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Rappoccio reintegrato in Consiglio: per ora resto, mi dimetto a settembre

REGGIO CALABRIA Antonio Rappoccio si dimette, ma non subito. Il consigliere regionale del Pri abbandonerà il suo scranno a Palazzo Campanella solo dal prossimo 24 settembre, cioè dal giorno prima d…

Pubblicato il: 25/07/2013 – 18:12
Rappoccio reintegrato in Consiglio: per ora resto, mi dimetto a settembre

REGGIO CALABRIA Antonio Rappoccio si dimette, ma non subito. Il consigliere regionale del Pri abbandonerà il suo scranno a Palazzo Campanella solo dal prossimo 24 settembre, cioè dal giorno prima dell’udienza del processo in cui è imputato per truffa elettorale e associazione a delinquere. Le dimissioni «irrevocabili» sono dunque arrivate come previsto, ma non saranno immediate. Un colpo a sorpresa, quello di Rappoccio, che – durante la conferenza stampa andata in scena pochi minuti dopo il suo reintegro in Consiglio – ha annunciato la volontà di rinunciare ai rimborsi destinati a ogni consigliere regionale e al relativo staff di collaboratori. Spaurito, quasi assente, il politico finito nel vortice giudiziario per la presunta truffa orchestrata ai danni di giovani disoccupati al fine di raggranellare voti per la sua elezioni nel parlamento calabrese, ha affermato che, fino al 24 settembre, in pratica non svolgerà alcuna attività politica. «Non farò niente, mi fermo – ha detto Rappoccio –. Voglio solo dimostrare la mia innocenza in un giusto processo e nel rispetto delle regole, confidando nella magistratura come ho sempre fatto». Dopo 11 mesi di custodia cautelare, tra la detenzione in carcere e i quattro mesi di arresti domiciliari, il consigliere regionale – il cui reintegro in Consiglio determina l’estromissione di Aurelio Chizzoniti, suo grande accusatore – appare provato, stanco «di essere definito un delinquente e di essere attaccato. Ogni essere umano ha un limite di sopportazione».
Ma Rappoccio tiene a sottolineare la sua promessa, non senza auspicare una certa “benevolenza” da parte della Procura: «Ho fissato una data e quella sarà. Spero di poter andare avanti nel rispetto della mia libertà». Il rischio, dopo la sua scarcerazione e la richiesta di riprendere possesso del suo scranno a Palazzo Campanella, è di un nuovo provvedimento di custodia cautelare in carcere, in quanto verrebbe meno l’assunto con il quale il Tribunale ha respinto l’istanza della Procura di ripristino degli arresti domiciliari: «La sopravvenuta esigenza cautelare relativa al pericolo di reiterazione di reati della stessa specie appare indimostrata». Nel frattempo, Rappoccio affida al suo avvocato, Giacomo Iaria, la ricostruzione del suo “caso” e la denuncia di presunte anomalie giudiziarie particolarmente evidenti. Lo stesso legale non nasconde il rischio che il suo assistito possa essere arrestato dopo il suo ingresso in Consiglio. Ma Iaria articola la sua arringa attorno all’esistenza di un presunto “caso Rappoccio”, nel quale – oltre alle “sviste” della magistratura – a giocare un ruolo decisivo sarebbe stata anche la stampa, protagonista di un accanimento nei confronti «di un soggetto nei confronti del quale non è stata emessa nessuna sentenza, ma che risulta indagato a piede libero».

VICENDA ANOMALA Iaria ricorda come Rappoccio non sia «l’unico consigliere in queste condizioni», ribadendo l’anomalia dell’intera «vicenda giudiziaria», in cui a giocare un ruolo da protagonista sarebbe stato il «primo dei non eletti», cioè il consigliere regionale (a questo punto ex) Aurelio Chizzoniti. Iaria accenna a «eventi misteriosi» e ricorda come la prima denuncia di Chizzoniti sui presunti raggiri di cui si sarebbe macchiato Rappoccio «trovò una richiesta di archiviazione della Procura di Locri». In quell’occasione, il sostituto Federico Nesso – ricorda l’avvocato – «affermava che “non risultano atti di minaccia che abbiano turbato i procedimenti elettorali in questione”» e che «“il fatto non ha alcuna rilevanza penale”».
La prima richiesta di avocazione del procedimento da parte della Procura generale fu poi rigettato. Ma – per Iaria – «rimane un mistero come si sia potuti passare da un primo rigetto a un secondo accoglimento dell’avocazione». Si arriva così al processo nel quale Rappoccio viene arrestato per il reato di associazione a dleinquere, che – ricorda ancora il suo legale –  include altre 12 persone, anche se l’unica misura cautelare è stata emessa nei suoi confronti. «Se c’è un’ipotesi associativa – ha spiegato –, gli altri soggetti non avrebbero potuto reiterare i reati? È una strana evoluzione delle vicende processuali», in cui Rappoccio è stato arrestato «come capita ai peggiori delinquenti».
Quanto alla scelta di non presentare le dimissioni subito dopo l’arresto, Iaria chiarisce come la decisione sia stata motivata dalla necessità di aspettare un verdetto giudiziario.
Ma ci sono altre presunte stranezze nel “caso Rappoccio”, che vede «un soggetto incensurato che ha passato 7 mesi in carcere e altri 4 agli arresti domiciliari. Quale politico – aggiunge Iaria –, per un reato non ostativo, ha avuto un periodo di detenzione superiore agli 11 mesi?». Ancor più strano – a suo parere – il fatto che la Procura, con il primo parere di Ottavio Sferlazza e Stefano Musolino, prima avalli l’istanza di scarcerazione di Rappoccio, per poi opporsi. Un parere favorevole che sarebbe stato fondato sull’allontanamento del politico dal suo partito, il Pri, che lo ha sospeso, e dal dissolvimento di una struttura come il centro studi. Senza contare l’impossibilità di proseguire un’attività politica fortemente compromessa da «una mancanza di credibilità», dovuta anche a una «campagna di stampa terribile».
Iaria spiega in modo retorico come «il grave errore di Rappoccio» sarebbe stato quello di chiedere di poter esercitare un suo diritto, quello cioè di rientrare in consiglio regionale in seguito alla sua scarcerazione. «Un provvedimento legittimo, secondo il legale, intaccato però dalle rimostranze dello stesso Chizzoniti, che «nei confronti della magistratura ha usato termini che dovranno essere valutati». Un evento straordinario a cui si aggiunge l’appello dello Procura verso la revoca delle misure cautelari. «In 20 anni di attività – osserva Iaria – non mi è mai capitato di vedere un parere della Procura sconfessato da un appello della stessa Procura». Così come anomala sarebbe la fissazione dell’udienza al 7 agosto, «con il Tribunale della libertà che in un periodo di ferie trova lo spazio che non riesce a trovare per gli imputati detenuti». Iaria conferma inoltre come non esista alcun “Comitato nessuno tocchi Rappoccio”: «Di sicuro dietro questo movimento non c’è Rappoccio, che chiede solo di essere giudicato serenamente dal Tribunale».
«Non mi rimprovero nulla – ha detto Rappoccio al termine della conferenza stampa –. Ho sempre rispettato le regole e le persone. Non bisogna fare politica a tutti i costi. Avrò modo di spiegare le forme torbide che sono state portate avanti nei miei confronti. Chiedo solo che mi si permetta di essere un uomo libero e di avere la possibilità di credere nella giustizia».
Pochi minuti prima, il consiglio regionale aveva approvato, con il solo voto contrario di Mimmo Talarico (Idv), il reintegro di Antonio Rappoccio. Il presidente dell’assemblea, Franco Talarico, ha sottolineato che l’atto è «un provvedimento amministrativo che il consiglio regionale deve assumere».

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