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Why not, le accuse fra Adamo e Naccari e il verbale del Consiglio

In primo piano, messo a fuoco da anni e anni di indagini, un emendamento al bilancio regionale che consente di aprire nuovi ipermercati nelle principali città calabresi. Sullo sfondo la politica re…

Pubblicato il: 01/04/2012 – 19:34
Why not, le accuse fra Adamo e Naccari e il verbale del Consiglio

In primo piano, messo a fuoco da anni e anni di indagini, un emendamento al bilancio regionale che consente di aprire nuovi ipermercati nelle principali città calabresi. Sullo sfondo la politica regionale, l’amministrazione della cosa pubblica piegata agli interessi dei gruppi imprenditoriali. Le dichiarazioni spontanee fatte da Nicola Adamo al processo Why not hanno innescato una brutta polemica fra due ex compagni di partito che presto potrebbero tornare ad esserlo: Nicola Adamo da una parte e Demetrio Naccari Carlizzi dall’altra. Un match che si combatte su due ring: l’aula del tribunale di Catanzaro dove si celebra il processo Why not e i mass media regionali.
Riavvolgiamo brevemente il nastro degli ultimi due round e forniamo ai nostri lettori un documento: il verbale del consiglio regionale che, il 15 giugno del 2006, si occupò di quel maledetto “secondo comma dell’articolo 29 della legge regionale 1 gennaio 2006”.

Quel maledetto secondo comma
Come potete leggere nel verbale che trovate in allegato, l’abrogazione del “secondo comma dell’articolo 29 della legge regionale 1 gennaio 2006” viene richiesta da Naccari Carlizzi, Tallini, Crea, Borrello, Guerriero e Chieffallo. Non c’è nessun cosentino e non è un caso. I consiglieri vogliono infatti abrogare una norma che consente – tenuto conto di determinate caratteristiche tecniche con le quali non vi tediamo – di aprire nuovi ipermercati nel centri calabresi superiori ai 50.000 abitanti. Praticamente nei cinque capoluoghi. Una norma che era passata in Consiglio sottotraccia, perché era inserita in un maxiemendamento che comprendeva il bilancio della Regione. Le fanfare annunciarono al massimo volume lo storico traguardo tagliato per la prima volta nella storia della Calabria dalla giunta targata Loiero: l’approvazione del Bilancio, appunto, entro il 31 dicembre. Per ottenere questo storico risultato si fece un unico documento di una miriade di provvedimenti di natura diversissima tra di loro. Molti, all’epoca dei fatti, sorrisero della cosa. Lo stratagemma era da sempre usato per far passare leggine “ad personam” evitando il dibattito in aula che ne avrebbe messo in forse l’esito.
Ad appoggiare i malpensanti una coincidenza in effetti davvero singolare. Lunedì sera il Consiglio apre una finestra per consentire l’apertura di un ipermercato in ogni capoluogo, martedì mattina un gruppo imprenditoriale – la Despar, che fa capo ad Antonino Gatto – presenta cinque richieste di concessioni per l’apertura di cinque ipermercati Despar nei cinque capoluoghi. Quando si dice il fiuto per gli affari.
Ma Gatto, in Calabria, non è l’unico gigante della grande distribuzione. E il suo colpaccio deve aver fatto arrabbiare i suoi concorrenti. Che si mettono al lavoro per affossare il piano del rivale. Perché, intendiamoci, se la cosa è diventata un bubbone non è certo per tutelare gli interessi dei calabresi. I gruppi si vanno posizionando secondo filiere economiche, politiche, territoriali. Poi parte uno scontro che porta in tribunale mezza classe dirigente della Calabria: è il ciclone Why not.

Nicola Adamo
Mercoledì 28 Nicola Adamo è nell’aula del tribunale di Catanzaro dove si tengono le udienze del processo Why not. L’ex vicepresidente della giunta Loiero prende la parola e rilascia dichiarazioni spontanee per circa mezz’ora. E’ la prima volta che parla, anche se preferisce non rispondere alle domande del pm. Lo fa consultando un ampio fascicolo pieno di carte e concentrando il suo intervento sulla norma per la grande distribuzione. «Non ho firmato il maxiemendamento che conteneva le norme sulla grande distribuzione perché non sono stato né l`estensore, né il proponente e né l`ideatore – dice al giudice – Nell`ultima pagina del maxiemendamento c`era il nome e la firma del presidente della commissione regionale Bilancio, Demetrio Naccari Carlizzi, mentre era stato scritto solo il mio nome senza la firma».
L’assessore al Bilancio della giunta Loiero insiste sull’urgenza di approvare la finanziaria regionale entro il 31 dicembre e spiega la genesi del maxiemendamento portato in aula da Naccari Carlizzi (presidente della commissione Bilancio). Sostiene di non essersi occupato della questione della grande distribuzione perché «quando voglio fare una cosa ci metto la faccia – ha aggiunto – e lo dimostra il maxiemendamento ad un bilancio successivo, che conteneva altre norme, che ho firmato in tutte le pagine e trasmesso con un`apposita lettera. Su quello precedente, invece, mi riferisco a quello con le norme della grande distribuzione, non c`è la mia firma e non ci sono lettere di trasmissioni. E francamente, se avessi voluto fare un provvedimento in favore dell`imprenditore Gatto, lo avrei fatto approvare in giunta regionale considerato che potevo contare su otto degli 11 assessori, che erano tutti cosentini».
Insomma, lui non ha fatto gli interessi di Gatto. I magistrati andassero a riguardare gli atti per giudicare meglio. E sposta il mirino su Demetrio Naccari Carlizzi.

Demetrio Naccari Carlizzi
Il consigliere regionale reggino giovedì mattina apre il giornale e salta sulla poltrona. L’accusa è pesante e proviene da un ex compagno di partito che, tra l’altro, presto potrebbe rientrare nel gruppo del Pd e sedere con lui fra i banchi della minoranza a Palazzo Campanella. Si riguarda le carte e in serata trasmette la sua controffensiva.
«Capisco che Adamo debba difendersi in qualche modo essendo sotto processo, mentre io da testimone indicato dalla Procura della Repubblica sono per legge obbligato a dire la verità – scrive in una nota – Trovo però risibile che decida di ricordare a suo piacimento le vicende. Tutti i calabresi si possono fare un’idea direttamente e senza alcuna intermediazione interessata leggendo sul sito del consiglio regionale i resoconti del dibattito in Assemblea a partire dalla seduta di giovedì 15 giugno 2006 circa l’abrogazione della norma incriminata. In quella seduta come nelle successive emerge chiaro chi come Adamo ha lavorato e “ha messo la propria faccia” per mantenere la norma in vigore e chi la voleva senz’altro abrogare».
Abrogare la norma, ripetiamo, significa impedire la costruzione degli ipermercati, mantenerla in vigore significa consentirla. E la lettura del verbale della seduta che potete leggere a parte è, sotto questo profilo, illuminante.
«D’altra parte – ricorda ancora Naccari Carlizzi – allora presentai un’interrogazione sull’argomento, scrissi una lettera ai Comuni per anticipare l’abrogazione e affinché non procedessero al rilascio di autorizzazioni, feci approvare in commissione l’abrogazione della norma a tempo di record, scrissi al presidente Bova per sollecitare l’inserimento all’ordine del giorno della proposta di abrogazione, diventato assessore inserii nel collegato alla finanziaria la norma di abrogazione poi approvata dal Consiglio».
Poi, fedele al motto “venenum in cauda”, il consigliere del Pd conclude: «Che Adamo sia arrivato in serata in commissione e abbia quindi glissato scientemente nell’apporre la sua firma al testo che mi era stato trasmesso dal suo dipartimento in mattinata non lo trovo una circostanza utile a dimostrare alcunché semmai fa dubitare circa la sua buonafede».

Il verbale
Sfrondato di pause, ripetizioni e convenevoli fra consiglieri, il verbale della seduta del 15 giugno 2006 riesce utile alla ricostruzione dei fatti. Il primo a parlare è Naccari Carlizzi, che chiede l’abrogazione del comma ritenendo la questione troppo importante per essere approvata senza un dibattito in Consiglio. Subito dopo chiede la parola Nicola Adamo, per il quale il provvedimento «va da sé che non pone problemi». L’assessore al Bilancio difende l’iter della norma e conclude: «Se questo è io non vedo la ragione per la quale dobbiamo pervenire alla soppressione di questo comma, a meno che non ci siano ragioni tali che ci convincano di un potenziale danno che questa norma potreb
be fare, ma non a singoli potenziali soggetti beneficiari che allo stato non ci sono, ma alla pubblica amministrazione». La norma, quindi, non danneggia nessuno e abrogarla sarebbe un errore. Ma non tutti in aula la pensano allo stesso modo e gli schieramenti prendono forma nelle dichiarazioni. Tocca al catanzarese Mimmo Tallini sostenere che le cose non stanno come le racconta Nicola Adamo: «Il giorno in cui è stata pubblicata sul Burc la legge finanziaria – ricorda il consigliere che all’epoca militava nell’Udeur, quindi membro della stessa coalizione di Nicola Adamo – un imprenditore ha presentato nelle cinque realtà dove si riapriva il piano commerciale, 5 progetti edilizi con relative 5 richieste, saturando per intero la domanda che si riapriva alla categoria imprenditoriale attraverso quella norma camuffata nella legge finanziaria che nessuno ha potuto discutere. Le ricordo, Vicepresidente, che questa cosa ha fatto indignare non solo tutti gli altri imprenditori per cui non abbiamo fatto una cosa giusta per la categoria, ma ha fatto indignare anche tutte quelle associazioni di categoria che difendono i piccoli commercianti». Ecco comparire quindi quei “danneggiati” che Adamo non individuava: i piccoli commercianti calabresi, ma anche i grandi distributori rivali di Gatto. Come ad esempio il catanzarese Floriano Noto, timoniere della catena Auchan.
Giova badare alle sigle politiche di chi interviene ma anche alla provenienza geografica nella successione degli interventi. Perché le alleanze politiche passano evidentemente in secondo piano rispetto al territorio. Franco Morelli, per esempio, da cosentino si pone a sostegno delle tesi di Adamo anche se siede fra i banchi del Pdl e lo stesso fa il paolano Antonio Pizzini. Più coerente con il suo ruolo di oppositore è invece Sergio Abramo che, come Tallini, è per l’abrogazione della norma: «Noi vogliamo solamente che su un’attività così importante come quelle commerciali si apra una discussione in Consiglio regionale, dopo uno studio approfondito da parte delle strutture regionali;  e non con  una letterina da parte del dirigente che in pochissimo tempo ha definito un piano che è stato fatto dal precedente consiglio regionale, che ha definito che ci possono essere in alcune zone della Calabria delle aree da ristrutturare, per esempio, per poter aprire attività di supermercati».
Adamo interviene ripetutamente nel dibattito, cercando sempre di disinnescare le obiezioni di quanti si battono per l’abrogazione della norma: «La legge, la norma per come formulata non va nella direzione che qui motiva le preoccupazioni o le valutazioni che ne propongono la soppressione». Cerca strumenti tecnici che gli consentano di salvarla evitando il passaggio in Consiglio. Alla fine i lavori vengono sospesi, le diplomazia lavorano sotto traccia ma non si riesce a trovare la quadra e non resta che una soluzione: «Si propone – recita il verbale – di rinviare unitariamente il provvedimento alla seconda Commissione che è già prevista per il pomeriggio del 22 giugno p.v. Siccome le ragioni della intesa chiamano in campo anche la quarta Commissione, quella che riguarda gli strumenti urbanistici, la seconda Commissione si riunirà il pomeriggio del 22 in seduta congiunta con la quarta Commissione».
Il blitz non è riuscito. Presto le fazioni inizieranno a litigare sul serio e la cosa passerà all’attenzione della magistratura. Why not ha inizio.

Grande distribuzione in consiglio regionale

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