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Al Corriere della Calabria va il premio "Il leggio di Praialonga 2011"

La migliore “nuova iniziativa editoriale” del 2011 è il Corriere della Calabria. È quanto ha stabilito la giuria de “Il leggio di Praialonga”, prestigioso riconoscimento che è stato conferito al no…

Pubblicato il: 22/08/2011 – 15:34
Al Corriere della Calabria va il premio "Il leggio di Praialonga 2011"

La migliore “nuova iniziativa editoriale” del 2011 è il Corriere della Calabria. È quanto ha stabilito la giuria de “Il leggio di Praialonga”, prestigioso riconoscimento che è stato conferito al nostro giornale, rappresentato nella cerimonia di consegna dal direttore Paolo Pollichieni. Il premio di quest`anno è andato anche a Mario Casaburi, autore del volume “Borghesia mafiosa”, e al direttore di Rai 4 Carlo Freccero per la lunga e straordinaria carriera in Italia e all`estero.
Il Corriere, nel corso della serata, è stato definito «una nuova e autorevole iniziativa editoriale che ha già ottenuto un notevole successo in termini di copie vendute, di contatti quotidiani sul sito internet www.corrieredellacalabria.it e di apprezzamento da parte del pubblico».
La manifestazione nell`ambito della quale sono stati conferiti i riconoscimenti ha rappresentato l`occasione per un`analisi schietta, sferzante, senza rete sullo stato dell`informazione in Italia e nella nostra regione. Particolarmente rilevante, sotto questo profilo, è stata la testimonianza di Freccero. L`ex direttore della seconda rete della tv di Stato ha raccontato della sua vicenda, con l`allontanamento da ruoli di responsabilità in Rai, nel 2003, quando pagò per il suo orientamento politico. Dinamica che si è ripetuta quest`anno, con la fine dell`esperienza di Michele Santoro (causata dai dissidi con il direttore generale Masi) che ha «arrecato un danno incalcolabile a Viale Mazzini, in un`azienda nella quale l`unica cosa da fare è quella di obbedire. Obbedire senza pensare». Durissime le bordate rivolte da Freccero all`indirizzo di una parte dell`informazione Rai, «che in un momento di gravissima crisi economica riesce a non avere neanche il buon senso e il buon gusto di spiegare ai cittadini quale sia la reale situazione: il vero problema è quello della manipolazione dei fatti che avviene attraverso i media, e in Rai ce ne sono diversi esempi. Andiamo sempre più verso l`infotainment, la cronaca raccontata come intrattenimento, e ci allontaniamo dal giornalismo». Il notissimo autore televisivo e docente universitario, che ha ricordato la bella avventura come autore di Adriano Celentano in Realpolitik, si è soffermato sull`evoluzione dell`offerta e della domanda nel mercato televisivo: «C`è una richiesta di programmi “leggeri” ma non si esaurisce tutto lì. Io sono convinto che si possa fare una tv intelligente, che aiuta a pensare senza essere stucchevole. Non rassegniamoci a un futuro fatto di calciatori e veline: aiutiamo i nostri ragazzi a crescere, e piuttosto che accendere solo i televisori facciamoli studiare». Aspetto, quest`ultimo, ripreso dal prof. Casaburi, che ha raccontato la sua lunga carriera da docente di liceo. L`autore di “Borghesia mafiosa” si è soffermato sul rilievo degli aspetti pedagogici della comunicazione che, negli ultimi anni, sono stati tenuti sempre in minore considerazione. Poi Casaburi ha spiegato i contenuti del suo volume e l`evoluzione della `ndrangheta da pastorale a imprenditrice, preannunciando una prossima pubblicazione dedicata alla strage di Piazza Fontana.
Nel corso dell`iniziativa, moderata dal giornalista Antonio Latella con le saltuarie “incursioni” del comico Demo Mura, è emerso un quadro a tinte chiaroscure dello stato dell`informazione in Calabria: Casaburi, Freccero e Pollichieni hanno infatti ragionato della oggettiva compressione degli spazi a disposizione dei giornalisti per esercitare il diritto di cronaca e di critica. Una forma di “asfissia” informativa, dovuta essenzialmente a due fattori: i tentativi del Palazzo di “narcotizzare” l`opinione pubblica e la particolarità del mercato editoriale calabrese. «Al Corriere, sotto questo e sotto altri punti di vista, viviamo una condizione di grande privilegio rispetto a tanti altri colleghi – ha spiegato il direttore -. L`assoluta autonomia della redazione nel suo complesso e quella di ogni singolo giornalista nel trattare le notizie costituiscono, assieme all`applicazione del contratto nazionale di categoria per tutti gli assunti, i caposaldi della nostra azione. La maggiore garanzia per i giornalisti del Corriere della Calabria è rappresentata dal fatto che, a differenza di quanto avviene altrove, alle loro spalle c`è una società che fa editoria pura. Noi non siamo l`azienda “minore” di un imprenditore impegnato nella sanità o in un altro comparto produttivo: facciamo solo i giornalisti e il successo della nostra iniziativa dipende solo ed esclusivamente dai risultati che riusciamo a ottenere con i lettori».
Pollichieni ha posto l`accento sulla «responsabilità che gli organi d`informazione devono assumere nella nostra società. Troppo spesso, in passato, chi ha esercitato questa professione lo ha fatto approfittando della “comoda” condizione di chi racconta fatti che riguardino terzi senza curarsene più di tanto. Ma oggi non si può fare il giornalista senza un senso di appartenenza alla comunità e, dunque, senza un`etica dell`impegno pubblico. Chi fa informazione deve assumersi una responsabilità enorme, che è data dalla sommatoria delle responsabilità delle singole categorie sociali: dai politici ai medici, dai magistrati agli imprenditori». In questo quadro, «in Calabria il compito dei mass media deve essere quello di illuminare il cono d`ombra, denunciato dalla magistratura reggina, sulla cosiddetta “zona grigia” in cui s`incontrano pezzi assai rilevanti della `ndrangheta, esponenti di primissimo piano della politica ed espressioni di quei “poteri forti” e di quei gruppi di pressione che da anni dominano la scena nella regione. È proprio questa finalità di chiarezza e trasparenza informativa  a costituire l`essenza della linea editoriale del nostro giornale. Concetto ben rappresentato dalla campagna pubblicitaria – ha aggiunto il direttore del Corriere della Calabria – con le celebri tre scimmiette che dicono “vediamo, sentiamo e parliamo tantissimo”. Volevamo lanciare un messaggio dirompente, dando un calcio all`omertà: speriamo di esserci riusciti e soprattutto – ha concluso Paolo Pollichieni – speriamo di riuscire a farlo quotidianamente, con il settimanale, il sito internet e con gli ulteriori sviluppi del nostro progetto editoriale che arriveranno in autunno».

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