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Tariffa dell`acqua sbagliata, diffida alla Regione

CATANZARO Tutto sbagliato, tutto da rifare. La citazione di Gino Bartali è perfetta per raccontare dieci anni del sistema idrico calabrese. Perché le tariffe della “nostra” acqua non sono né troppo…

Pubblicato il: 24/03/2012 – 11:48
Tariffa dell`acqua sbagliata, diffida alla Regione

CATANZARO Tutto sbagliato, tutto da rifare. La citazione di Gino Bartali è perfetta per raccontare dieci anni del sistema idrico calabrese. Perché le tariffe della “nostra” acqua non sono né troppo alte né troppo basse: sono sbagliate. Colpa di una divisione errata: un banale errore costato ai cittadini (a quelli che pagano regolarmente) qualche milione di euro.
È questo uno degli aspetti fondanti della diffida che, stamattina, il comitato per l`acqua pubblica ha presentato a Palazzo de Nobili, a Catanzaro. Un documento puntellato da anomalie (nel rapporto tra pubblico e privato) e rilievi della magistratura contabile, contenuti in una relazione resa pubblica il 5 dicembre 2011.
Il pasticciaccio della tariffa arrotondata per eccesso era stato denunciato sul numero del “Corriere della Calabria” in edicola il 29 settembre 2011. Il tema è stato ripreso nella deliberazione della Corte dei conti. Quirino Lorelli, relatore che ha presentato l`analisi, ha avuto parole molto chiare: «I valori di tariffa indicati nella convenzione del 2003 scontano un errore di arrotondamento nella conversione dalla lira all`euro rispetto al valore di cambio. Infatti l`esatta conversione del primo valore di tariffa stabilito in 286,04 lire risulta pari a 0,147727 euro e non pari a 0,15 euro; la conversione del secondo valore di tariffa stabilito in 468,75 lire risulta pari a 0,242089 euro e non pari a 0,25 euro. La tariffa ha registrato pertanto un aumento immediato per l`acqua fornita “a gravità” dell`1,5386% e per quella fornita “per sollevamento” del 3,2678%».
Come se non bastasse, il costo dell`acqua era già stato fissato da una delibera precedente, approvata nel 2002, a una cifra ancora più bassa. Doppio aumento, dunque. E nessuno se n`è mai accorto. Ancor prima di applicarle, le tariffe sono schizzate verso l’alto. E se l’errore può apparire veniale (per quanto inspiegabile), i suoi effetti vanno moltiplicati per la fornitura media annua erogata ai Comuni calabresi, che si aggira intorno ai 90 milioni di metri cubi per l’acqua a gravità e 170 milioni per quella a sollevamento. Gli attivisti del Comitato per l’acqua pubblica hanno provato a fare due conti: è saltato fuori che la differenza tra le tariffe inesatte e quelle corrette è costata circa 1,8 milioni di euro all’anno. Il calcolo, però, è per difetto: l’incidenza più pesante deriva dal fatto che le tariffe “sbagliate” sono state considerate come base per gli adeguamenti successivi. Un effetto domino che si è manifestato nel corso degli anni.
Altri aspetti della tariffa formano le premesse della diffida.  Sorical, società che gestisce l`acqua, ha calcolato – sempre secondo la Corte dei conti – il costo del liquido applicando il tasso d`inflazione sbagliato, «con evidente aggravio per i comuni acquirenti l’acqua».
Le censure della magistratura contabile toccano altri ambiti del rapporto tra Sorical e Regione. Emerge la mancanza di controllo del pubblico sul privato. Per i giudici non è stato possibile verificare se le risorse trasferite a Sorical «siano state effettivamente dall`azienda utilizzate per la realizzazione delle opere progettate, non avendo la Regione Calabria documentato di avere “provveduto alla verifica puntuale del completamento e del collaudo delle medesime”».
Il comitato punta poi sulla «confusione amministrativa e di azione politica» nella costruzione degli Ambiti territoriali ottimali e rileva «una menomazione dei diritti e degli interessi di tutti i cittadini essendosi verificata una vera e propria abdicazione della Regione al ruolo pubblico di regolazione del settore idrico».
Da rilievi e osservazioni scaturisce l`invito alla Regione « ad assumere tutte le determinazioni propedeutiche a che venga adottato in tempi relativamente brevi (e previa urgente indizione di una conferenza regionale) un testo unico regionale sull’acqua», che «dovrà riattribuire le competenze e le funzioni amministrative indebitamente sottratte ai comuni calabresi e dovrà ridefinire le funzioni regionali eminentemente programmatorie così come assegnate dal codice ambientale».
Alla luce degli errori nella determinazione della tariffa, anche i crediti vantati dalla Sorical nei confronti dei Comuni sono tutti da ricalcolare. Così come le transazioni già chiuse, una sorta di piano di rientro per aiutare gli enti locali a restituire le somme dovute. Il caos, normativo e finanziario, è totale. Ed è la conseguenza di dieci anni di rapporti troppo “allegri” tra pubblico e privato. E di un singolo errore di calcolo dalle conseguenze devastanti. Sarebbe bastata una calcolatrice. Invece è tutto da rifare.

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