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Anti-corruzione? Il governo Monti prende a modello la Calabria (dice il redivivo Magarò)

REGGIO CALABRIA Dunque: il governo Monti avrà pur preso qualche abbaglio dando l`ok allo scioglimento del consiglio comunale di Reggio per contiguità mafiosa, ma sulle norme anti-corruzione guarda …

Pubblicato il: 21/10/2012 – 16:08
Anti-corruzione? Il governo Monti prende  a modello la Calabria (dice il redivivo Magarò)

REGGIO CALABRIA Dunque: il governo Monti avrà pur preso qualche abbaglio dando l`ok allo scioglimento del consiglio comunale di Reggio per contiguità mafiosa, ma sulle norme anti-corruzione guarda alla Calabria, che notoriamente è capofila in materia. C`è di più: la nostra Regione ha preso a sua volta lezioni dalla Lombardia, altro specchiatissimo esempio di gestione della cosa pubblica. Non sono battute. È il senso dell`ultima dichiarazione di Salvatore Magarò, presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta, che con una lunghissima nota domenicale – Eugenio Scalfari nell`editoriale di Repubblica scrive meno – ci spiega, notandolo «con soddisfazione», che nel decreto anti-corruzione in corso di approvazione in Parlamento «è stata inserita l’idea della “white list” che in Calabria è stata introdotta con una legge approvata all’unanimità  dal consiglio regionale dopo che la Commissione da me presieduta, su proposta del presidente Scopelliti, l’ha esaminata favorevolmente». Come noto, nessun comunicato stampa governativo può omettere i meriti del Capo nelle prime righe.
Magarò rompe il silenzio da cui era stato inghiottito appena dopo lo scioglimento di Reggio, tranquillizzando così chi aveva lanciato sul web la campagna “Chi l`ha visto?”. Ma non dice una parola sulla città dello Stretto.
«Segnalo, inoltre – aggiunge l`esponente di maggioranza a Palazzo Campanella –, con altrettanta soddisfazione, l’inserimento, nello stesso decreto, di un codice etico di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, identico nella ratio a quello da noi voluto,   secondo cui  coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, per reati contro la pubblica amministrazione non possono fare parte di commissioni giudicatrici, non possono essere assegnati agli uffici che gestiscono risorse finanziarie e non possono fare parte delle commissioni per la scelta del contraente negli appalti pubblici».
Ad avviso di Magarò, si tratta di «strumenti formidabili  per affermare la legalità. Personalmente, mi compiaccio per la scelta del governo, anche perché sono idee su cui in Calabria la Commissione insiste da tempo».

A MILANO A LEZIONE DI TRASPARENZA
Poi racconta con altrettanta soddisfazione di «quando ci recammo a Milano, ricevuti dal consiglio regionale lombardo (di questi tempi non proprio un`istituzione da portare ad esempio: 14 consiglieri indagati da inizio legislatura e un governatore con un piede dentro e uno fuori, ndr), con cui s’era avviata un’azione volta a creare sinergie per tutelare la pubblica amministrazione da inquinamenti d’ogni tipo, anzitutto attraverso il varo di una legislazione ad hoc. Circa la prima norma – argomenta Magarò – l’idea è semplice, ma cruciale: si tratta della creazione di un codice etico per tutte le imprese che offrono servizi o fornitura di beni e di cose nei confronti della Regione. All’interno di questo codice, occorre prevedere la possibilità di identificare un comportamento eticamente corretto da parte degli amministratori e degli organi dirigenti delle imprese che svolgono servizi per la Regione. Ricordo che abbiamo insistito sulla  creazione di “white list” all’interno delle Prefetture, così da avere delle imprese in qualche modo “verificate” nella loro limpidezza, per poter i svolgere attività con la Pubblica amministrazione».

QUANDO MAGARÒ ERA DI CENTROSINISTRA
Poi Magarò ricorda che a maggio 2009 – allora era ancora organico alla maggioranza di centrosinistra – riuscì «a fare approvare una norma analoga, inserendola come emendamento nella legge finanziaria regionale. Di questo tenore: coloro che, nominati o incaricati dalla Regione Calabria per l`esercizio di funzioni dirigenziali presso aziende, enti, istituzioni o altri organismi attraverso i quali si esplicano, a livello regionale o sub regionale, le funzioni di competenza, abbiano determinato o contribuito a determinare stati di accertato disavanzo finanziario o gestionale, per legge non potranno più ricoprire incarichi, a qualsiasi titolo, per conto della Regione stessa. Una norma che, vietando l’assegnazione di incarichi, da parte della Regione Calabria, a quei consulenti esterni che, per incompetenza o cattiva condotta, abbiano causato guasti, inefficienze, perdite economiche alla pubblica amministrazione, intende favorire i dirigenti più capaci e meritevoli, mettendo alla porta coloro che si ritrovano ad occupare postazioni di potere non per capacità ma solo perché espressione di un partito».

«EVITARE DI VEDERE TUTTO BUIO»
Sull`attività della Commissione, infine, il redivivo presidente vuole ribadire che l`organismo non «ha mai sottaciuto la gravità dell’inquinamento delle candidature. Tant’è che nel sottoscrivere il Codice etico di autoregolamentazione, proposto dalla Commissione e votato dal consiglio regionale, abbiamo investito direttamente partiti, politica e politici con l`obiettivo di rendere più rigorosa la scelta dei soggetti da inserire nelle liste elettorali, nel quadro di un processo volto alla formazione e alla selezione di classi dirigenti a livello regionale e locale e scongiurare il pericolo sociale di veicolare all`interno della competizione elettorale prima, e dell`area di amministrazione pubblica poi, interessi connessi alla ‘ndrangheta. In tal senso, magistratura e forze di polizia rimangono sempre centrali nella lotta alla criminalità mafiosa, ma noi, per parte nostra, vogliamo contribuire ad impedire alle mele marce di inquinare la buona politica». Nessun riferimento agli arresti dei consiglieri regionali di maggioranza (due del Pdl, uno del Pri–Insieme per la Calabria–Gruppo Scopelliti presidente) dall`insediamento della giunta di centrodestra.
«La ‘ndrangheta – conclude Magarò – ha appiccicato addosso alla Calabria la nomea di terra di appestati, senza diritti e doveri. Ma noi abbiamo codificato comportamenti atti a scongiurare che una classe dirigente possa favorire interessi connessi alla ‘ndrangheta ed in questa direzione sono stati chiamati, tutti gli attori della politica e della società civile, a rispettare regole certe nella selezione dei gruppi dirigenti, contro il clientelismo, per affermare verità, giustizia e moralità, che sono il vero fondamento della democrazia. Qualcuno potrà sempre dire: troppo poco, rispetto alla gravità del contesto calabrese, sia pure: ma nessuno può minimamente mettere in discussione la passione che sui temi della legalità ha animato ed anima sia il sottoscritto che tutti i membri della Commissione. C’è tanto da fare, è vero, ma occorre anche evitare di vedere tutto buio; e sarebbe tempo d’interrogarsi su cosa, ciascuno di noi, deve e può fare per evitare che la Calabria diventi il capro espiatorio di un Paese in grande affanno».

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