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Udc-Pdl, sulle Province è scontro Dattolo-Tallini

REGGIO CALABRIA Non inganni la tregua che ha permesso al centrodestra di votare in maniera compatta l’ordine del giorno con cui si chiede al governo Monti una deroga al decreto che abolisce le Prov…

Pubblicato il: 24/10/2012 – 19:44
Udc-Pdl, sulle Province è scontro Dattolo-Tallini

REGGIO CALABRIA Non inganni la tregua che ha permesso al centrodestra di votare in maniera compatta l’ordine del giorno con cui si chiede al governo Monti una deroga al decreto che abolisce le Province di Crotone e Vibo Valentia. Il compromesso raggiunto regge su equilibri precari, trovati al termine di un mercoledì vissuto sulle montagne russe. Chi c’era racconta di un summit di maggioranza tormentato, dove non sono mancati momenti di tensione. A far saltare dalla poltrona il capogruppo dell’Udc Alfonso Dattolo sarebbe stato il documento presentato dall’assessore regionale Mimmo Tallini. Cosa diceva il testo della discordia? Proponeva al governo, nel caso in cui il ricorso alla Corte costituzionale non fosse stato accolto, di procedere al riordino delle Province tenendo conto «della volontà delle comunità locali» e della «comunanza di elementi storici, culturali, politici e istituzionali dei territori e, con essi, dei Comuni calabresi interessati, salvaguardando un’equa distribuzione territoriale e demografica che, in relazione agli assetti precedentemente istituiti possano rappresentare elementi di valutazione e, quindi, di decisione». Fuori dal politichese, Tallini (ma nel Palazzo si vocifera che con lui fosse d’accordo tutto la rappresentanza catanzarese) spingeva per l’approvazione di un documento a sostegno di un ritorno alla vecchia grande Provincia di Catanzaro. Davanti a questo tipo di ipotesi, Dattolo (ma con lui altri esponenti crotonesi come Salvatore Pacenza e Franco Pugliano) avrebbe opposto il suo niet. «Meglio che decidano – sarebbero state le parole del capogruppo centrista – le popolazioni. Lasciamo a loro la scelta finale».
Il rischio di rottura è stato altissimo e solo la mediazione del presidente del consiglio regionale Franco Talarico e di quello della giunta Peppe Scopelliti ha evitato che la situazione deflagrasse in Aula. I due hanno avuto il loro bel da fare per convincere (prima) i pasdaran della maggioranza e (poi) i capigruppo di minoranza a votare un testo che tenesse conto delle esigenze di tutti. Nell’ordine del giorno approvato con il consenso unanime del consiglio regionale (ad eccezione del voto contrario espresso dal dipietrista Giuseppe Giordano che ha fatto infuriare non poco il suo capogruppo Emilio De Masi) si indica «quale priorità assoluta il mantenimento dell’attuale assetto politico-amministrativo e istituzionale con la conseguente conferma delle quattro Province oltre che della città metropolitana di Reggio Calabria».
La decisione del consiglio regionale arriva proprio al fotofinish. Oggi scadeva il termine in cui il consiglio regionale poteva/doveva esprimere un parere sul riordino delle Province proposto dal governo Monti. Che non intende fare passi indietro sulla strada tracciata dal ministro Patroni Griffi. Piccolo particolare: lontano dai taccuini la teoria che «a Roma è tutto già stato deciso» è stata confermata da consiglieri regionali di destra, centro e sinistra. E allora, perché impiegare oltre sei ore per esprimere un parere su un qualcosa che è stato già messo nero su bianco?

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