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Botte e minacce per un debito di 5mila euro: quattro arresti a Cosenza

COSENZA Minacciato di morte, picchiato con una mazza da baseball e costretto ad una scrittura privata per la vendita della casa. Il tutto per ripianare un debito di 5000 euro contratto con usurai che…

Pubblicato il: 09/04/2014 – 13:42
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Botte e minacce per un debito di 5mila euro: quattro arresti a Cosenza

COSENZA Minacciato di morte, picchiato con una mazza da baseball e costretto ad una scrittura privata per la vendita della casa. Il tutto per ripianare un debito di 5000 euro contratto con usurai che gli hanno applicato un tasso del 10% mensile. Un incubo andato avanti per due anni sino a quando, a fine marzo, la vittima ha deciso di andare dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza che in poche settimane, coordinati dalla Dda di Catanzaro, hanno sottoposto a fermo 4 persone.
In manette sono finiti Roberto Porcaro, 30enne cosentino, sospettato di appartenere alla cosca Lanzino, Antonio Basile, 31 anni, Maurizio Basile, 50 anni, e Alberto Fioretti, 37 anni.
La storia comincia quando un imprenditore nel settore dei servizi di manutenzione chiede, nella primavera del 2012, un prestito di 5mila euro a Maurizio Basile. Dovrebbe restituirlo in otto rate da 750 euro mensili, per un totale di 6mila euro.
Per i primi sette mesi, l`imprenditore è riuscito a fare fronte alle richieste ma pagando solo gli interessi sulla somma. Quando gli è stato chiesto di restituire anche il capitale, l`uomo non ce l`ha più fatta. Inizia così un calvario di minacce e richieste: Porcaro, secondo l’accusa, nel dicembre 2013 avrebbe chiesto all’imprenditore di estinguere il debito pagando 7mila euro e cedendo alcune armi. Arrivano le minacce di morte e le violenze. Calci, pugni e persino colpi di mazza da baseball. In una circostanza, all’uomo sarebbe stata puntata alla testa una pistola.
Nel corso del tempo è stato costretto a vendere un furgone della propria azienda, ha consegnato parte delle armi detenute legalmente, e che poi gli sono state restituite, ed è stato costretto ad imporre alla madre di firmare una scrittura privata per la vendita dell`abitazione in cui vive. Un appartamento valutato 200mila euro e che, secondo quanto emerso dalle indagini, i quattro volevano acquistare per 50mila euro.
Quando i quattro gli hanno intimato di andare dal notaio per formalizzare la cessione, l`uomo non ha retto ed è andato dai carabinieri della Compagnia di Rende a denunciare tutto. Sono bastate poche settimane ai carabinieri per avere i riscontri alla denuncia per arrivare all`emissione dei fermi.
Provvedimenti, ha spiegato incontrando i giornalisti il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo, decisi sia per il livello di violenza sui era sottoposto l`imprenditore, sia per la scelta della procura di «agire con i fermi per garantire un`azione immediata e tranquillizzante rispetto alla inadeguatezza degli organici dei gip distrettuali» che comporta tempi lunghi per l`emissione di provvedimenti restrittivi.
Amarezza per il tempo impiegato dalla vittima a denunciare
l`accaduto è stata espressa dal tenente colonnello Vincenzo Franzese, comandante del reparto operativo di Cosenza. «Ci rincuora – ha aggiunto – che alla fine abbia fatto denuncia, anche se un po` tardi. Si sarebbe potuto evitare minacce fisiche e psicologiche e percosse».
«Operazioni come quella di oggi – ha detto il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri – insieme ad altre condotte recentemente, dimostrano che laddove le vittime denunciano, la risposta dello Stato c`è, sia per il lavoro delle forze dell`ordine che per quello della magistratura».
Il comandante della Compagnia di Rende, capitano Luigi Miele, riprendendo il discorso di Bombardieri, ha rivolto un invito alle vittime di usura: «Aiutateci ad aiutarvi». (0020)

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