`NDRINE A MILANO | I boss citano Cuccia e mettono le mani sui call center
REGGIO CALABRIA «Lavoro, guadagno, pago, pretendo»: la frase tipica della Milano dei ruggenti anni 80 per padroncini come Giovanni Fratta doveva essere ancora un mantra. Per questo, per recuperare 25…

REGGIO CALABRIA «Lavoro, guadagno, pago, pretendo»: la frase tipica della Milano dei ruggenti anni 80 per padroncini come Giovanni Fratta doveva essere ancora un mantra. Per questo, per recuperare 250mila euro di crediti arretrati – che in tempi di crisi, si sa, non sono noccioline – non ha esitato a chiedere “intercessione” ai Bellocco, i padroni di Rosarno. Ma il favore fatto ai boss si paga. E si paga salato. Cinquantamila euro in contanti e quarantamila in quote della “Blue Call”, una delle grandi aziende italiane nella gestione di call center, con sedi a Milano e a Rende e un migliaio di addetti. Una partecipazione di minoranza che per il clan è diventata il cavallo di Troia attraverso cui svuotare l`azienda: è questo il quadro che hanno ricostruito i pm delle Dda di Milano e Reggio Calabria, che insieme hanno coordinato l`indagine.
Agli arresti sono finite 23 persone tra la Calabria, la Lombardia e la Svizzera, dove uno dei Bellocco aveva spostato la sua residenza. A Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro in cui i Bellocco hanno il proprio indiscusso feudo, per ordine del procuratore aggiunto Michele Prestipino e dei sostituti Giovanni Musarò e Matteo Centini, è finito in manette Michele Bellocco (ritenuto oggi il reggente del clan) insieme con molti dei suoi nipoti e altri parenti, andati a rinforzare i ranghi sguarniti dagli arresti degli anni passati. In questo filone dell`inchiesta sono stati sequestrati beni per 2,5 milioni di euro.
A Milano invece, oltre ai titolari della Blue call, Andrea Ruffino e Tommaso Veltri, in manette sono finite altre persone accusate di essere l`interfaccia economica e finanziaria del clan calabrese. Si tratta di Umberto Bellocco, Michelangelo Belcastro, Carin Bergero, Carlo Antonio Longo, Nicholas Montagnese, Rocco Salvatore Montagnese, Hanane Moussaid, Francesco Nocera, Rocco Panetta, Danilo Raso e Raffaele Rullo.
Quella ndrina che a Rosarno mette la firma – e per questo è indagata – su estorsioni, rapine, riciclaggio di denaro, traffici di droga e di armi, a Milano invece si prende le aziende, le svuota, le corrompe, prima di passare a un`altra impresa, a un`altra preda. Quando i padroncini milanesi – convinti di aver fatto il colpo grosso acquistando soci in grado all`occorrenza di battere i pugni e mostrare i denti – se ne accorgono è già troppo tardi: sono diventati ospiti a casa loro mentre i soci di minoranza hanno messo le mani sull`azienda.
I REATI SOCIETARI E L`AIUTO AL LATITANTE
I reati contestati nel filone della Dda milanese sono quelli di intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata e procurata inosservanza di pena e sarebbero stati commessi tra il 2011 e il 2012. Tutti i reati sono aggravati dalla finalità di favorire l`associazione mafiosa. Nell`inchiesta non ci sono soltanto le vicende societarie, che hanno portato al sequestro di quote e aziende per un valore complessivo di 10 milioni di euro. Tre persone, infatti, sono finite in manette perché avrebbero favorito la latitanza di un esponente di spicco della cosca.
COME TI SCALO L`AZIENDA
All`inizio della scalata mafiosa c`è un contenzioso: una questione legata a un debito. Gli imprenditori “puliti” devono recuperare denaro da un gruppo di `ndranghetisti che facevano riferimento alle cosche di Isola Capo Rizzuto. È il passepartout offerto ai rosarnesi per infiltrarsi nell`azienda e pretendere di guidarla, utilizzando però un prestanome residente in Svizzera. I titolari del call center, però, secondo la Dda di Milano, non sono vittime. Sapevano bene di aver a che fare con gente legata alla criminalità organizzata, come rivela il tenore di alcune intercettazioni («Ti dico la verità – dice uno dei proprietari – ho venduto l`altro call center perché proprio la `ndrangheta mi ha minacciato»). Gli imprenditori hanno paura e parlano dei boss. I criminali, invece, citano Cuccia. Uno dei presunti boss della cosca dei Bellocco, infatti, in un`intercettazione con uno dei titolari dell`azienda di call center Blue Call cita la famosa frase di Enrico Cuccia, il defunto presidente di Mediobanca: «Le azioni non si contano, ma si pesano». Una frase rubata al tempio della finanza italiana, mentre i comportamenti restano sempre uguali. La `ndrangheta intimidisce, terrorizza e si prende tutto. Soprattutto i soldi. Una volta acquisito il controllo della società, i boss ne utilizzavano i conti per i prelievi conto cassa. Le indagini della Dda di Milano hanno ricostruito una serie di prelievi da 30-40mila euro. Per le eventuali rimostranze degli altri soci non c`erano problemi: i pestaggi riuscivano a risolvere tutto.
LA BLUE CALL SARÀ GESTITA DALLO STATO
La Blue Call, azienda che gestisce numerosi call center e che ha subito l`infiltrazione della cosca della `ndrangheta dei Bellocco, dopo il sequestro «verrà gestita ora dallo Stato, perché i 600 dipendenti che ci lavorano non possono rimanere senza lavoro». Lo ha affermato il procuratore aggiunto della Dda milanese, Ilda Boccassini, che ha coordinato il filone milanese dell`inchiesta assieme al pm Paolo Storari.