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Nuove geografie criminali, il lavoro della Dda

CATANZARO Le nuove geografie criminali nel distretto di Catanzaro, le scelte operative nel contrasto alla `ndrangheta, i delicati rapporti con la polizia giudiziaria, la fedeltà degli agenti, i punti…

Pubblicato il: 18/07/2012 – 13:52
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Nuove geografie criminali, il lavoro della Dda

CATANZARO Le nuove geografie criminali nel distretto di Catanzaro, le scelte operative nel contrasto alla `ndrangheta, i delicati rapporti con la polizia giudiziaria, la fedeltà degli agenti, i punti di forza e di debolezza nell`attività dell`Ufficio e le strategie per il futuro. E la fotografia della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro tratteggiata dal procuratore aggiunto, Giuseppe Borrelli. Quello dell`ultimo anno e mezzo di attività è «un bilancio decisamente positivo, anche se si può fare di più». «Su Cosenza – ha spiegato Borrelli – abbiamo colpito pesantemente il clan Lanzino, con l`operazione Terminator IV e siamo riusciti a trarre in arresto un pericoloso latitante, Francesco Presta. Su Paola abbiamo completato un lavoro di portata decennale con l`operazione “Tela del Ragno”. Su Soverato abbiamo praticamente azzerato la cosca Procopio-Sia-Lentini. E soprattutto, su Lamezia, siamo riusciti a intervenire in maniera efficace, dopo molti anni, sulla cosca Giampà, che aveva un pieno controllo del territorio. Anche su Vibo, dove le indagini sono state più complesse, abbiamo conseguito significativi risultati. Le ordinanze cautelari sui Soriano e sul locale di Gerocarne, seppure non hanno riguardato gruppi egemoni, hanno comunque offerto un sollievo significativo a una popolazione sottoposta, da parte di queste organizzazioni, ad ogni tipo di angheria e sopruso. Ovviamente molto resta da fare. Ma siamo fiduciosi. Sappiamo quali sono i risultati di un`attività triennale e siamo sicuri che, dopo la pausa estiva, riusciremo a tradurli in esiti processuali». Quanto alle scelte operative nelle varie province del distretto Borrelli ha spiegato che «non c`è una priorità attribuita ad alcune zone a discapito di altre. I risultati delle indagini – prosegue – dipendono da molti fattori, primo dei quali la qualità degli organi investigativi che vi sono preposti. Ovviamente, però, vi erano zone in cui da tempo non si riusciva a intervenire efficacemente, per un complesso di fattori che prescindono dalla volontà di questo ufficio. E su queste, tra cui Lamezia, abbiamo concentrato le migliori capacità investigative che avevamo a disposizione». Sul capitolo risorse, uomini e mezzi Borrelli ha chiarito che «una risposta non può essere data in termini assoluti. In alcuni casi usufruiamo di reparti di primissimo livello e di dirigenti che possono essere considerati straordinari. Voglio ricordare, in proposito, l`eccezionale lavoro svolto dalla squadra mobile, dal Ros, dal Gico e dalla Dia di Catanzaro. In altri casi la situazione è decisamente differente e abbiamo provveduto a segnalarla agli organi competenti, chiedendo una decisa svolta in termini qualitativi prima ancora che quantitativi. Siamo convinti che le nostre parole saranno ascoltate perché talvolta abbiamo registrato ritardi imbarazzanti. Talune delle operazioni che abbiamo realizzato nel corso dell`anno sono state fondate su materiale raccolto molti anni fa e mai utilizzato. Ma le indagini servono anche al monitoraggio della situazione in atto su un determinato territorio e l`afflusso delle notizie deve essere continuo e non sporadico». Soffermandosi sull`attività della polizia giudiziaria nelle indagini antimafia, che a volte sono state prodotte da singoli addetti alla sicurezza sul territorio, Borrelli ha precisato che «su questo punto abbiamo introdotto una decisa inversione di tendenza, privilegiando la valorizzazione dei reparti alla utilizzazione di battitori più o meno liberi. La lotta alla mafia si fa creando strutture e non facendola dipendere da singoli ufficiali di polizia giudiziaria che possono cambiare nel tempo e che, comunque, assicurano prodotti di livello qualitativo approssimativo. Uno dei problemi che ci siamo trovati a sviluppare, ad esempio, è stata la gestione delle intercettazioni. Mi è sembrato francamente incredibile scoprire che complesse indagini si chiudessero senza che il materiale intercettivo fosse stato pienamente sviluppato e analizzato. Questo ha comportato la perdita irreparabile di fonti di prova di cui nessuno conoscerà mai l`importanza, dato che quelle intercettazioni difficilmente qualcuno le ascolterà più. Quanto poi alla sufficienza delle risorse la risposta è sotto gli occhi di tutti, se si pensa che reparti investigativi operano in territori ad altissima densità `ndranghetistica con 15 o 20 uomini. Ma ripeto, non è solo un problema di quantità. In altre zone, dove le risorse sono numericamente sufficienti, si produce meno che in altri dove la situazione è opposta. Questo dipende dalle capacità e dall`entusiasmo degli uomini e dalle qualità di chi li comanda. Un esempio è costituito sicuramente dal nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo Valentia che sta producendo, in condizioni decisamente surreali in quanto a forze a disposizione, risultati che non esito a definire eccezionali e che saremo in grado di rendere pubblici a breve. Un problema diverso è quello della fedeltà degli apparati di polizia, sul quale mi sono già in passato intrattenuto. Oggi capiamo perché, per anni, le indagini in determinate zone non hanno prodotto nulla. È chiaro che si tratta di un settore sul quale intervenire: con la cautela che il caso richiede ma senza alcuna accondiscendenza». «Nel corso del prossimo anno – ha infine concluso Borrelli – ci proponiamo di incassare i risultati di tre anni di investigazioni. Siamo in possesso di risultati investigativi che vanno ora tradotti in richieste, ma ciò deve essere fatto bene e senza fretta, perché il principio sul quale ci siamo mossi dall`inizio è stato quello di evitare “operazioni” che dopo venti giorni vedono gli arrestati ritornare in libertà, acquisendo, anche nei confronti della popolazione, un`aura di impunità e ulteriore capacità di intimidazione. In questi anni ci siamo concentrati sulle organizzazioni di maggior potenza criminale. Ora dovremo dedicarci a quelle satelliti, ma soprattutto investigare sui rapporti della criminalità organizzata con la società civile, scoprendo le contiguità con l`imprenditoria e le professioni. Il principio che intendiamo affermare è che se si collude con i mafiosi non si può pretendere di essere poi trattati come non mafiosi. È una questione di scelte. Ma è indispensabile che tutti sappiano che si tratta di scelte impegnative, che non implicano solo vantaggi, ma anche costi, responsabilità e rischi».

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