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Scopelliti: «Boia chi critica»

REGGIO CALABRIA «È in atto una strategia per dimostrare che non sono in grado di portare la Calabria fuori dal baratro. Si attacca il bilancio di Reggio per attaccare me». Per il governatore Peppe …

Pubblicato il: 16/12/2011 – 17:29
Scopelliti: «Boia chi critica»

REGGIO CALABRIA «È in atto una strategia per dimostrare che non sono in grado di portare la Calabria fuori dal baratro. Si attacca il bilancio di Reggio per attaccare me». Per il governatore Peppe Scopelliti, le commemorazioni di Ciccio Franco rappresentano ormai occasioni imperdibili per puntare ancora una volta il dito contro presunte lobby affaristiche e poteri alternativi. Anche ieri, in occasione del convegno “Ciccio Franco, una vita per Reggio”, ospitato a Palazzo Campanella, l’ex sindaco di Reggio ha agitato lo spauracchio del complotto ai danni del suo nuovo corso politico e di quello del centrodestra calabrese. E lo ha fatto tirando in causa anche i sindaci di Catanzaro e Cosenza, Michele Traversa e Mario Occhiuto, adombrando la possibilità che forze occulte e deviate possano agire per destabilizzare anche le loro amministrazioni. Una specie di chiamata alle armi per serrare le fila contro i nemici esterni, contro una strategia messa in campo da «soggetti squallidi». Un modo per trovare alleati disposti a difendere un progetto politico che ha nella gestione delle casse di Palazzo San Giorgio una delle sue zone nevralgiche. Quei bilanci finora hanno prodotto una dura relazione del ministero dell’Economia, un avviso di garanzia per lo stesso Scopelliti da parte della Procura di Reggio e i recenti rilievi della Corte dei conti, che ha ravvisato pesanti criticità nel rendiconto di previsione 2011.
Il governatore è convinto che il disegno perverso abbia come scenario soprattutto Reggio e miri a destabilizzare l’amministrazione guidata da Demetrio Arena, anche lui presente al convegno insieme all’ex ministro Altero Matteoli, all’ex senatore Renato Meduri, al segretario regionale Ugl, Antonio Franco, e allo storico Franco Arillotta. È presente anche Giuseppe Agliano, ex consigliere comunale, componente della segreteria particolare di Scopelliti e presidente del Comitato civico per le celebrazioni del 40esimo anniversario della rivolta di Reggio. Un uomo, Agliano, che non rinnega il suo passato, come ha dimostrato nei giorni scorsi, quando ha ribadito il duro giudizio dell’assessore comunale all’Urbanistica Luigi Tuccio che su Facebook aveva definito Benigni «ebreo comunista miliardario». Evidentemente l’anniversario della morte di Franco, leader indiscusso della destra nazionale reggina, ha avuto l’effetto di ridestare antichi estremismi.
Scopelliti, invece, lo scorso 17 novembre, ispirato dalla stele del senatore missino posta sul lungomare di Reggio, aveva definito «cialtroni» i giornalisti Ruotolo, Fierro e Galullo, accusandoli di far parte di una imprecisata «cricca». E così anche stavolta le celebrazioni per il ventennale della morte di Franco si trasformano in un momento utile per ricostruire la «strategia» dei poteri deviati. Per il presidente della giunta regionale inizia «nel 2002, quando vennero a sapere che mi candidavo al Comune. In città iniziarono una serie di aggressioni e di attacchi feroci contro di me». Stesso complotto messo in atto nel 2009, a pochi mesi dalle elezioni regionali: «In una settimana – continua il governatore – vennero realizzate una serie di azioni mirate. La prima fu quando le agenzie riportarono la notizia che la Corte dei conti mi condannava per l’Italcitrus». All’epoca, siamo al 24 novembre 2009, l’Ansa riferì di una condanna per l’allora sindaco e il tecnico Giuseppe Granata al pagamento di un milione e 300mila euro per l’acquisto dell’ex fabbrica per la lavorazione degli agrumi. Come subito dopo l’arresto del consigliere regionale Franco Morelli, anche in quel caso Scopelliti si disse ansioso di «poter leggere le carte».
«Smontai subito quell’aggressione – ricorda -, un’azione determinata da un uomo che percepiva 84 mila euro l’anno per cinque anni al servizio di Agazio Loiero e lavorava come consulente alla Corte dei conti senza aver chiesto il permesso a nessuno». È criptico, Scopelliti, e difficilmente fa i nomi delle persone di cui parla. Concede un’eccezione solo quando si riferisce al suo predecessore a Palazzo Alemanni, quel Loiero definito «uomo dai mille intrecci e rappresentante di una Calabria perversa».
Un altro segnale delle trame ai danni del «vento del cambiamento» sarebbe la falsa candidatura alla presidenza della Regione del chirurgo che curò la madre di Silvio Berlusconi, Bernardo Misaggi: «L’idea era di indebolirmi – è l’analisi di Scopelliti -. Questa bugia arrivò addirittura ad essere pubblicata dal Corriere della sera. La stessa cosa si sta ripetendo oggi. Hanno paura che qualcuno in Calabria tenda a legittimare la politica, che qui non ha mai avuto autorevolezza perché siamo sempre stati governati da dirigenti deboli, intrecciati con lobby affaristiche». Poi il riferimento alla tradizione in cui il governatore si riconosce e che ieri celebrava il leader dei “Boia chi molla”: «Noi veniamo da destra, la nostra è una storia di grandi idee e grandi uomini. Tutto questo per molti è un problema».  
Nel suo intervento, l’ex sindaco di Reggio non manca poi di prendere le distanze ancora una volta da Orsola Fallara, l’ex dirigente del settore Finanze morta in circostanze ancora da chiarire dopo aver ingerito acido muriatico: «Paghiamo per persone che hanno fatto scelte sbagliate, ma questo non vuol dire che abbiano sbagliato tutti». Torna anche il caro riferimento alla Tangentopoli mancata in riva allo Stretto, che nel ’92 non produsse nella borghesia mafiosa quel «ribaltamento che colpì tutti gli altri settori».
Per Scopelliti i moti di Reggio rappresentano un parallelo perfetto con la situazione attuale. Allora la rivolta scoppiò perché chi doveva difendere la città non lo fece. Oggi, però, «ci sono le condizioni per tutelarla dagli attacchi di chi vuole venderla, di chi pensa di poter ottenere una poltrona soltanto se sarà capace di abbattermi. Noi dobbiamo lottare per garantire un futuro a Reggio».
Nemmeno Demetrio Arena ha dubbi: per farlo bisogna rispolverare il cavallo di battaglia di Franco, quel «boia chi molla» utile «per resistere a uno scontro di poteri che mette a repentaglio lo sviluppo della città». Anche per l’attuale inquilino di Palazzo San Giorgio, Reggio sarebbe in balìa di poteri «alternativi» decisi a fermare «una esaltante stagione di crescita».
Così il ricordo di Ciccio Franco e delle sue battaglie finisce per essere letto alla luce delle lotte e delle campagne politiche attuali. E dire che l’incontro si era aperto con le parole appassionate e nostalgiche dell’ex senatore missino Renato Meduri, che dopo aver ripercorso decenni della storia della destra sociale è arrivato a definire il vecchio camerata «una guida importante per la città e un trasmettitore di fede. Oggi Scopelliti può essere considerato l’allievo degli allievi».
L`incontro si è chiuso con le parole dell’ex ministro Pdl con un passato nell’Msi e in An, Altero Matteoli: «La rivolta di Reggio realizzò una sintesi perfetta di varie forze politiche. Quell’esperienza è stata ripercorsa dal Popolo della libertà. Oggi Franco sarebbe orgoglioso di sapere che la Calabria ha un governatore appartenente alla sua area politica».

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