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Sanità, il governo cerca gli atti illegittimi firmati da Scopelliti

LAMEZIA TERME Il punto da cui far derivare ogni ragionamento è questo: Peppe Scopelliti non è più il commissario regionale alla Sanità. Non lo è più a partire dalla condanna a 6 anni di reclusione …

Pubblicato il: 03/07/2014 – 11:44
Sanità, il governo cerca gli atti illegittimi firmati da Scopelliti

LAMEZIA TERME Il punto da cui far derivare ogni ragionamento è questo: Peppe Scopelliti non è più il commissario regionale alla Sanità. Non lo è più a partire dalla condanna a 6 anni di reclusione del 27 marzo – che determina la sospensione dalle cariche pubbliche per effetto della legge Severino – e comunque dalle successive dimissioni, protocollate il 29 aprile scorso. Fin qui si tratta di certezze, decretate anche dal parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, che in sostanza smentisce il precedente, emesso dell’Avvocatura regionale (che, tra l’altro, non era competente in materia). La novità adesso è che il governo ha avviato una ricognizione per individuare tutti gli atti e i decreti firmati da Scopelliti nel periodo successivo alla condanna e alle dimissioni. Scopo dell’esecutivo è di agire in autotutela per evitare di incorrere in conseguenze pesanti dal punto di vista penale e amministrativo. L’idea è insomma di mettere una pezza ai possibili guai che potrebbero essere scatenati da atti sottoscritti in modo illegittimo. L’ex governatore ha infatti continuato a esercitare le sue precedenti funzioni come se nulla fosse. Gli ultimi provvedimenti, in ordine di tempo, sono tre decreti approvati la scorsa settimana, che si occupano della “realizzazione di interventi per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”, del trasferimento di sede di una struttura sanitaria privata, e della “riorganizzazione del Sistema trasfusionale regionale”. Atti che sono stati subito annullati, con una comunicazione recapitata al dipartimento Tutela della Salute della Regione dal ministro ed (ex?) amica dello stesso Scopelliti, Beatrice Lorenzin. Ma chissà quanti altri saranno i documenti con in calce una firma che, in teoria, non avrebbe dovuto esserci.
Ma perché Scopelliti ha continuato a firmare? L’ex governatore ha fatto leva sul parere rilasciato dall’Avvocatura regionale, secondo cui l’incarico di commissario ad acta non sarebbe «strettamente connesso alla carica di presidente della Regione, potendo il Consiglio dei ministri scegliere anche tra “altri soggetti”», per cui la cessazione dalla carica di Scopelliti non comporterebbe conseguenze per il suo ruolo di capo assoluto della sanità. Ma il giudizio dell’Avvocatura regionale lascia il tempo che trova, dato che l’unico parere vincolante sulla questione può essere rilasciato solo dall’Avvocatura distrettuale. Per una ragione anche piuttosto semplice: il commissario alla Sanità è un “delegato” dello Stato in Regione, dunque non può essere un organismo territoriale a decidere in merito. E la tesi sostenuta a Roma (trasmessa proprio ieri al sub-commissario regionale) è del tutto opposta: l’avvocato distrettuale Giampiero Scaramuzzino sostiene infatti che l’ex governatore Scopelliti «non possa esercitare le funzioni di commissario ad acta in conseguenza del provvedimento di sospensione dalla carica e comunque delle successive dimissioni». Capitolo chiuso. Ora toccherà al governo individuare gli atti che scottano e annullarli in autotutela, al fine di evitare possibili contenziosi.

 

«TALARICO FERMATI»
Stop agli atti illegittimi in sanità, ma anche in consiglio regionale. L’assemblea legislativa calabrese è ufficialmente “sciolta” dal 3 giugno, giorno in cui il parlamentino ha “preso atto” delle dimissioni del governatore. Eppure le attività istituzionali a Palazzo Campanella continuano alla luce del sole. È già stato celebrato il Consiglio in cui è stato approvato l’assestamento di bilancio 2014 e un altro sarà convocato a breve, con all’ordine del giorno un possibile “assestamento bis” (nel caso in cui verranno sbloccati fondi nel comparto sanitario), la discussione sui fondi comunitari e le modifiche alle legge elettorale prescritte dal governo. Al tempo stesso proseguono in perfetta normalità anche i lavori delle varie commissioni consiliari. Eppure la fine della legislatura avrebbe dovuto decretare il “tutti a casa” e la sospensione delle attività istituzionali, tranne che per atti indifferibili e urgenti, dal cui mancato espletamento potrebbero derivare danni sociali ed economici per la cittadinanza calabrese. Invece sembra proprio che gli inquilini dell’Astronave non abbiano alcuna intenzione di limitarsi agli atti di ordinaria amministrazione. Lo dimostra anche l’infornata di nomine nelle società regionali che il presidente Franco Talarico ha già autorizzato o si appresterebbe ad autorizzare. Legittimo? Non secondo l’Avvocatura, che anche in questo caso ha fatto pervenire il suo secco “no” alla prosecuzione di attività non consone per un Consiglio che dovrebbe agire in regime di prorogatio. Dovrebbe.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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