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«Lo Stato lavora contro le mafie»

REGGIO CALABRIA «Lo Stato siamo tutti noi». Una affermazione incontestabile, che Annamaria Cancellieri pronuncia proprio per sottolineare la necessità di un impegno corale nella lotta alla ‘ndrangh…

Pubblicato il: 03/05/2012 – 14:59
«Lo Stato lavora contro le mafie»

REGGIO CALABRIA «Lo Stato siamo tutti noi». Una affermazione incontestabile, che Annamaria Cancellieri pronuncia proprio per sottolineare la necessità di un impegno corale nella lotta alla ‘ndrangheta. Il ministro dell’Interno è arrivata questa mattina a Reggio per prendere parte alla commemorazione per il trentennale della morte di Gennaro Musella, l’ingegnere salernitano ucciso la mattina del 3 maggio dell’82. Cancellieri non vuole commentare le recenti vicende giudiziarie che vedono protagonista il governatore calabrese Peppe Scopelliti. Vuole, invece, ribadire l’importanza di creare una nuova coscienza civile, decisiva per le sorti della Calabria: «Lo Stato – ha detto – deve lavorare per favorire la prevenzione del fenomeno mafioso. Quando diventa sceriffo vuol dire che altri sistemi non hanno funzionato». Serve quindi una nuova formazione culturale. Soprattutto, servono esempi positivi. Come quello di Gennaro Musella, la cui morte, secondo il ministro dell’Interno,  «non è stata vana: il suo sacrificio lancia un messaggio di speranza. È morto perché voleva essere un uomo». Poi, rivolta ai giovani delle scuole che hanno affollato il teatro “Cilea” di Reggio: «Pretendete di essere uomini e di esercitare i vostri diritti. Non consentite a nessuno di rubarvi la vostra dignità».
Oltre alla Cancellieri, l’evento di stamattina ha visto la partecipazione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e di molti rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sottosegretario alla Pubblica istruzione Elena Ugolini, il presidente del consiglio regionale della Calabria Franco Talarico, il sindaco di Reggio Demetrio Arena, i procuratori Ottavio Sferlazza, Giuseppe Lombardo, Michele Prestipino, Giuseppe Creazzo e il capo della Procura generale Salvatore Di Landro. «La damnatio memoriae – ha detto Grasso – non funziona per Gennaro Musella, un esempio per chi oggi delegittima i comportamenti della mafia». L’imprenditore salernitano pagò cara la sua opposizione alla ‘ndrangheta. Aveva denunciato alla autorità i meccanismi illeciti che si celavano dietro la gara d’appalto per la costruzione del porto di Bagnara Calabra. Le cosche risposero piazzando una bomba nella sua auto. Nel luogo di quella strage, questa mattina è stata scoperta una targa marmorea donata dal consiglio regionale della Calabria. Il drappo rosso che la ricopriva è stato rimosso dallo stesso Grasso e dalla figlia dell’imprenditore salernitano, Adriana, anima dell’associazione antimafia “Riferimenti” che da quasi vent’anni si batte per mantenere vivo il ricordo di Musella e delle altre vittime delle mafie. Proprio lei, in lacrime, ha ricordato l’importanza dell’evento di questa mattina: «Oggi avviene il riscatto di quella morte. Negli anni ho creduto fortemente che l’unico modo per dare un senso a quella uccisione fosse risvegliare le coscienze, in una città dove si negava perfino l’esistenza stessa della ‘ndrangheta». «Eppure – ha continuato Musella – in questa terra ancora oggi c’è qualcuno che dice che non bisogna parlare di mafia. Dunque la battaglia è ancora dura». Nel corso della manifestazione, il ministro dell’Interno ha consegnato ad Adriana Musella una targa donata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È stato inoltre posto all’attenzione della Cancellieri il problema dei Vigili del fuoco di Reggio, alle prese con seri problemi logistici in seguito a un incendio divampato nella sede locale della compagnia.

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