'Europa debba farsi carico dell'emergenza

ROMA Dopo il terremoto scatenato dalla Procura di Catanzaro con l'inchiesta "Dirty Soccer", la palla passa alla giustizia sportiva. Studiate le carte, la Procura Figc inizierà infatti lunedì le audizioni dei primi due tesserati della lunga lista di oltre 70 indagati tra calciatori, dirigenti e presidenti di club che, secondo gli inquirenti, facevano parte di due distinte organizzazioni criminali che hanno combinato decine di match di Lega Pro e Serie D. Gli 007 federali, guidati dal procuratore Stefano Palazzi, danno così avvio all'ennesima estate di processi sul Calcioscommesse. E sarà di nuovo una corsa contro il tempo, anche perché tra le partite sospette c'è anche quella con il Savona che ha portato alla promozione in Serie B del Teramo. L'attenzione sarà rivolta inizialmente su tre match della Pro Patria (una delle oltre trenta società coinvolte), già segnalati da Federbet in un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio: Cremonese-Pro Patria (3-1) del 15 dicembre 2014, Torres-Pro Patria (4-0) dell'11 gennaio 2015 e Pro Patria-Pavia (2-3) del 17 gennaio 2015. I primi a essere ascoltati saranno l'ex calciatore del club lombardo, Andrea Ulizio e l'ex allenatore Marco Tosi, per cui due giorni fa il gip distrettuale di Catanzaro ha confermato gli arresti domiciliari e che quindi sarà sentito dai federali a Livorno: in "trasferta" come saranno, dopo aver ottenuto l'autorizzazione del magistrato competente, gli interrogatori di tanti tesserati sottoposti a fermo. Per gli inquirenti, Mauro Ulizio, dg Monza e dg di fatto del Pro Patria, attualmente in carcere, controllava le partite del club avvalendosi dei suoi "operai" (termine usato al telefono con i suoi solidali): il figlio Andrea, l'allenatore Tosi e i giocatori Adolfo Gerolino e Vincenzo Melillo al servizio di una cricca, dietro il pagamento di 5mila euro a partita combinata.

Tra i diversi episodi che li riguardano ne emerge uno: nell'analisi della gara persa con la Cremonese, Tosi riprese Myles Anderson, calciatore incolpevole sui gol e giustificò invece Melillo e Gerolino, coinvolti in due delle tre reti subite. Mauro Ulizio si congratulò con Tosi attraverso un sms («mio figlio dice che sei il numero 1») e si adoperò affinché il figlio espulso scontasse soltanto un turno di squalifica. «A fine gara, Andrea - si legge nelle carte - chiama il papà e al figlio venne data una sola giornata con l'intervento del papà. Il dirigente occulto della Pro Patria si vanta di avere dei contatti importanti all'interno della commissione».

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    Da lunedì le audizioni dei tesserati. I primi a essere sentiti saranno Ulizio e Tosi

Sabato, 13 Giugno 2015 15:27

Rete ospedaliera, arriva il ricorso

SOVERIA MANNELLI Il Comocal, l'associazione dei Comitati degli ospedali montani, attraverso il presidente Alessandro Sirianni e il vice presidente, Salvatore Albanese, alla presenza dei componenti di Serra San Bruno, Rocco La Rizza e, Natale Canino di Soveria Mannelli, ha consegnato all'avvocato Angelo Calzone del foro di Vibo Valentia, tutta la documentazione per produrre l'istanza al presidente della Repubblica, che poi verrà girata al Tar competente per impugnare il decreto 9 sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, nello specifico riguardante gli ospedali di montagna.

Il ricorso che viene sovrainteso dal Comocal, viene contestualizzato attraverso i comitati di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli. Nel merito del ricorso appaiono chiare le incongruenze proposte nel piano sulla riorganizzazione della rete ospedaliera che in modo sperequativo interessano i vari presidi regionali, oltre che denotare pericolose variazioni nella tempistica dell'emergenza. Su tutto si ravvedono mancate osservanze rispetto ai Lea e il depotenziamento ingiustificato dei presidi montani, a fronte di variazioni che non trovano nell'economicità i principi su cui si fondano i provvedimenti.

Tutto sembra preordinato – afferma i presidente del Comocal, Alessandro Sirianni – specie su quanto pattuito nella Conferenza Stato-Regioni, che pone i contesti regionali come se fossero tutti uguali, e questo emerge chiaramente nel decreto 70, che rimodula in modo fortemente pretestuoso le tempistiche, rispetto a quanto in precedenza formalizzate estendendole a una funzionalità economica e non di reali esigenze. Ora i Comitati avranno circa due mesi di tempo per produrre elementi di supporto necessari affinché il legale possa costruire il ricorso, basandosi sui numeri ma più che altro impostando l'azione controdeduttiva sui parametri oggettivi che interessano le zone montane. Tagliare servizi di primo livello diventa certamente precario nell'erogazione dei servizi a fronte del paventato riordino in ospedali di comunità che poco servono in questi contesti. Ci sono altre sentenze a cui si guarda con interesse già passate in giudicato, non ultime quelle che hanno interessato il Consiglio di Stato sugli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare. Un atto questo del Comocal che investe la società civile a fronte di un epilogo che avrebbe dovuto interessare la classe politica, che si è debitamente defilata di fronte alle proprie responsabilità».

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    Il comitato degli ospedali montani avvia le pratiche per impugnare il decreto del commissario. Poi la palla passerà al Tar. I promotori: «Presidi depotenziati» 

Sabato, 13 Giugno 2015 15:15

I fondi europei per i siti archeologici

CATANZARO Più di 490 milioni di euro, di cui circa 368 a valere sui fondi strutturali europei (Fesr) e 122,7 di cofinanziamento nazionale, verranno destinati al restauro e alla valorizzazione dei tesori culturali del Sud. Il governo investe sui beni culturali del Mezzogiorno. L'ufficialità arriva dopo la riunione del Comitato di sorveglianza, svoltasi a Roma presso il Mibact, e viene rilanciata da una nota dell'ufficio stampa della giunta regionale. Per la Calabria erano presenti all'incontro, oltre al governatore Oliverio, anche il direttore generale del dipartimento "Turismo e Cultura" Pasquale Anastasi ed il dirigente della Programmazione nazionale e comunitaria Tommaso Calabrò. 
«Uno dei progetti qualificanti di questo programma - ha dichiarato il presidente della Regione Mario Oliverio - è il percorso della Magna Grecia. L'obiettivo è quello di valorizzare e mettere in rete i siti archeologici a partire da Sibari, Crotone, Locri, Roccelletta, Caulonia con tutti gli altri. Un importante patrimonio culturale finora non pienamente utilizzato e che costituisce un significativo attrattore che la nostra regione mette a disposizione nell'insieme del Paese».
Le somme previste sono importanti. Circa 360 milioni di euro sono destinati alla tutela e alla valorizzazione di circa sessanta grandi attrattori culturali presenti nelle cinque regioni del Sud coinvolte nel programma. In Calabria gli interventi previsti riguardano due grandi infrastrutture culturali: il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e il Museo e il Parco archeologico di Sibari.
Tra gli interventi previsti nella nostra regione quelli che riguardano il Castello di Carlo V a Crotone e il Museo Archeologico di Locri.
Altri fondi, infine, sono finalizzati a supportare le imprese che operano nel Sud e a favore del settore culturale e turistico, ovvero le cosiddette industrie culturali e creative, un bacino costituito da circa 1.700 aziende. Anche in questo caso si tratta di un'innovazione, un investimento considerevole in un settore specifico.
A questi investimenti vanno aggiunti, poi, altri importanti interventi contenuti nell'obiettivo operativo "Cultura" in corso di programmazione col Por 2014/2020. Gli operatori culturali e gli enti locali calabresi sanno, infine, che si è appena chiuso un bando per gli eventi storicizzati da effettuare durante la stagione 2015 per un importo iniziale di 2 milioni di euro che potrà essere ulteriormente integrato utilizzando economie rivenienti dalle ultime risorse del Por "Cultura".
«Si va nella direzione giusta - conclude il presidente della Regione Mario Oliverio - e, in tal senso, plaudo all'iniziativa dei ministri Franceschini e Delrio e del Sottosegretario Vincenzi».

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    La Regione punta sulla valorizzazione dei percorsi della Magna Grecia. Interventi per i musei di Reggio e Locri, il castello di Crotone e l'area di Sibari. Oliverio: «Il governo va nella direzione giusta»

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