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Operazione "Semiramide", ragazze segregate, picchiate e costrette a prostituirsi

C’è anche un dipendente della Leonia, la società mista del Comune che si occupa della raccolta dei rifiuti, tra gli arrestati nell’operazione  “Semiramide” scattata stamattina all’alba. Si tratta d…

Pubblicato il: 16/12/2011 – 7:30
Operazione "Semiramide", ragazze segregate, picchiate e costrette a prostituirsi

C’è anche un dipendente della Leonia, la società mista del Comune che si occupa della raccolta dei rifiuti, tra gli arrestati nell’operazione  “Semiramide” scattata stamattina all’alba.
Si tratta di Rocco Reale, di 25 anni, nei confronti del quale il gip ha accolto la richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere avanzata dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Ottavio Sferlazza. Per lui l’accusa è di sfruttamento della prostituzione. Stando alle indagini, Reale avrebbe gestito in proprio una prostituta sotto il ricatto di un prestito che quest’ultima aveva contratto con il dipendente della Leonia.
I dettagli dell’inchiesta, condotta dai carabinieri, sono stati illustrati stamattina nel corso di una conferenza stampa tenuta al Comando provinciale.
Complessivamente sono 32 gli indagati (la maggior parte rumeni) per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale ed estorsione . Per 18 di loro il giudice per le indagini preliminari ha emesso la misura cautelare (15 in carcere e 3 obblighi di dimora) che è stata eseguita parzialmente in quanto sette soggetti al momento non si trovano in Italia per cui la Procura ha avviato  le procedure di esecuzione del provvedimento.
L’indagine è stata avviata nel 2009 quando furono arrestate due persone in flagranza di reato.
Le ragazze, tutte tra i 18 e i 20 anni (chiamate “valigie”, “merce” e “bagagli” nelle intercettazioni), venivano accompagnate sul Lungomare di Reggio dove erano tenute sotto controllo dai protettori. Erano costrette a prostituirsi, violentate e segregate attraverso la sottrazione dei documenti di identità per impedirne l’allontanamento. Dovevano pagare anche il tratto di marciapiede dove praticavano il meretricio («tassa di Smaker» era il termine utilizzato dagli indagati).
Gli uomini del colonnello Carlo Pieroni e del capitano Nicola De Tullio hanno accertato l’esistenza di un gruppo criminale riconducibile ai fratelli Radu che operavano prevalentemente a Licata, in Sicilia, dove erano ricercati nell’ambito dell’operazione “Lenone”.
«Si tratta di gruppi agguerriti» ha affermato il procuratore aggiunto Sferlazza.
Nonostante le indagini, infatti, i Radu hanno continuato ad operare poiché un altro fratello, che si trova in Inghilterra ed una sorella che vive in Sicilia si sono occupati del controllo delle ragazze che si prostituivano nel centro di Reggio Calabria, percependo i relativi introiti in buona parte versati ai fratelli detenuti e utilizzati per pagare gli avvocati.
Ai Radu, si era affiancato un gruppo emergente, facente capo ai fratelli Alexandru e Paul Avram che, stando alle intercettazioni telefoniche, tenta di espandersi e per questo entra in contrasto con i protettori di Licata.
Agli Avram, inoltre, erano legati altri soggetti come il dipendente della Leonia Rocco Reale che, a sua volta, ha tentato di allargare la propria influenza. Il reggino, infatti, avrebbe voluto far arrivare direttamente dalla Romania altre ragazze.
Stando alle risultanze investigative, Reale è un soggetto particolarmente violento nel mantenere sottomessa la ragazza da lui “gestita”. Diventa il referente locale del gruppo degli Avran , l’uomo che può avere “agganci” sul territorio e può controllore le ragazze che si prostituiscono negli orari notturni non destando alcun sospetto in quanto il suo lavoro con la Leonia gli consentiva di frequentare il centro cittadino proprio mentre le ragazze facevano la vita.
In queste dinamiche tenta di inserirsi anche un altro rumeno, Viola Rostas, un personaggio violento che frequenta la zona di piazza Garibaldi e che vanta precedenti per rapina. È lui che aggredisce fisicamente uno degli Avram tentando di estorcergli 10mila euro.
Soldi che il Rostas, attraverso un figlio e un italiano, ha chiesto a due prostitute gestite di Avram che hanno denunciato l’episodio ai carabinieri.
Terrificante il contesto in cui vivevano le ragazze inizialmente adescate in Romania dai protettori che, con la promessa di una vita insieme in Italia, una volta giunte a Reggio le costringevano a battere. In molti casi, invece, le ragazze erano consapevoli di essere avviate alla prostituzione. «Questa “libera determinazione”  delle giovanissime donne – ha spiegato il capitano De Tullio – è comunque sempre condizionata da origini poverissime su cui fanno leva i reclutatori e da situazioni di degrado e sopraffazione cui già nei loro paesi sono sottoposte che le spingono a vedere nel viaggio in Italia una facile via di fuga».
È il caso di Elena, una minorenne, che (come è emerso dalle intercettazioni) scappa da una realtà familiare drammatica e arriva a Reggio con la consapevolezza di essere avviata in strada.
Avram: «Io aspetto che tu venga qui, quando vuoi venire , dimmi».
Elena: «Dopo il 12, cioè aspettate ancora due settimane, per poter prendermi la carta di identità da papà, perché mi ha picchiata stasera, sai come sono? Mi fanno male tutte le ossa..».
Protettori senza scrupoli che picchiavano le donne anche incinta, mentre loro avevano solo il compito di controllarle:  «Io sono il capo, sto a casa.. dormo tutta la giornata, mangio, la notte giro, che diavolo!». Una ragazza era in grado di guadagnare, a notte, anche 500 euro che dovevano consegnare agli aguzzini.
Oltre al dipendente della Leonia, nell’inchiesta “Semiramide” è coinvolto anche un altro italiano, il transessuale Alessandro Polimenti, legato al gruppo dei Radu.

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