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Battaglia: «Le imprese non reggono più, Bersani ne parli al governo»

«Il segretario del Pd Bersani deve con forza rappresentare al governo di cui fa parte le esigenze e i drammi delle imprese calabresi e meridionali che vivono una situazione completamente diversa da…

Pubblicato il: 27/04/2012 – 16:05
Battaglia: «Le imprese non reggono più, Bersani ne parli al governo»

«Il segretario del Pd Bersani deve con forza rappresentare al governo di cui fa parte le esigenze e i drammi delle imprese calabresi e meridionali che vivono una situazione completamente diversa dal resto del Paese». Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale del Pd Demetrio Battaglia. «A Reggio, in Calabria e nel Meridione, forse molto più che altrove – sostiene il membro dell`assemblea di palazzo Campanella – non possiamo più parlare soltanto e semplicemente di ritardati pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Bisogna prenderne atto: siamo di fronte a un fenomeno di veri mancati pagamenti. Come se lo Stato avesse iniziato a bidonare le aziende alle quali ha commissionato qualcosa. Le imprese non reggono più. Sono strette in una tenaglia infernale. Stato ed enti locali non tirano fuori un euro. Le banche, che lo sanno, non erogano credito. Equitalia, intanto, mette spesso in campo un`azione demolitrice. Le amministrazioni pretendono poi il durc non per il periodo in cui è maturato il credito ma alla data del momento di liquidazione che avviene dopo anni. È la tempesta perfetta quella che sta affondando le aziende; una tempesta che non lascerà in piedi niente e nessuno se non verrà fermata».
Battaglia evidenzia che quanto sta avvenendo non potrà essere fermato «con l`azione debole messa in campo dal governo. La cessione del credito non può essere pro solvendo come si ipotizza ma pro soluto, così come la certificazione del debito deve essere imposta per legge a tutte le amministrazioni altrimenti, soprattutto quelle meridionali, non rilasceranno mai certificazioni. Questo quadro, se possibile, diventa ancor più drammatico in Calabria dove i capitali di riserva delle aziende sono praticamente inesistenti. Ecco perché noi siamo, con gran parte del Mezzogiorno, un caso nazionale specifico. Nella nostra terra – dice ancora Battaglia – le imprese non sono penalizzate per qualche mese di ritardo come nel resto dell`Italia, ma sono massacrate da pagamenti erogati dopo anni di ritardo. Accade perché noi viaggiamo ad una velocità diversa dal resto dell`Italia. So benissimo che anche noi, la Calabria e il Mezzogiorno, dobbiamo fare la nostra parte, che sarà faticosa e dolorosa specie per classi dirigenti che si sono cullate sull`illusione che i nodi dello sviluppo non arrivassero mai al pettine. Dobbiamo capire che non è, e non sarà mai più come ci si era illusi potesse durare. Scelte rigorose al Sud, quindi».
Per l`esponente del Pd, «oggi non camminiamo con una velocità diversa come negli anni `70, siamo fermi. Per ripartire è indispensabile però che nell`agenda del governo nazionale il Pd imponga la priorità del Mezzogiorno con tutti i suoi problemi a partire dalle esigenze delle imprese. In questi anni il governo Berlusconi ha demonizzato e demolito il Sud considerandolo la palla al piede del Paese. Si tratta di rovesciare quella impostazione guardando al Mezzogiorno come a un`occasione e una risorsa per far crescere la produttività e la ricchezza dell`intero Paese. Il Pd ha le carte in regola per affrontare questo grande problema. Bisogna bloccare il rischio che le istanze nazionali del Meridione vengano rappresentante dalle forze che hanno preteso (ed ottenuto) la sua emarginazione o da confusi populismi incontrollati. Il Sud, da questo punto di vista ha già dato. Bene fa il Pd a sostenere oggi alcune questioni di principio generale ma farebbe un errore se non le collocasse per intero dentro un progetto che punti con determinazione alla soluzione del problema meridionale».
Demetrio Battaglia conclude affermando che «l`emarginazione del Sud, come ormai sanno e ripetono tutti gli esperti non solo significherebbe altri terribili sacrifici per la nostra terra ma anche la rinuncia e ricomporre le contraddizioni che impediscono a tutto il paese, a Nord e a Sud, di crescere».

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