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Bindi: «Dopo la vittoria finirà la fase del commissariamento Pd»

COSENZA C’è molta politica nazionale e poco sguardo locale, molta Lombardia e quasi niente Calabria, molta Lega e poco meridione, c’è Ambrosoli e meno Scopelliti nella prima parte dell’intervista d…

Pubblicato il: 09/02/2013 – 19:58
Bindi: «Dopo la vittoria finirà la fase del commissariamento Pd»

COSENZA C’è molta politica nazionale e poco sguardo locale, molta Lombardia e quasi niente Calabria, molta Lega e poco meridione, c’è Ambrosoli e meno Scopelliti nella prima parte dell’intervista di Gad Lerner alla capolista del Pd alla Camera Rosi Bindi. Poi di colpo le cose calabresi irrompono del dialogo, all’inizio sotto forma di battuta, subito dopo assumendo l’aspetto di programma politico. «Scopelliti è ancora qui l’uomo forte della destra?», domanda il giornalista. Prontamente la Bindi replica che forse è rimasto l’uomo, «ma che di forza non ce n’è più».  
L’idea che Rosi Bindi confessa di essersi fatta del fronte della destra in Calabria è quella di una trincea in smobilitazione. Probabilmente si riferisce alle molte e rilevanti candidature che dovrebbero portare a Roma chi oggi sostiene il governo regionale di Scopelliti, ma pure alle scelte difficili da digerire come quella di candidare Scilipoti. Questa sensazione di fuga e di debolezza che la Bindi racconta di percepire viene «dalla situazione inquietante in cui si trova Reggio Calabria a causa del malgoverno della città, ma  pure dagli esiti fallimentari del governo regionale, con la Calabria invasa dai rifiuti e senza più nemmeno una parvenza di servizio sanitario pubblico».
Questa regione appare all’esponente del Pd che guida la lista dei candidati, molti dei quali seduti in prima fila nel salone prestato dalla Provincia di Cosenza, come composta da un elettorato davvero mobile, capace di cambiare destinatario del consenso e dunque mutare orientamento. Per questo la Bindi afferma che «l’elettorato del centrodestra manda segnali di smobilitazione». Ma se davvero il centrosinistra rischia di vincere, in Calabria e nel Paese, subito dopo si troverà ad affrontare problemi di dimensioni sociali ed economiche immensi.
Lerner su questo sollecita e Rosi Bindi risponde spiegando che le recenti scelte europee «dovranno essere rinegoziate dopo al nostra vittoria, per un piano che riscopra le politiche neo keynesiane di investimenti pubblici», senza scordare che i destini della Calabria sono strettamente legati alle decisioni che a Bruxelles si assumono sul come usare i fondi europei. Ma non basta, perché quando la Bindi evoca Keynes e il new deal rooseveltiano che salvò l’America dalla maggiore crisi del Novecento, pensa anche a una più significativa presenza della Stato in Calabria, «perché qui mancano gli interventi, non servono grandi opere, mentre ci vuole più attenzione per questo  territorio fragile» e azioni di politiche pubbliche in grado di dare sollievo immediato all’economia e alla società. Lerner torna a guardare orizzonti nazionali e avverte che la prima cosa che dovrà fare un eventuale governo Bersani sarà quella di affrontare l’indigenza, creando una rete di solidarietà. La Bindi annuisce e annuncia di immaginare lo stesso Pd come parte di questa rete, «capace di mettersi a disposizione dei cittadini», soprattutto in Calabria dove la vulnerabilità sociale è maggiore. Per far sì che questo sia possibile occorre sanare subito la condizione di commissariamento in cui versa il partito calabrese, e la Bindi promette che «dopo la vittoria chiudere questa fase sarà il primo regalo che ci faremo».

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