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«Subito una commissione d'inchiesta sull'A3»

REGGIO CALABRIA «A maggio di quest’anno il premier Renzi, parlando dell’autostrada A3, si era espresso in questo modo: “L’autostrada Salerno-Reggio Calabria negli anni è costata più …

Pubblicato il: 09/08/2014 – 13:39
«Subito una commissione d'inchiesta sull'A3»

REGGIO CALABRIA «A maggio di quest’anno il premier Renzi, parlando dell’autostrada A3, si era espresso in questo modo: “L’autostrada Salerno-Reggio Calabria negli anni è costata più della sonda spaziale Curiosity, ma c’è una differenza, che la sonda è andata nello spazio invece la Salerno-Reggio no”. E c’è un’ulteriore differenza: la Salerno-Reggio Calabria ancora non è finita». Lo afferma in una
nota il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione. «Restano da finanziare e progettare 58 chilometri – ha aggiunto – nel tratto calabrese (la gran parte di questi insiste sul territorio di Cosenza e Vibo) e rimangono da realizzare circa otto svincoli autostradali concordati con le autonomie locali per il cui completamento necessitano ulteriori tre miliardi di euro. La situazione non è granché migliorata dall’ultima visita del premier ma ciò che è rimasto immodificabile è la permanenza di Ciucci alla guida dell’Anas. Quella di Anas in Calabria negli ultimi anni è una storia di lunghi e travagliati fallimenti. Sia che si considerino i lavori di riammodernamento dell’A3 sia che si guardi alle opere sulla strade statali, il risultato non cambia: anni di ritardo e sottovalutazione delle problematiche in ambedue i casi. A marzo 2014 avevamo presentato una interrogazione a cui non è stata data risposta sui lavori appaltati in Calabria dall’Anas, circa 79 milioni di euro se si escludono i lavori della Salerno-Reggio Calabria e della 106 Jonica che registrano anch’essi forti ritardi. I lavori interrotti ammontano a 10 milioni 500mila euro pari al 13%, i lavori in forte ritardo a 47 milioni 500mila euro pari al 60%, i lavori in corso a 21 milioni pari al 27%».
«Ad oggi – ha proseguito Guccione – la situazione non pare essere migliorata anche perché, per citare un esempio, per lo svincolo di Rovito sulla statale 107, la Regione Calabria, rispondendo a una mia interrogazione, aveva previsto per dicembre 2013 il termine per l’aggiudicazione dei lavori. Oggi sono passati altri otto mesi ma le procedure per l’aggiudicazione dei lavori sono ancora in corso. Un altro caso

riguarda i lavori sullo svincolo tra l’autostrada A3 e la SS 106 Firmo-Sibari affidati all’impresa Vidoni di Udine e finanziati con 119.896.000 euro. I lavori sono stati consegnati il 5 novembre del 2013, la data di ultimazione è prevista per il 24 dicembre 2015 ma ad oggi, lo stato di avanzamento lavori riporta un misero 4,62%. Ciò significa che nei nove mesi trascorsi sono stati prodotti lavori per circa 5.500.000 euro ad un ritmo di circa 615.000,00 euro al mese, per cui, se si continua di questo passo, il tempo di ultimazione previsto sarà di 186 mesi, circa 15 anni. A questa situazione già drammatica si devono aggiungere ancora i costi che l’Anas subirà per via delle riserve per costi aggiuntivi che l’impresa chiederà come già successo sulla Salerno-Reggio Calabria. A questo punto, nel ribadire la richiesta e la necessità di interventi urgenti per rimuovere rapidamente gli ostacoli che impediscono una rapida conclusione dei lavori in essere, non possiamo non porre una questione: una regione che soffre una condizione di arretratezza storica come la Calabria e che vede allargare giorno dopo giorno il gap
infrastrutturale che la separa dal resto d’Italia, può permettersi di mantenere un’arteria vitale come il tratto calabrese dell’A3 in una condizione di sottosviluppo permanente?».
«È ora – ha concluso – che si faccia luce definitivamente sui ritardi registrati finora e che si continuano a registrare nei cantieri e sui soldi che sono stati spesi ben oltre le aspettative dopo oltre dodici anni dall’inizio dell’opera di ammodernamento. È più che mai necessario istituire una commissione d’inchiesta per fare chiarezza sui ritardi dei lavori, sulla lievitazione dei costi attraverso il riconoscimento da parte di Anas di riserve alle imprese appaltanti, sulle modalità degli affidamenti alle grandi imprese e sul taglieggiamento delle piccole imprese locali attraverso subappalti in alcuni casi proposti sottocosto».

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