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Meta, Giardina: «Il boss Alvaro aveva rapporti con imprenditori e politici di Reggio Calabria»

REGGIO CALABRIA Dopo la pesantissima sentenza emessa dal gup per gli imputati che hanno scelto l`abbreviato, stamattina sono riprese le udienze del processo “Meta” che si sta celebrando, con il rit…

Pubblicato il: 16/12/2011 – 12:17
Meta, Giardina: «Il boss Alvaro aveva rapporti con imprenditori e politici di Reggio Calabria»

REGGIO CALABRIA Dopo la pesantissima sentenza emessa dal gup per gli imputati che hanno scelto l`abbreviato, stamattina sono riprese le udienze del processo “Meta” che si sta celebrando, con il rito ordinario, davanti al Tribunale di Reggio. Un processo, ricordiamo, nato da un`inchiesta del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo che ha stroncato il gotha della `ndrangheta reggina e una serie di imprenditori, ritenuti vicini alle cosche mafiose. L`udienza si è aperta con la richiesta di deposito, da parte del pubblico ministero, di un`informativa del Ros sui rapporti tra le cosche Condello e De Stefano con le famiglie Lampada e Valle, coinvolte recentemente nell`inchiesta della Procura di Milano nell`ambito della quale sono stati arrestati il consigliere regionale di maggioranza Franco Morelli e il presidente della Corte d`Assise di Reggio Calabria Vincenzo Giglio. Si tratta della parte dell`informativa finale dell`inchiesta “Meta” che era stata stralciata in attesa che il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, concludesse le indagini sui rapporti tra le cosche mafiose e la zona grigia. Il processo è proseguito con la deposizione del colonnello Valerio Giardina, ex comandante del Ros di Reggio, che condotto la maxi-indagine su quella che il gip Filippo Leonardo aveva definito, nell`ordinanza di custodia cautelare, «la superassociazione» diretta dai boss Pasquale Condello detto il “Supremo”, Giuseppe De Stefano, Giovanni Tegano e Pasquale Libri. In particolare, l`ufficiale dell`Arma sta ricostruendo le dinamiche criminali e l`evoluzione della `ndrangheta reggina. Ma anche la figura del boss Cosimo Alvaro, figlio del mammasantissima don Mico Alvaro, che aveva «rapporti con imprenditori ed esponenti politici di Reggio Calabria – ha affermato il colonnello Giardina –. Tant`è vero che è riconducibile a Cosimo Alvaro il lido “Calajunco”, un`attività commerciale che forse non produce molto in termini economici, ma è un simbolo della cosca di Sinopoli in città».
“RIFIUTI SPA” «I nuovi assetti delle cosche emergono già nell`operazione “Rifiuti spa” ha aggiunto il colonnello Giardina che ha fatto riferimento alla famosa intercettazione registrata nel 2002 a Prato, nell`abitazione del boss don Mico Libri dove quest`ultimo intrattiene una conversazione con l`imprenditore Matteo Alampi. Un`intercettazione che «abbiamo definito un trattato sull`evoluzione della `ndrangheta a Reggio Calabria». Si tratta di un`ambientale in cui Alampi e Libri sono stati sorpresi a parlare di accordi e di società miste alla cui gestione puntano le cosche mafiose. «È da 15 anni che sono a disposizione degli uomini ed è stata la mia dignità a farmi salire dove sono» è stata una delle frasi apicali pronunciate da don Mico Libri ad Alampi che, in quell`occasione, era stato rimproverato dal boss per essersi rivolto «ad Archi» (inteso ai De Stefano e ai Condello) e non a lui: «Non intendo essere trattato così da nessuno». Già con quell`intercettazione del 2002, si poteva percepire «l`intreccio operativo e perfettamente aderente alle risultanze dell`indagine “Meta”, cioè la gestione comune delle attività illecite da parte delle principali cosche: Condello, De Stefano, Tegano e Libri».
Per quanto riguarda le società miste, Alampi spiega a Libri il metodo attraverso il quale avrebbero gestito le municipalizzate. «Io fuori non voglio restare» è la frase che don Mico Libri ha riferito ad Alampi il quale, a sua volta, ha illustrato al boss (ristretto ai domiciliari nella sua abitazione di Prato) i vantaggi di infiltrarsi nelle società miste: assunzioni, manodopera e tutte quelle attività collaterali alle Spa collegate all`amministrazione comunale. «Ormai eravamo nel 2002, nel periodo in cui la sentenza Olimpia divenne definitiva – ha aggiunto Giardina –. Le cosche si comportano ormai come una organizzazione unica». Il colonnello, a questo punto, ha ricordato l`omicidio di Salvatore Tuscano, l`autista di Mico e Pasquale Libri, consumato nell`aprile 2007 nel territorio dei Rosmini. «È stato accertato – ha ribadito Giardina – che c`erano forti frizioni tra i Rosmini e i Libri. Dopo l`omicidio Tuscano non ci sono state reazioni. Né tanto meno può essere inteso un avvenimento intraneo alla cosca Libri. Questo significa che i meccanismi sono tali che è impensabile che ci sia un`escalation di attentati. Siamo di fronte a una struttura granitica, capace di fare rientrare le frizioni tra le varie famiglie mafiose di Reggio Calabria».

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