Al via il processo d`appello "Crimine"
REGGIO CALABRIA Banchi riservati ai legali stracolmi, le sei gabbie dell’aula bunker piene a scoppiare, quattordici collegamenti in videoconferenza con altrettanti imputati attualmente detenuti in r…

REGGIO CALABRIA Banchi riservati ai legali stracolmi, le sei gabbie dell’aula bunker piene a scoppiare, quattordici collegamenti in videoconferenza con altrettanti imputati attualmente detenuti in regime di massima sicurezza e penitenziaria schierata in forze: è in questo scenario che si è aperto a Reggio Calabria secondo grado del procedimento abbreviato “Crimine”, che nel marzo 2012 si era concluso con 92 condanne e 27 assoluzioni. Una sentenza che non aveva soddisfatto l’Ufficio di Procura, che nel ricorso in appello aveva invocato una maggiore severità nei confronti degli imputati.
Superati i problemi di formazione del collegio che avevano fatto saltare la prima udienza, la Corte formata dalla presidente Rosalia Gaeta, insieme alla relatrice Giuliana campagna, con a latere Nino Giacobello, che ha sostituito Daniele Cappuccio, ha ufficialmente aperto il procedimento. E ci sono volute quasi sette ore alla Corte d’appello di Reggio Calabria per dare lettura della lunga e complessa relazione introduttiva al procedimento – equamente divisa fra la presidente Gaeta e la relatrice Campagna – che ha ripercorso le tappe fondamentali dell’indagine, sfociata nell’operazione che il 13 luglio del 2010 ha portato a oltre trecento arresti fra la Calabria e la Lombardia. Quindi è toccato alla pubblica accusa – rappresentata dal pg Francesco Scuderi, affiancato dai pm che già in primo grado hanno affrontato il processo, Antonio De Bernardo e Giovanni Musarò – intervenire per avanzare le nuove richieste di integrazione istruttoria. Agli atti del processo – hanno chiesto Scuderi, Musarò e De Bernardo – devono essere acquisiti i verbali dei pentiti Paolo Iannò, Consolato Villani, Giuseppe Costa e Antonio Cossidente, che con le loro rivelazioni hanno permesso non solo di chiarire molti degli assetti delle `ndrine tanto del mandamento jonico, come di quello tirrenico, ma sono stati anche in grado di fornire elementi utili a chiarire anche singole posizioni.
Una richiesta sulla quale le difese hanno esitato a esprimersi, chiedendo tempo fino alla prossima udienza – fissata per il 12 giugno – per vagliare il materiale ed esprimersi al riguardo. Rotondamente contrario all’acquisizione di nuove prove si è detto invece l’avvocato Leone Fonte, secondo il quale è il rito stesso a non permettere l’ingresso nel procedimento di nuovi elementi. Un processo che i detenuti saranno costretti a seguire da dietro le sbarre: la Corte ha infatti accolto la richiesta avanzata dal pg Francesco Scuderi, sospendendo i termini di custodia cautelare. (0040)