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«Vivo con 600 euro. Posso essere un boss?»

REGGIO CALABRIA «Io vivo di stenti, non posso essere un boss». Il reggente della cosca Tegano nel quartiere Santa Caterina, Carmelo Murina, ha respinto ogni accusa nell`udienza del processo “Agatho…

Pubblicato il: 17/10/2012 – 13:34
«Vivo con 600 euro. Posso essere un boss?»

REGGIO CALABRIA «Io vivo di stenti, non posso essere un boss». Il reggente della cosca Tegano nel quartiere Santa Caterina, Carmelo Murina, ha respinto ogni accusa nell`udienza del processo “Agathos” che si sta celebrando con il rito ordinario davanti al Tribunale di Reggio Calabria. Rispondendo alle domande del pm Giuseppe Lombardo, l`imputato si è dichiarato innocente ed estraneo alle logiche di `ndrangheta.
«Come posso essere un boss – ha aggiunto Murina – se vivo con le 600 euro che mia moglie guadagna allo Spaccio alimentare».
Prima è stato sentito Francesco Trimboli, detto “Ciccio Mercatone”, che ha affermato di aver conosciuto bene il collaboratore Roberto Moio dal quale era solito essere chiamato «il principale. Non so nulla della cosca Tegano».
L`udienza si è conclusa con la deposizione di un altro imputato, Giuseppe Morabito, arrestato nell`aprile 2010 per favoreggiamento al boss latitante Giovanni Tegano. Morabito ha ricostruito il giorno del suo arresto sostenendo in aula quello che aveva già riferito ai magistrati l`indomani della cattura del mammasantissima di Archi avvenuta a Terreti all`interno dell`abitazione dell`imputato.
Quest`ultimo ha affermato di aver conosciuto il boss Tegano la sera del blitz della squadra mobile. Il latitante, stando alla sua versione, è stato accompagnato a Terreti, da Giancarlo Siciliano (un altro fiancheggiatore già condannato con il rito abbreviato) che aveva conosciuto un anno e mezzo prima e che gli aveva chiesto una stanza per parlare con una persona che solo dopo ha scoperto essere l`anziano patriarca della `ndrangheta reggina. Una casa, quella di Morabito, dotata di un sistema di videosorveglianza. A proposito, l`imputato ha dichiarato di aver montato le telecamere perché sentiva rumori all`esterno dell`abitazione dove aveva paura che entrassero gli animali. Una versione che non ha convinto il pm Lombardo al quale Morabito non è riuscito a spiegare il perché, a Terreti, la sua famiglia è conosciuta con il soprannome dei “Grillo”. Il processo è stato rinviato al 30 ottobre.

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