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A Reggio ai giornalisti è vietato fare domande. Meglio se si danno ai comizi

REGGIO CALABRIA La claque, a Reggio Calabria, non si spella le mani solo per i politici, quelli a cui si crede, nei confronti dei quali riporre fiducia, o semplicemente quelli a cui si deve chieder…

Pubblicato il: 28/09/2012 – 21:17
A Reggio ai giornalisti è vietato fare domande. Meglio se si danno ai comizi

REGGIO CALABRIA La claque, a Reggio Calabria, non si spella le mani solo per i politici, quelli a cui si crede, nei confronti dei quali riporre fiducia, o semplicemente quelli a cui si deve chiedere un favore. In riva allo Stretto ci sono nuove star – conferenzieri dal linguaggio forbìto –, e sono i giornalisti. Non tutti in realtà, solo alcuni. Professionisti che, non appena si presenta l’occasione, quando il tema trattato è quello giusto, sono ben pronti a prendere il microfono in mano e a pontificare: sui grandi sistemi politici, sulla morale pubblica, sulle vie d’uscita dalla crisi della città. Quelli che entrano a gamba tesa sulle questioni più scottanti, nei confronti delle quali dovrebbero essere invece semplici e professionali osservatori. Delle domande, invece, in questi casi non si ha traccia. Gli interrogativi lasciano piuttosto spazio alle asserzioni, ai giudizi apodittici. Meglio se di supporto ai promotori dell’iniziativa pubblica in corso.
Vittima di questa inedita, eccezionale (nel senso letterale), vanità è l`ormai “famoso” giornalista reggino che ha abituato i suoi colleghi (e tutti coloro che di solito partecipano alle conferenze stampa) a lunghi monologhi, prefati dall’annuncio di una imminente domanda. Che alla fine non arriva mai. Anzi, l’intervento è spesso concluso dagli applausi striscianti della platea. Già, perché a Reggio gli incontri con la stampa sono aperti a tutti – in genere ai simpatizzanti di una determinata area politica –, e non solo ai giornalisti, gli unici che, in teoria, dovrebbero essere ammessi a partecipare. L’ultimo esempio è avvenuto venerdì sera, in occasione della conferenza stampa indetta dal deputato e segretario nazionale del Pri Francesco Nucara.
Si parlava delle conseguenze nefaste di un possibile scioglimento del consiglio comunale reggino per le infiltrazioni della ‘ndrangheta. I toni erano accesi e le accuse agli ormai celeberrimi «nemici di Reggio» non sono mancate. Fin qui spazio ai politici. Poi arriva il turno dei giornalisti.
A questo punto il nostro si alza in piedi e guadagna il podio, profondendo grande passione in una vera e propria valutazione di merito, nella quale trova spazio la difesa all’operato della giunta comunale targata Arena e la stigmatizzazione di chi «tifa» per lo scioglimento dell’ente comunale. In più, l’esperto giornalista reggino non si è lasciato sfuggire l’occasione di parlare espressamente di presunti «depistaggi rispetto ai veri problemi della città». Finito? Assolutamente no, perché il nostro ne ha anche contro i suoi stessi colleghi, accusati senza mezzi termini di essere «megafoni dei partiti politici». Si sa, i decani hanno pur sempre l’obbligo di istruire le nuove generazioni.
Una riflessione articolata, dunque, conclusa con un punto. E con l’applauso di tutti. Anzi, prima di lasciare il microfono il giornalista più amato dalla platea si è rammaricato dello scarso tempo a disposizione per il suo “intervento”, chiedendo subito dopo a Nucara di invitarlo «a un convegno, così non ho problemi».
Il nostro non è nuovo a sortite del genere. Durante una conferenza stampa indetta dal governatore qualche mese fa, nella quale Scopelliti ha risposto pubblicamente alle accuse mossegli dal colonnello Valerio Giardina nell’ambito del processo “Meta”, il cronista in questione aveva richiesto la parola e si era cimentato in una difesa quasi d’ufficio nei confronti dell’ex sindaco di Reggio. Anche in questo caso, l’interrogativo finale si era perso nei meandri della sua, come sempre puntuale, riflessione.  
È pur sempre vero che il decano in parola non è il solo ad amare esternazioni del genere: da ieri comincia ad avere emulatori, anche loro  molto solerti nel ribadire le posizioni precedentemente espresse sia dal deputato repubblicano, sia dal sindaco di Reggio Demi Arena.
Si potrà obiettare: i giornalisti hanno diritto alle opinioni. Inutile sottolineare che è così. Piuttosto sarebbe più opportuno interrogarsi circa i tempi e i modi scelti per simili prese di posizione, anche alla luce del momento in cui versa la città di Reggio Calabria.
Atteggiamenti ancor più stonati se si considera che altri giornalisti, invece, vengono derisi o addirittura insultati se fanno quello che il loro lavoro richiederebbe: le domande. È successo sempre venerdì pomeriggio. Al termine di dette performance, la reporter Alessia Candito ha cercato di porre una domanda al parlamentare Nucara, ma è stata bloccata dalle invettive della platea vociante guidata da Oreste Romeo, coordinatore provinciale della lista “Scopelliti presidente”. Il quale, senza andare troppo per il sottile, ha accusato la giornalista di aver teso un «agguato» al segretario Pri. Solo perché aveva avuto l’ardire di fare una domanda.
Succede a Reggio, ormai già da un po’.
Resta solo da chiedersi che fine abbia fatto l’Ordine dei giornalisti.

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