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«I clan Muto e Serpa negli ospedali di Paola e Cetraro»

COSENZA L’Asp di Cosenza non è stata sciolta, perché il disegno tracciato dalla Commissione d’accesso che ne ha scandagliato gli atti non ha fatto emergere condizionamenti mafiosi tali da indurre il…

Pubblicato il: 19/02/2014 – 8:42
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«I clan Muto e Serpa negli ospedali di Paola e Cetraro»

COSENZA L’Asp di Cosenza non è stata sciolta, perché il disegno tracciato dalla Commissione d’accesso che ne ha scandagliato gli atti non ha fatto emergere condizionamenti mafiosi tali da indurre il governo ad affidarla alle cure di una terna commissariale. Eppure, secondo il prefetto Raffaele Cannizzaro, «su un’area geografica ben determinata» c’erano «fattori di possibile condizionamento». Le parole del funzionario del ministero dell’Interno sono mirate alla zona tirrenica, e in particolare all’ospedale spoke di Paola-Cetraro, considerato una “zona franca”.
E’ lì che, soprattutto nel campo della gestione del personale, sarebbero emerse procedure irregolari, che avrebbero portato addirittura all’assunzione di soggetti non solo vicini, ma addirittura organici a clan malavitosi. Per il presidio ospedaliero di Cetraro, la relazione del prefetto segnala 15 persone. E un capitolo a parte viene dedicato a Vincenzo Cesareo, già direttore sanitario dell’ospedale spoke. Nei confronti del medico, che pure è incensurato (come rileva lo stesso prefetto), esisterebbe un fattore di pregiudizio «anzitutto d’immagine e poi anche gestionale», per via di presunti legami con esponenti del clan Muto e della famiglia Pelle.
Gli accertamenti, secondo quanto segnalato da Cannizzaro nelle note conclusive, avrebbero dimostrato anche l’esistenza di illegalità e irregolarità nella gestione delle procedure amministrative. Diversi i settori sui quali si sono concentrate le censure della Commissione: il ricorso («eccessivo e poco trasparente») agli affidamenti diretti, agli incarichi esterni e alle proroghe e, soprattutto, il mancato ricorso alle cautele antimafia.
Nel cahier de doleances dell’Asp bruzia, il prefetto inserisce anche la stabilizzazione dei precari, «le cui procedure – scrive – sono state caratterizzate da una impressionante e quasi sistematica serie di illegalità, che hanno provocato un ulteriore danno alle finanze dell’Asp». Più del 50% dei 439 lavoratori assunti a tempo indeterminato tra il 2008 e il 2010, presta servizio nell’area tirrenica. Proprio quella più permeabile alla presenza mafiosa delle cosche Muto e Serpa, egemoni rispettivamente a Cetraro e Paola.
Sul piano amministrativo, invece, le preoccupazioni del prefetto si concentrano sulla spese per le consulenze esterne e sul ricorso, già accennato, alle proroghe e agli affidamenti diretti, che andrebbero a “benedire” sempre le stesse aziende: un metodo che «potrebbe configurare un sistema artificioso diretto a eludere le gare a evidenza pubblica». E’ quello che Cannizzaro definisce «caos organizzativo», derivante (anche) dalla girandola di manager che si sono susseguiti negli ultimi anni. All’ultimo di essi, Gianfranco Scarpelli, sospeso per due mesi in seguito a una decisione del Tribunale di Cosenza, il prefetto riconosce di aver «dato avvio ad alcune iniziative tese a rimuovere alcune delle criticità riscontrate». (0020)

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