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Condoni dirigenziali (tratto dal Corriere della Calabria dell`8 settembre)

REGGIO CALABRIA Il “condono dirigenziale” è una pratica che piace molto ai piani alti di Palazzo Campanella. Basta dare un`occhiata a quanto successo con la nomina del vicecapo di gabinetto del pre…

Pubblicato il: 09/03/2012 – 20:46
Condoni dirigenziali (tratto dal Corriere della Calabria dell`8 settembre)

REGGIO CALABRIA Il “condono dirigenziale” è una pratica che piace molto ai piani alti di Palazzo Campanella. Basta dare un`occhiata a quanto successo con la nomina del vicecapo di gabinetto del presidente del consiglio regionale per rendersi conto che tutto può diventare relativo, comprese le leggi che regolano i rapporti nella pubblica amministrazione. Siamo al 1 novembre 2010 e Franco Talarico, presidente della massima assemblea legislativa calabrese, affida l`incarico di vicecapo del suo ufficio a Valentina Chinè, giovane reggina, con una laurea in Scienze politiche e dipendente (categoria C) del consiglio regionale grazie al famoso “concorsone” che ha permesso la stabilizzazione di gran parte dei portaborse. E fin qui, nulla di strano. Peccato, però, che per essere nominati capo di gabinetto o vicecapo la legge regionale sulla dirigenza (8/1996) preveda quanto segue: «Il capo di gabinetto ed il suo vice sono scelti tra i dipendenti della pubblica amministrazione in possesso della qualifica di dirigente ovvero di carriera direttiva purché in possesso di diploma di laurea». Tradotto in soldoni: un semplice impiegato non può essere nominato in un ruolo apicale come quello di vicecapo di gabinetto. È una regola semplice, lineare,  eppure clamorosamente disattesa. Evidentemente la cosa non dev`essere passata inosservata e infatti, il 29 dicembre 2010, in sede di approvazione della Finanziaria, si prova a mettere una toppa al buco. In che modo? Eccolo spiegato: nel provvedimento normativo viene inserita una postilla (il comma 13 dell`articolo 43) che specifica: «Il vicecapo di gabinetto è scelto tra i dipendenti della pubblica amministrazione in possesso di diploma di laurea specialistica/magistrale». Sparisce il riferimento alla dirigenza, insomma. Solo un caso? «È chiaro – confessa un consigliere regionale che accetta di parlare solo mantenendo l`anonimato – che si tratta di un provvedimento “riparatore” messo lì per giustificare la nomina della Chinè. Ma il vero problema è un altro. Il nuovo vicecapo di gabinetto presta servizio dal 1 novembre mentre la nuova legge che toglie il riferimento alla dirigenza è entrata in vigore il 1 gennaio. Per due mesi la legge è stata aggirata. Mi chiedo se tutto ciò è legittimo».
E che dire poi di Ubaldo Aiello, ex vicecapo di gabinetto e nominato, lo scorso 4 aprile, dirigente del Servizio struttura ausiliaria di supporto ai gruppi consiliari e, ad interim, del Servizio struttura ausiliaria di supporto alle strutture speciali. Anche qui le norme sono state in un certo senso “aggirate”. Ecco cosa si legge nella determina con cui il segretario generale del consiglio regionale, Nicola Lopez, affida l`incarico dirigenziale ad Aiello: «Ai sensi di quanto sancito dall’articolo 19 del decreto legislativo n. 165/01 nonché nella considerazione che non tutti i posti per dirigenti, messi a concorso dal consiglio regionale sono stati coperti con vincitori, il segretario generale può procedere al conferimento di 3 incarichi dirigenziali, che rappresentano il limite massimo del 10% della dotazione organica dirigenziale consiliare, a funzionari laureati, dipendenti del consiglio regionale, in possesso di laurea specialistica, in materie giuridiche ed economiche, nonché di un`anzianità di cinque anni in detta qualifica e che nel conferimento di detti incarichi si deve tenere conto dello svolgimento di analoghe funzioni assolte in precedenza». Piccolo particolare: Aiello è sì laureato ma in Lettere e non in «materie giuridiche ed economiche». Per carità, è molto probabile che Aiello stia svolgendo egregiamente il suo compito altrimenti non potrebbe spiegarsi la proroga che gli è stata accordata (l`incarico originario è scaduto il 1 luglio) fino al 31 dicembre 2011.  
Potremmo dire che non c`è due senza tre, citando un celebre proverbio che sta bene se applicato alla burocrazia della Regione Calabria. Prendiamo il caso di Giuseppe Luigi Multari, 70 anni, con una carriera amministrativa di prim`ordine e riconfermato (la decisione dell`Ufficio di presidenza è arrivata a fine luglio) nel ruolo di dirigente del Settore segreteria assemblea e, ad interim, del Servizio affari istituzionali. Incarichi di vertice che ha raggiunto nel corso della carriera da dipendente del consiglio regionale pur non essendo laureato. Il problema è però sorto dopo, quando Multari ha raggiunto la pensione di anzianità. Per non privarsi del suo valido supporto, prima l`allora presidente Peppe Bova, poi il suo successore Franco Talarico gli hanno conferito un incarico di consulenza esterna. Peccato, e ci risiamo, che entrambi gli inquilini di Palazzo Campanella abbiano, anche qui, aggirato i vincoli imposti dalla legge: la Finanziaria nazionale del 2007 ha infatti introdotto l`obbligo della laurea per questo tipo di contratti. Possibile che al quarto piano del palazzo, dove hanno sede gli uffici del presidente del Consiglio, nessuno se ne sia accorto?

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