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Caso Catanzaro, Battaglia ricorda il precedente di Reggio

«La possibilità di ripetere il voto in tutto o in parte a Catanzaro, ove il tribunale amministrativo dovesse verificare violazione di legge a seguito dei ricorsi preannunciati, non deve essere viss…

Pubblicato il: 24/05/2012 – 12:50
Caso Catanzaro, Battaglia ricorda il precedente di Reggio

«La possibilità di ripetere il voto in tutto o in parte a Catanzaro, ove il tribunale amministrativo dovesse verificare violazione di legge a seguito dei ricorsi preannunciati, non deve essere vissuta come un’onta per la città o vista come sconfitta per la politica o di una parte di essa». Ad affermarlo è il consigliere regionale del Pd, Demetrio Battaglia, che ricorda come in Calabria ci sia «un precedente di una grande città che ritornò senza drammi a votare sia pure parzialmente. Nella tornata elettorale del 1980 il Tar annullò le elezioni comunali di Reggio Calabria a seguito di numerose violazioni di legge». Ovvero «schede non timbrate, verbali non firmati, numero di schede votate superiore ai votanti, assenza di tabelle e di verbali, irregolarità nella consegna dei verbali e delle schede al seggio numero uno».
«Insomma – prosegue Battaglia – in diverse sezioni della città in quel 1980 scoppiò un vero e proprio caos, malgrado la presenza e il controllo della possente macchina organizzativa che in quel periodo i partiti possedevano, con rappresentanti di lista preparati e decisi  che non lasciavano un attimo i seggi e la presenza di scrutatori di fiducia che all’epoca venivano indicati all’ufficio elettorale comunale da tutti i partiti in proporzione alla loro forza elettorale». Il consigliere regionale democrat ritiene che «in ragione della presenza massiccia dei partiti ai seggi, probabilmente non ci furono imbrogli a Reggio Calabria, ma solo errori frutto di negligenza, stanchezza, confusione. In quella occasione la Democrazia Cristiana che aveva stravinto le elezioni accettò senza un minimo di polemica la sentenza del Tar che annullava l’intero procedimento elettorale con possibili effetti devastanti per la Dc e poi serenamente l’annullamento parziale del Consiglio di Stato che dispose la ripetizione del voto in tre seggi cittadini».
Ripetizione del voto che, ricorda ancora Demetrio Battaglia, all’epoca esponente della stessa Dc, «si rivelò traumatico. Non furono rieletti il sindaco in carica e diversi assessori, con un sistema elettorale chiaramente diverso. Questo significa che anche una ripetizione parziale può modificare il risultato complessivo». Per la cronaca, il sindaco della città dello Stretto che era stato eletto dal consiglio comunale e che poi restò fuori da palazzo San Giorgio era il compianto Oreste Granillo.
Battaglia argomenta dunque che «alla luce di tante esperienze è giunto comunque il tempo di una riforma della legge che regola l’elezione dei sindaci. Un primo punto di discussione se si vuole recuperare il vero senso della partecipazione deve essere la limitazione del numero di liste che il candidato sindaco può collegare al suo nome» oltre alla «eliminazione dai voti validi i voti delle liste che non superano uno sbarramento. Questo a mio giudizio serve per riconquistare spazi di democrazia. Oggi spesso assistiamo più che a una campagna elettorale a una campagna acquisti di candidati per riempire le liste e condizionare poi il voto. Non sempre molte liste – conclude l’esponente del Pd a palazzo Campanella – sono esempio di pluralismo e libertà».

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