E Scopelliti evita il confronto con la stampa nemica della città
REGGIO CALABRIA Avrebbe finalmente potuto affrontare la sua personalissima bestia nera – la stampa terrorista, comunista, nemica della città – di fronte a un giudice terzo, ma per l’ennesima volta il…

REGGIO CALABRIA Avrebbe finalmente potuto affrontare la sua personalissima bestia nera – la stampa terrorista, comunista, nemica della città – di fronte a un giudice terzo, ma per l’ennesima volta il governatore Giuseppe Scopelliti, ha disertato l’udienza del procedimento contro il giornalista Antonello Caporale, querelato dall’allora sindaco della città calabrese dello Stretto perché “reo” di aver definito Reggio Calabria e la dirimpettaia Messina due «città cloaca» nel corso della trasmissione televisiva Exit di La7. Con un fax – a lungo atteso – il governatore ha fatto sapere di essere impossibilitato a presenziare all’udienza per impegni di natura politica, che hanno costretto il giudice per l’ennesima volta a un rinvio.
Nel maggio 2009, l’allora sindaco Scopelliti e il suo omologo messinese, Giuseppe Buzzanca, avevano annunciato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo San Giorgio, di aver querelato il giornalista Antonello Caporale e aver intenzione di chiedere un risarcimento danni pari a mille euro per ogni cittadino delle due sponde dello stretto.
«Abbiamo il dovere di tutelare le nostre comunità – aveva affermato il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti – da chi cerca di gettare fango su un territorio in evidente crescita. Siamo fortemente impegnati con il collega Buzzanca per costruire un futuro diverso per le nostre due nobilissime città ma evidentemente a qualcuno dà fastidio. Saremo intransigenti perché esigiamo rispetto per i nostri concittadini».
Ma cotanta intransigenza nei confronti della stampa, almeno stando a quanto stabilito dal Tribunale di Messina, non ha ragione d’essere. Esaminate le carte, il gip di Messina, Giovanni De Marco ha subito disposto l’archiviazione del procedimento perché il termine cloaca è equivalente nella definizione per illustrare «un ambiente corrotto, insano, degradato». Un’interpretazione che ha retto anche in Cassazione, i cui giudici il 28 febbraio 2011 hanno rigettato il ricorso del sindaco di Messina e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Tutte cose che lo stesso imputato Caporale ha già spiegato al giudice reggino nel corso della precedente udienza, ma che Scopelliti – anche quel giorno assente – non ha potuto ascoltare.