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Il manifesto di Scalzo: «Nel Pd è finito il tempo degli errori. Una generazione deve farsi da parte»

CATANZARO Più che una presa di posizione contro «la corruzione, il cinismo, la stanchezza, i riti e le abitudini di ciò che è vecchio e ha fatto il suo tempo», quello di Salvatore Scalzo è un vero …

Pubblicato il: 07/08/2012 – 17:49
Il manifesto di Scalzo: «Nel Pd è finito il tempo degli errori. Una generazione deve farsi da parte»

CATANZARO Più che una presa di posizione contro «la corruzione, il cinismo, la stanchezza, i riti e le abitudini di ciò che è vecchio e ha fatto il suo tempo», quello di Salvatore Scalzo è un vero e proprio manifesto programmatico su cui il Pd dovrà fare leva per ricostruire una nuova identità. Il capogruppo del partito di Bersani nel consiglio comunale di Catanzaro è determinato nel progetto di apertura di un nuovo ciclo: «Il punto è semplice: i bilanci sono risicati, l’economia stantia e dunque i risultati di qualsivoglia cambiamento non saranno né immediati né celeri, costringendo la società civile ad una costante necessaria opera di collaborazione. Ma tale collaborazione risulterà impossibile in assenza di una classe politica riconosciuta come autorevole e credibile. Mai come in questi anni, mancante questo circuito virtuoso, la classe politica tenderebbe a privilegiare scelte a brevissimo termine, per costruirsi un briciolo di consenso attorno a se, e mai come in questi anni la società civile continuerebbe a corrompersi, o, con i suoi strati più vivi e dinamici, ad estraniarsi dalla vita della comunità e a inasprire il proprio rapporto con la classe dirigente politica. In secondo luogo, dopo un anno e oltre di osservazione delle dinamiche, spesso davvero poco condivisibili, interne ai partiti e a pezzi interi di politica, avverto la necessità diffusa di uno spirito nuovo che pervada i meccanismi della politica e si affianchi al cinismo e ai consumati riti di conservazione del potere. Senza un rinnovato moto di responsabilità e idealismo, non solo la Calabria ma l’Italia intera non ce la fa. Questo è il punto».
Scalzo questa volta vuole mettere le cose in chiaro: “no” alla rottamazione in stile Renzi ma “sì” «alla lettura dei tempi e delle necessità. In questa si gioca la vera sfida di Bersani, la promessa da lui fatta con continuità negli ultimi due anni su una nuova leadership nel Mezzogiorno e nella CalabrIa, importante al pari della mozione per la Calabria e della conferenza sul Mezzogiorno. C’è un popolo stanco al quale occorre offrire il senso di speranza e discontinuità e soprattutto l’emancipazione da meccanismi tradizionali di raccolta del consenso. Altrimenti si ripeteranno le occasioni perdute e si riporterà il partito e la stessa idea di sinistra ad una perversione conservatrice e annacquata che l’hanno caratterizzata in tempi neppure troppo lontani».
L`avviso di ultima chiamata è rivolto tanto ai dirigenti locali quanto a quelli nazionali del Pd: «La dirigenza ha il dovere di dirci con precisione quale sia la direzione che intenda percorrere e quale sia la propria lettura dei tempi. Devo dirlo adesso, che siamo alla vigilia di un quinquennio dove non si possono più commettere errori o sufficienze: si costruiranno le prossime esperienze di governo a livello nazionale e regionale. Il tempo degli errori è finito ed anche della Calabria che diventa territorio da sacrificare sull’altare dalla nazione, dove si devono sacrificare generazioni e prospettive per tenere il terreno calmo e fuori dai rischi di contaminazione delle instabilità. Dove si è spesso fatto di tutto pur di vincere, senza capire che questa è una regione dove prima ancora che vincere, occorre costruire le condizioni possibili per cambiare».
«Non esistono – avverte ancora Scalzo – discorsi superficiali di intesa e raccordi, in una regione con una storia complicata come la nostra, con la presenza di tante figure che hanno ritardato o ostacolato tradizioni e aspirazioni progressiste; occorre andare per un attimo oltre il partito, capire i sentimenti, lo stato d’animo e le necessità di chi è fuori dal partito, di chi è scettico, di chi non crede più. E’ li che occorre guardare e in base a quell’oceano di umanità che è oltre il recinto del partito, compiere le scelte più sensate. Che poi molte dovrebbero essere scontate: pubblicità e trasparenza assoluta delle spese; fissazione di regole interne ferree per quanto riguarda i processi congressuali e dei tesseramenti imponendo la pubblicità e l’aggiornamento costante a tutti gli iscritti (evitando i vecchi aggiustamenti di comodo); conferire priorità assoluta alle primarie generali per la scelta di tutti i Parlamentari (laddove una legge elettorale non dovesse favorire processi più democratici e inclusivi per la selezione delle candidature e l’elezione stessa); agire con determinazione per la rimozione dei privilegi dei consiglieri regionali, che non è solo un problema di dignità e decoro dinanzi ai cittadini tutti ma un problema di democrazia interna ai partiti, in quanto le strutture e le laute indennità dei consiglieri regionali creano, nei fatti, dei partiti nei partiti, che soffocano la libertà di circoli e iscritti; infine delle regole forti per disincentivare i trasformismi e quella visione del partito quale scatola usa e getta; investimento su energie forti, libere e preparate e su circuiti virtuosi con la società civile per lo studio dei programmi d’azione. D’Attorre ha espresso concetti forti e apprezzabili su questi temi. Ora bisogna arrivare alla finalizzazione».
Niente passi indietro, insomma. Scalzo, sul punto, non lascia spazio a dubbi di sorta: «Bisogna semplicemente prendere atto che pezzi di classe dirigente hanno chiaramente esaurito, non sempre per propria colpa, definitivamente il proprio compito, possono offrire tantissimo con il proprio senso di servizio al partito e ai nuovi gruppi dirigenti, ma la Calabria merita, se questo è l’interesse vero della dirigenza nazionale del Pd, un protagonismo diverso, una classe dirigente che esprima la migliore Calabria e il migliore Mezzogiorno oggi possibile, per preparazione, valori, competenze e passione. E in uno sforzo di adeguamento alla storia e alle necessità dei tempi, dobbiamo trarne tutte le conseguenze. Sapendo che il territorio di questa terra è ricco di splendide professionalità, con un senso alto della politica e dell’impegno civile, con una visione progressista e nuova della Regione. Io voglio far parte, come la maggioranza del mio partito, di un Pd che voglia vincere unicamente per cambiare la Calabria e narrare alla mia regione un futuro diverso. Tutto posso e voglio sentirmi dire, fuorché l’idea di stare in una formazione organizzata consunta dalle pratiche e uguale al resto delle forze politiche». C`è qualcuno disposto a dargli torto?

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