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Confitarma boccia il porto ma la politica non se ne accorge

Meno 17 per cento. Il dato, che riguarda il calo di traffico merci registrato nel porto di Gioia Tauro l`anno scorso, è drammatico ma sembra non interessare nessuno. Mentre secondo i numeri recente…

Pubblicato il: 09/04/2012 – 14:16
Confitarma boccia il porto ma la politica non se ne accorge

Meno 17 per cento. Il dato, che riguarda il calo di traffico merci registrato nel porto di Gioia Tauro l`anno scorso, è drammatico ma sembra non interessare nessuno. Mentre secondo i numeri recentemente pubblicati da Confetra (la Confederazione degli operatori della logistica) lo scalo di Trieste è invece cresciuto nel 2011 del 39 per cento, questo impietoso raffronto tra livelli così diversi è tutt`altro che al centro del dibattito politico nella nostra regione. Argomento depennato, questo della crisi inesorabile sulle banchine gioiesi che, è il caso di ricordare, non dipende più dalla congiuntura economica internazionale negativa, bensì dalla scarsa attrattiva del sistema portuale locale per gli operatori marittimi.
Imprenditori, politici, rappresentanti delle istituzioni hanno recentemente esultato per l`operazione societaria che ha portato un gruppo olandese (Til) nell`azionariato di Medcenter – gestore del porto che ha denunciato perdite di esercizio fino a 10 milioni annui – la stessa prontezza non si è avuta in queste settimane dopo l`ufficializzazione di quello che è un vero e proprio tracollo dei volumi movimentati nel terminal calabrese.
Del resto, l`innesto degli olandesi nella cabina di regia del porto – che è stato salutato favorevolmente per via dei rapporti di partnership tra Til e il colosso Msc – non ha portato quei nuovi benefici che tutti si aspettavano, tanto è vero che non è diminuito il numero di cassintegrati (poco meno di 1000) che si contano nell`azienda terminalista e in quelle che lavorano nell`indotto.
Per far capire quanto il 2011 sia stato un anno infausto per Gioia Tauro, e quanto invece sia stato felice per i porti competitor, basta citare gli altri dati assemblati da Confitarma. A Trieste si sono concentrate grosse compagnie che prima scalavano il porto calabrese, Hanjin e Maersk su tutte, approfittando degli investimenti rilevanti che i privati hanno fatto in questi anni per far tornare lo scalo giuliano la prima vera porta del Mediterraneo verso il mercato del Centro Europa.
Mentre Gioia Tauro crolla, soprattutto per via della fuga di Maersk – che nel silenzio generale della politica calabrese continua a mantenere il 33 per cento delle quote di Medcenter – i porti del Nord Africa crescono: Tangeri (+10 per cento) e Port Said (+7). Con un`aggravante, anche questa rimossa dal dibattito politico in Calabria, ovvero che la crescita del terminal marocchino è stata propiziata dal significativo investimento di Contship, che rimane il socio di maggioranza dentro Medcenter. E la globalizzazione, bellezza! Anche se la politica calabrese non se ne accorge.

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