"Agathos", pene ridotte in appello
REGGIO CALABRIA Pene ridimensionate quasi per tutti i dodici imputati del processo d`appello Agathos che hanno scelto il rito abbreviato. Nonostante il pg di Reggio Calabria, Franco Mollace, avesse c…

REGGIO CALABRIA Pene ridimensionate quasi per tutti i dodici imputati del processo d`appello Agathos che hanno scelto il rito abbreviato. Nonostante il pg di Reggio Calabria, Franco Mollace, avesse chiesto la conferma degli oltre centocinquanta anni di carcere complessivi comminati in primo grado, il presidente del Tribunale Ornella Pastore ha stabilito una rideterminazione della pena per quasi tutti gli imputati, incluso il superboss Giovanni Tegano, condannato oggi a 12 anni di reclusione a fronte dei 20 comminati in primo grado, come per Carmine Polimeni, che con una condanna a 10 anni e otto mesi, si vede praticamente dimezzati i 20 anni di detenzione inflitti in primo grado. Ma una riduzione di pena è arrivata anche per Michele Crudo, che passa dai 18 anni inflitti in primo grado, ai dieci comminati in appello, Giancarlo Siciliano, condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione a fronte dei 16 rimediati in primo grado, e per Domenico Polimeni e Stefano Polimeni, condannati in primo grado rispettivamente a 14 anni e 12 anni di reclusione, ma la cui pena è stata ridotta in secondo grado a 8 anni. Più che dimezzata la condanna inflitta a Davide Carmelo Polimeni, che passa dai 14 anni rimediati in primo grado, ai 6 anni e 8 mesi comminati in appello, mentre Carmelo Ivano Fracapane e Giovambattista Fracapane si sono visti ridurre la pena da 8 a 6 anni di reclusione. Scende da 7 anni e 4 mesi, a 6 anni e ottocentomila euro di multa la pena confermata all`ex sindacalista Antonino Barillà la pena mentre rimane confermata la sentenza di primo grado solo per Antonino Morabito e Vincenzo Serafino condannati etrambi a tre anni di reclusione.
L`indagine “Agathos”, coordinata dal pm della Dda reggina, Giuseppe Lombardo, è stata la prima inchiesta che all`indomani dell`inchiesta “Olimpia” è tornata a occuparsi della cosca Tegano, il potente clan di Archi colpito ma non piegato dagli arresti di quella stagione. I Tegano – ha svelato l`indagine “Agathos” e confermato la sentenza di primo grado – erano infatti riusciti a mettere le mani sulla manutenzione e la pulizia dei convogli ferroviari a Reggio Calabria, tramite la cooperativa “New Labor”, associata al “Consorzio Kalos”, vincitrice dell`appalto e di fatto in mano agli “arcoti”. Erano loro a decidere assunzioni e licenziamenti delle maestranze, avevano imposto i propri uomini – come il nipote di Giovanni Tegano, oggi pentito Roberto Moio – all`interno della società e da lì tenevano salde in mano le redini dell`intera azienda. Una situazione che i formali titolari della coop, i fratelli Dimo, avevano avallato versando anche una tangente mensile non inferiore alle 20mila euro al clan di Archi. Proprio per quesro motivo, per il “Consorzio Kalos” e per la “New labor”, il pm Giuseppe Lombardo ha chiesto e ottenuto l`interdittiva di tre anni alla partecipazione a gare per appalti pubblici. Una misura applicata all`epoca grazie all`art.38 del Codice degli appalti, ma che in futuro non sarà ripetibile a causa delle modifiche volute dall`ultimo governo Berlusconi. A chiarire la reale posizione dei fratelli Dimo nell`ambito dell`inchiesta sono state anche le dichiarazioni del pentito Roberto Moio, che all`indomani dell`arresto nell`ambito dell`operazione “Agathos” ha deciso di iniziare a collaborare con i magistrati, svelando non solo segreti e affari del clan di Archi, ma anche i nuovi assetti criminali in città. Le sue rivelazioni sono servite agli inquirenti per istruire le inchieste che negli anni successivi sarebbero tornate a colpire i Tegano, come l`inchiesta “Archi-Astrea”, che ha svelato come il clan fosse riuscito a mettere le mani sulla Multiservizi.