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Consiglio regionale, giornalisti “deportati” in sala accettazione

REGGIO CALABRIA Non c’è pace per i giornalisti calabresi. Una nuova “direttiva” dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale ha oggi imposto una sorta di “deportazione” ai reporter che seguon…

Pubblicato il: 25/07/2013 – 17:25
Consiglio regionale, giornalisti “deportati” in sala accettazione

REGGIO CALABRIA Non c’è pace per i giornalisti calabresi. Una nuova “direttiva” dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale ha oggi imposto una sorta di “deportazione” ai reporter che seguono i lavori di Palazzo Campanella. I cronisti erano stati convocati alle 13 per l’inizio dei lavori d’aula, alle 16 (i ritardi continuano a essere una costante del Palazzo) non ancora iniziati. Ma il piatto forte di giornata era la conferenza stampa di Antonio Rappoccio, il cui reintegro in Consiglio – dopo le note vicende giudiziarie – era al primo punto all’ordine del giorno. I giornalisti erano in attesa nell’area che ospita gli uffici dell’ufficio stampa, quando è scattato il blitz del “capo-commesso”, che – riferendo il presunto ordine dell’Ufficio di presidenza – ha “intimato” ai cronisti di raggiungere la sala accettazione, dove – in un secondo momento – sarebbero stati chiamati per svolgere il lavoro per il quale erano stati convocati dagli stessi vertici del Consiglio. Una “cacciata” che rappresenta l’ennesimo giro di vite nei confronti di chi racconta le vicende della politica regionale.
Il consiglio regionale non è nuovo a disposizioni di questo tipo, che limitano fortemente la libertà di stampa e la professione dei giornalisti. Nei mesi scorsi era stato il segretario generale, Nicola Lopez, a diramare una circolare che obbligava i dipendenti del Consiglio a non rilasciare informazioni “istituzionali” ai giornalisti. Un atto subito seguito dall’approvazione del Protocollo d`intesa per la regolamentazione dell`accesso dei reporter in Consiglio, stipulato tra il presidente dell`assemblea legislativa calabrese e i vertici dell`Ordine e del sindacato regionale dei giornalisti. Il documento, tuttora in vigore e spacciato per un provvedimento utile a regolamentare il rapporto tra stampa e istituzione, in realtà restringe fortemente il raggio d’azione degli operatori dell’informazione, in quanto, nei giorni di sedute del consiglio regionale, limita i loro movimenti «al primo piano del Corpo A1, lato sala stampa. In tutti gli altri giorni, l`accesso ai giornalisti è consentito previo contatto con l`ufficio stampa». Non solo: il Protocollo stabilisce inoltre che «i giornalisti accreditati potranno intervistare i consiglieri regionali, dopo aver preso contatto con l`ufficio stampa. Le interviste potranno essere realizzate esclusivamente all`interno della sala stampa sita nel Corpo A1. È inoltre vietato tassativamente l`ingresso in altre aree ed uffici di Palazzo Campanella, se non autorizzati dall`ufficio stampa».
L’ultimo atto è andato in scena oggi, con l’ordine di abbandonare le zone riservate alla stampa e di guadagnare l’accettazione. Una disposizione alla quale i cronisti (non tutti, in realtà) si sono fermamente opposti, trovando la solidarietà e disponibilità dei vertici dell’ufficio stampa di Palazzo Campanella.

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