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«Perché i malati del Papa Giovanni XXIII sono stati trasferiti da San Fili a Santa Caterina sullo Jonio?»

COSENZA «Perché l’Asp di Cosenza, con lettera del 26 gennaio scorso inviata al rappresentante legale della Casa di Cura “Villa Igea” di contrada Cozzi di San Fili, ha improvvisamente disposto il t…

Pubblicato il: 28/01/2012 – 19:25
«Perché i malati del Papa Giovanni XXIII sono stati trasferiti da San Fili a Santa Caterina sullo Jonio?»

COSENZA «Perché l’Asp di Cosenza, con lettera del 26 gennaio scorso inviata al rappresentante legale della Casa di Cura “Villa Igea” di contrada Cozzi di San Fili, ha improvvisamente disposto il trasferimento dei 76 pazienti dell’ex Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra Aiello, ospiti dal 2009 presso questa casa di cura, presso un’altra casa di cura (“La Rinascita”) di Santa Caterina sullo Jonio, in provincia di Catanzaro?. Quali sono le ragioni che sottendono a tale decisione?».
È quanto chiedono, attraverso un’interrogazione con richiesta di risposta immediata rivolta al presidente della giunta regionale Giuseppe Scopelliti, i consiglieri regionali Carlo Guccione e Bruno Censore del Pd e Ferdinando Aiello di Sel. I firmatari dell’interrogazione dopo aver ricordato che il 15 marzo del 2009 la casa di cura “Villa Igea” di San Fili, con grande responsabilità e spirito di collaborazione, si rese immediatamente disponibile ad accogliere la richiesta proveniente dall’Asp di Cosenza di ricoverare i pazienti provenienti dall’ex Istituto Papa Giovanni XXIII, collaborando così in maniera determinante a fronteggiare e risolvere quella che fu definita una vera e propria emergenza umana, sociale e sanitaria, ricordano anche che, per garantire un servizio ottimale finalizzato a fornire agli ospiti gli standard assistenziali adeguati, gli amministratori di “Villa Igea” furono costretti ad effettuare notevoli investimenti e ad incrementare notevolmente l’organico con personale specializzato preparato a fronteggiare tale situazione.
«Come mai oggi, a distanza di circa tre anni dal ricovero – chiedono Guccione, Censore ed Aiello a Scopelliti – è giunta dall’Asp di Cosenza, come fulmine a ciel sereno, tale improvvisa decisione? E ancora: di tutto questo sono stati informati i congiunti dei pazienti? Da essi è venuto il placet formale e per iscritto a tale operazione? Domande che pesano come un macigno e che attendono una risposta urgente e convincente, considerato che si parla di malati, di uomini e donne che nella loro vita hanno già sofferto abbastanza e che non possono essere assolutamente trattati alla stessa stregua di un pacco postale».

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