Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 04 Giugno 2015

COSENZA «Tutti da condannare». Il pm del Tribunale di Cosenza, Antonio Cestone, ha chiesto la condanna degli imputati del processo su alcune stabilizzazioni all'Azienda ospedaliera provinciale. Per l'accusa, le richieste di pene sono: per l'ex dg Franco Petramala 3 anni e 6 mesi; per Michele Fazzolari 2 anni e 6 mesi; per Remigio Magnelli 2 anni; per Antonio Scalzo, Michelino Sbarra e Daniele Bellusci la richiesta è stata di un anno di reclusione. Sotto accusa, un'autoassunzione che riguarda Michele Fazzolari. I fatti risalgono al 2008. A Petramala, in qualità di dg all'epoca, viene contestato di aver adottato una delibera con la quale procedeva alla stipula di un contratto di collaborazione continuativa e coordinata a Fazzolari per la durata di tre anni, affidandogli la responsabilità dell'ufficio relazioni sindacali dell'Asp senza aver accertato – secondo l'accusa – l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili all'interno dell'Azienda. Il processo è stato aggiornato al prossimo 16 giugno per le arringhe delle difese.

 

mi. mo.

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    La requisitoria del pm: tre anni e sei mesi per Petramala, da condannare anche gli altri imputati. Tutti sotto accusa per il caso di una presunta autoassunzione

COSENZA Sarà sentito in udienza il collaboratore di giustizia Francesco Galdi nell'ambito del processo Mirror. Lo ha deciso il collegio del Tribunale di Cosenza, accogliendo la richiesta del pm della Dda Pierpaolo Bruni. Si è svolto oggi, nel foro bruzio, il procedimento scaturito da un'operazione del 1998 nei confronti di presunti esponenti dei clan del Cosentino, accusati a vario titolo di estorsioni e truffa.
Nel processo sono imputati Francesco Galdi, Salvatore Lepore, Pietro Pagliaro, Roberto Violetta Calabrese, Olena Hrynchuk, Francesco De Napoli, Lidia Parise, Maria Guadagnolo, Luca Vescio, Francesco Casella, Carmelo Salvatore Testa, Stefano Florio, Claudio Maurizio Rubino. Il collegio, presieduto dal giudice Enrico Di Dedda, ha anche sciolto alcune riserve in base ad alcune eccezioni avanzate dalle difese. Il Tribunale ha emesso una sentenza di prescrizione per il pentito Galdi (imputato), in relazione a un capo di imputazione: era accusato, anche, di aver contraffato i documenti di identità di una persona. Il pm ha poi chiesto di sentire gli imputati, invertendo l'ordine: cioè dando priorità ai collaboratori di giustizia. Saranno sentiti, quindi, per primi Galdi e Calabrese. Il processo è stato rinviato al prossimo 5 novembre per sentire, in videoconferenza, Galdi.

 

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    Accolta la richiesta del pm antimafia Pierpaolo Bruni

CATANZARO Se le condizioni concordate durante la riunione di oggi tra tra il procuratore generale di Catanzaro Raffaele Mazzotta, titolare del fascicolo insieme ai magistrati di Castrovillari, i consulenti tecnici d'ufficio della Procura e i vertici tecnici e legali di Anas verranno rigorosamente rispettate, il procuratore confida che «si possa addivenire alla riapertura al traffico della carreggiata Nord entro il prossimo mese di luglio». Secondo Raffaele Mazzotta «è stata una riunione molto proficua nel corso della quale sono state esaminate tutte le varie problematiche e criticità da risolvere al fine della riapertura al traffico della carreggiata Nord».

«L'Anas si è impegnata – continua il procuratore – a depositare, presso questo ufficio di procura entro il giorno 12 prossimo venturo, una relazione tecnica contenente la valutazione della sicurezza ed il progetto dei conseguenti provvedimento necessari alla riapertura la traffico dell'autostrada sulla base di quanto condiviso dai consulenti tecnici d'ufficio e dai tecnici di Anas in termini di merito e di metodo». Per questo motivo, conclude la nota vergata dalla Procura generale, «questo procuratore generale, pertanto, confida che, nel rigoroso rispetto delle condizioni di cui sopra, si possa addivenire alla riapertura al traffico della carreggiata Nord entro il prossimo mese di luglio». Il viadotto Italia, che insiste sui comuni di Laino Borgo e Mormanno, in provincia di Cosenza, è stato chiuso al traffico il due marzo scorso in seguito al crollo della la quinta campata, esattamente quella che interessa il pilone numero 13. L'incidente ha causato la morte di un operaio di 25 anni, Adrian Miholca, di origini romene. Il giovane stava lavorando su di una piccola ruspa e quando la campata è collassata, è precipitato da un'altezza di 80 metri.

 

Alessia Truzzolillo

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    Incontro tra tecnici e magistrati a Catanzaro. L'Anas presenterà una relazione entro il 12 giugno

COSENZA Gli incarichi di primario all'Annunziata. Sarebbe questa l'illegittimità sulla quale sta cercando di fare luce la Procura di Cosenza in merito alla gestione dell'Asp bruzia, nell'ambito di un nuovo filone d'inchiesta sull'Azienda sanitaria, altro dall'indagine, tuttora in corso, sulle assunzioni dei 133 precari nel periodo pre-elettorale. Le indagini, coordinate dal procuratore capo Dario Granieri e dall'aggiunto Marisa Manzini, sono partite dopo una denuncia della Cgil. Il sindacato ha evidenziato un uso improprio dell'articolo 18 del contratto di lavoro secondo il quale un incarico può essere affidato per sei mesi e prorogato per altri sei. Secondo l'accusa, invece, gli incarichi sarebbero stati affidati per tanto tempo e sono tuttora in vigore. Un'accusa dalla quale l'Azienda sanitaria si difende sostenendo di non aver potuto fare assunzioni a causa del blocco del turn over. Le indagini, condotte dalla guardia di finanza, si concentrano anche su alcune delibere e, nei giorni scorsi, la polizia giudiziaria ha effettuato nuove acquisizioni documentali negli uffici di via Alimena. Vige il più stretto riserbo sull'attività investigativa, che è ormai entrata nel vivo. Così come sul contenuto degli interrogatori di alcuni testimoni che sono stati sentiti oggi in Procura.

 

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    Procedono le indagini sulla nuova inchiesta che riguarda l'Azienda sanitaria. Tutto è iniziato da una denuncia della Cgil su un presunto uso improprio dell'articolo 18 del contratto di lavoro. Sentiti alcuni testimoni

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    - Nuova inchiesta sull'Asp di Cosenza

I senatori di Area popolare Gentile, Aiello, Naccarato, Viceconte, Bilardi, Marinello, Di Giacomo, Gualdani, Dalla Tor, Conte, Mancuso, Torrisi, Langella, D'Ascola e Pagano, hanno presentato un'interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, sulla situazione delle infrastrutture stradali in Calabria. «La Calabria – è scritto nel testo – soffre di endemica carenza di infrastrutture nel settore dei trasporti e profonda insufficienza di collegamenti con il resto del territorio nazionale. La principale arteria di collegamento della regione, con il resto del paese, l'autostrada Salerno Reggio Calabria, a causa di un incidente che ha provocato la morte di un operaio, è chiusa nel tratto tra Laino Borgo e Mormanno».
«Dopo il crollo dell'impalcato, l'infrastruttura è stata posta sotto sequestro e ancora oggi il tratto di autostrada interessato rimane chiuso e il traffico è dirottato su un percorso alternativo attraverso la viabilità locale e, soprattutto la Statale 19. L'interruzione, spezzando di fatti in due la Penisola, sta determinando gravi disagi e effetti negativi anche sull'economia, sul turismo e sull'occupazione in prossimità delle vacanze estive». Nell'interrogazione si chiede di sapere «se il governo abbia già formulato un'ipotesi plausibile sulla riapertura dell'A3 nel tratto interessato dal crollo o se siano allo studio soluzioni alternative che possano quantomeno alleviare gli enormi disagi venutisi a creare. Se sono allo studio e al vaglio soluzioni serie per il tratto autostradale compreso tra Rogliano e Grimaldi».
Inoltre i parlamentari, facendo riferimento all'altra arteria basilare della regione, la statale 106, domandano «se il governo, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e l'Anas intendano impegnarsi seriamente affinché siano avviati al più presto i lavori per l'ammodernamento del terzo Megalotto tra Sibari e Roseto. Se il governo abbia intenzione di affrontare e risolvere al più presto i problemi presenti sul Ponte Molinella di Cariati e se s'intenda provvedere ad avviare i lavori interrotti del lotto Simeri-Cutro tra Catanzaro e Crotone».

CATANZARO Caso Fincalabra, assunzioni senza requisiti e minacce nei confronti dei dirigenti che si ribellavano. L'accusa nei confronti di otto componenti della società finanziaria regionale, finiti al centro di una bufera giudiziaria nell'aprile 2014, è di abuso d'ufficio. Quattro di loro, Giuseppe Lelio Petronio, Vincenzo Ruberto, Giuseppe Frisini e Antonio Idone, hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato e per ciascuno il pubblico ministero Fabiana Rapino ha chiesto una condanna a un anno di reclusione.

Gli altri quattro indagati seguiranno il rito ordinario e per loro l'udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 24 luglio. Tra questi troviamo, in particolare, l'ex presidente di Fincalabra Umberto De Rose, accusato di abuso d'ufficio e minacce dirette a un adirigente della Regione che avrebbe espresso parere contrario per le scelte sul personale a cui affidare gli incarichi. Oltre a De Rose, il 24 luglio verranno giudicati anche tre membri della società in house: Flavio Talarico, Sergio Campone, Leonardo Molinari. Nella stessa data il gup Assunta Maiore dovrebbe emettere anche la sentenza per chi ha scelto l'abbreviato. Il caso Fincalabra è giunto all'attenzione delle magistratura in seguito a un esposto presentato dall'ex consigliere regionale Aurelio Chizzoniti, e vide al centro dello scandalo gli incarichi concessi ad Andrea e Lory Gentile, figli del senatore di Ncd Antonio, persona ritenuta "vicina" a Umberto De Rose soprattutto dopo lo scandalo dell'Oragate e la famosa "telefonata del chingiale" durante la quale De Rose chiedeva all'editore del quotodiano L'Ora della Calabria di non pubblicare la notizia di una indagine della procura di Cosenza a carico del figlio del senatore, Andrea, relativa ad incarici illeciti ricevuti dall'Asp di Cosenza. In seguito, nonostante la volontà di pubblicare comunque l'articolo, il giornale non uscì in edicola a causa di un "guasto" alle rotative della tipografia di Umberto De Rose. Per questo episodio l'ex presidente di Fincalabra verrà processato con l'accusa di violenza privata.La prima udienza è prevista per il 20 ottobre.

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    Ieri la requisitoria del pm per il rito abbreviato. Sul rinvio a giudizio dell'ex presidente De Rose il gup deciderà il 24 luglio

Giovedì, 04 Giugno 2015 19:03

"Telesis", la discoteca e il clan Bruni

COSENZA Il processo "Telesis", nell'udienza di oggi, ha cercato di ricostruire i rapporti tra Michele Bruni, figlio del presunto boss del Cosentino, e la gestione della discoteca "Sin club". Per farlo, i magistrati hanno sentito l'ex proprietaria del locale Erica Grillo, testimone nel procedimento scaturito dal blitz della Dda di Catanzaro, che nel 2010 smantellò un'organizzazione mafiosa che faceva capo al clan Bruni, della quale avrebbero fatto parte anche autentici insospettabili. Finirono in manette pure i due ex carabinieri Francesco Romano e Massimiliano Ercole, l'ex parlamentare e presidente del Cosenza Calcio, Bonaventura Lamacchia, assieme al fratello Ernesto. Questi quattro hanno scelto il rito ordinario e per loro il processo si sta svolgendo a Cosenza.

Il pm della Dda, Pierpaolo Bruni, oggi ha sentito Erika Grillo che all'epoca dei fatti era la proprietaria della discoteca "Sin club" di Rende gestita dai due ex carabinieri ritenuti dall'accusa di fatto gestori per conto del clan Bruni. E ha ricostruito che cosa succedeva in quel locale, confermando quando sostenuto in fase di indagine. Anche se, oggi, i ricordi sono stati più sbiaditi. "Convivevo con Massimiliano Ercole dal 2004 al 2009 – ha detto -. Nel 2009 mi sentivo perseguitata: mi hanno pedinato ma non so attribuirli a nessuno. Ho subìto minacce telefoniche. Ercole mi dava una mano e mi dava sicurezza averlo nel locale. Al momento della composizione della società l'assetto era diverso". Rispondendo alle domande del pm ha spiegato come poi sarebbe entrato in società Mario Malizia e lo stesso Ercole, la cui presenza – ha detto in aula – era scontata essendo il suo compagno. "C'era - ha risposto - una presenza costante di Andrea Bruni (fratello di Michele Bruni e figlio del boss "Bella bella", ndr) nella discoteca. Poi a un certo punto non so che cosa sia successo. Ero presa da altri problemi con i fornitori che mi rincorrevano. Ho conosciuto anche Michele Bruni, a Cosenza, in piazza Valdesi in cui mi venne presentato il cugino di Mario Malizia, Maurizio Perna per gestire il guardaroba. Ercole me lo presentò dicendo che avevano fatto le scuole insieme. Bruni mi disse che era contrario su questo Perna. Quando Malizia uscì dalla società mi minacciò per avere indietro i soldi della sua quota". Ercole le avrebbe poi consigliato di fare entrare in società Pietro Graziano, proprietario del capannone sede della discoteca, perché - ha raccontato Grillo - lui e il fratello avevano conoscenze rilevanti e questo sarebbe stato utile per non avere problemi. "Michele Bruni - ha aggiunto l'ex proprietaria - mi diceva che mi avrebbe fatto venire nel locale alcuni artisti. Ho chiamato anche un imprenditore, indicatomi da Michele Bruni. Uno di questi mi chiese un sacco di soldi: si chiamava Beniamino Chiappetta. Delegai la gestione dei parcheggi a Massimiliano Ercole per i parcheggi. Alla fine se ne occuparono amici di Andrea e Michele Bruni. Dentro di me capivo che c'era qualcosa che non andava, ma dei parcheggi non ne volevo sapere. Michele Bruni - ha aggiunto rispondendo a una domanda del pm - si occupava anche delle bottiglie di spumante perché una volta ne fece arrivare una partita al locale. Il supporto di Michele Bruni lo vedevo come un guadagno sottobanco, che a me faceva comodo. Cioè fingevo di pensare che lo facesse per amicizia ma non era così. La compagna di Michele Bruni, Edyta Aleksandra Kopaczynska, veniva nel locale: gridava con tutti, beveva e sembrava facesse uso di sostanze stupefacenti. Consumava e non pagava. Se faceva questo - ha spiegato sollecitata dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni - lo acconsentivamo tutti. In teoria si occupavano di sicurezza Ercole e  Francesco Romano. Ma poi a volte lo facevo io". In fase di indagini, Grillo disse ai carabinieri che Andrea Bruni riferì che il calo di incassi era dovuto alla mancata vendita nel locale di stupefacenti. Ma la teste, oggi, non lo ha ricordato: "Se lo dissi all'epoca non lo ho inventato. Ma ora non lo ricordo. Venni a sapere su internet che Ercole era coinvolto in un giro prostituzione ma ceravamo lasciati". Dopo il pm, è toccato alle difese sentire l'ex proprietaria. Rispondendo a una domanda dell'avvocato Roberto Loscerbo, Erika Grillo ha detto di aver rilasciato quelle dichiarazioni quando nutriva del rancore per Ercole. "C'era - ha aggiunto - una spinta emotiva anche perché dopo aver trovato il vetro rotto della mia macchina, pensavo fosse stato lui ma non potevo esserne certa. Ero molto infastidita dal suo comportamento. Dopo la chiusura della discoteca, nel 2010, non ho pagato tutti i debiti. Oggi ho un immobile all'asta". 

Il collegio, presieduto dal giudice Enrico Di Dedda, ha rigettato la richiesta del pm Bruni di sentire in dibattimento i pentiti Vincenzo Foggetti, Ernesto Foggetti, Adolfo Foggetti e Edyta Aleksandra Kopaczynska. E ha chiuso l'istruttoria dibattimentale. Il processo è stato aggiornato al prossimo 17 settembre per la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe della difesa. 

 

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    Cosenza, sentita l'ex titolare del locale dei due ex carabinieri accusati di averlo gestito per conto del clan "Bella bella"

CATANZARO «L'incontro di ieri con il ministro Delrio deve essere seguito da fatti concreti. Occorre al più presto definire un piano operativo con temi certi sulla riapertura della parte di A3 chiusa». Lo affermano, in una nota congiunta, il segretario generale della Cisl calabrese, Paolo Tramonti, e il segretario generale della Cisl di Cosenza, Tonino Russo. «In attesa che tutto ciò avvenga - proseguono Tramonti e Russo - è necessario che le ipotizzate soluzioni alternative vengano definite al più presto, anche per l'approssimarsi della stagione estiva che rappresenta, come si sa, un'occasione di grande importanza dal punto di vista turistico, oltre che per il commercio e i servizi. Per questi motivi, considerando i danni che il blocco dell'autostrada sta provocando al già debole tessuto economico e produttivo della nostra regione, è fondamentale che tutte le iniziative da mettere in campo, sia strutturali che contingenti, non abbiano tempi biblici come quasi sempre accade in tema di opere pubbliche in Calabria. La Cisl vigilerà sull'evolversi della situazione non escludendo di ricorrere a forme di lotta e mobilitazione qualora l'attuale insostenibile situazione – concludono – dovesse protrarsi ulteriormente».

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REGGIO CALABRIA «Profonda e politica è la crisi che investe lo schieramento di governo calabrese. Limiti vistosi e incapacità di prospettare soluzioni appropriate alle più urgenti problematiche come la vicenda del nuovo ospedale di Catanzaro». Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale della Cdl Giuseppe Mangialavori. «Il commissario straordinario Scura, infatti – prosegue – ha bocciato, senza appello, il progetto di realizzare un nuovo nosocomio per il capoluogo regionale. Lo stesso commissario, invece, ha prospettato un differente percorso per risolvere le questioni sanitarie di Catanzaro. Al di là della condivisione o meno circa le soluzioni indicate da Scura, rimane evidente un'altra sonora sconfitta per l'esecutivo, mentre lo scollamento fra il governo regionale e quello nazionale è sempre più ampio e fonte di preoccupazione».

«Come si può governare un settore cruciale per le sorti di una regione – si chiede il consigliere regionale – in presenza di una diatriba permanente che è progettuale, esecutiva e politica allo stesso tempo? Come si può pensare di risolvere i nodi della sanità senza alcuna capacità di incidenza da parte del presidente della Regione? La fiducia del governo nazionale verso quello regionale non è mai stata così modesta. I fatti, in tal senso, parlano chiaramente». «È tangibile – conclude Mangialavori – l'incapacità di realizzare una dialettica costruttiva e di ispirare una politica efficace sui tanti problemi della sanità regionale. Il presente, insomma, non offre garanzie di feconda operatività. E il futuro riserva soltanto dubbi e incertezze».

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    Il consigliere regionale commenta così lo scontro tra il commissario alla Sanità e l'esecutivo regionale sul nosocomio del capoluogo. «Diatriba permanente, difficile risolvere i problemi»

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Giovedì, 04 Giugno 2015 18:15

I De Stefano incantano Palmi con Brahms

PALMI Grande entusiasmo per la prova dei gemelli palmesi Vincenzo e Francesco De Stefano in “Aimez vous Brahms”, trascrizioni di sinfonie e composizioni originali di Brahms per pianoforte a quattro mani e due pianoforti. Standing ovation, dunque, per il duo d’eccezione, impegnato in una prova a quattro mani e due pianoforti. L’appuntamento ha fatto parte della rassegna organizzata da Ama Calabria (Associazioni manifestazioni artistiche), giunta alla sua fase conclusiva. La stagione concertistica primaverile, infatti, si è riservata una sorprendente serata con un programma alternativo in cui il repertorio classico si è abbinato con l’estemporaneità della lettura. 
In scena musica e parole d’amore (in totale diciotto Liebeslieder), quelle che Brahms aveva dedicato alla giovane e graziosa Julie Schumann della quale si era invaghito, non ricambiato. I De Stefano hanno letteralmente trascinato il pubblico nell’immortalità di quelle melodie. Tra i testi interpretati, quelli del romantico Daumer, che hanno introdotto un’ atmosfera bucolica, degna dei colori della suggestiva Palmi. L’intensità dei versi ha sposato perfettamente quella della musica. Il duo ha anche suonato tre complesse composizioni del talentuoso Domenico Giannetta. L’entusiasmo del pubblico si è amplificato soprattutto nei quattro bis che i pluripremiati gemelli hanno concesso nella parte finale del concerto. Primo tra questi la dedica al compositore Giannetta con l’intenso Les adieux; ancora, trascrizione per due pianoforti dell’inno nazionale russo e un apprezzato omaggio a Francesco Cilea con Mattinata e Serenata.

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    Apprezzamenti di pubblico e critica per l'esibizione dei due gemelli pianisti, che hanno interpretato alcune opere del noto compositore in un concerto per due strumenti e quattro mani

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