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L'oscuro papello del ministro Lanzetta

Nella risposta scritta inviata alla senatrice di Sel Loredana De Petris, in risposta a una sua articolata interrogazione parlamentare sullo scandalo del mancato rinnovo del consiglio regionale a se…

Pubblicato il: 02/09/2014 – 13:25
L'oscuro papello del ministro Lanzetta

Nella risposta scritta inviata alla senatrice di Sel Loredana De Petris, in risposta a una sua articolata interrogazione parlamentare sullo scandalo del mancato rinnovo del consiglio regionale a sette mesi dalle dimissioni dell’ex presidente Scopelliti, l’unica cosa chiara è la firma del ministro: Maria Carmela Lanzetta. Il resto è una nebulosa. Un incrocio tra il peggiore burocratese e il più indecifrabile politichese. Nella sostanza la ministra non fa altro che riassumere la cronologia dei fatti, muovendo dalla «sentenza emanata il 27 marzo 2014 che ha condannato il signor Giuseppe Scopelliti alla pena di anni sei di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici». Segue il provvedimento adottato dal Consiglio dei ministri, il 30 aprile successivo, con la «sospensione del signor Scopelliti dalla carica di presidente della giunta regionale e consigliere regionale della Regione Calabria». Viene confermato che tale provvedimento il 30 aprile stesso è stato trasmesso all’Ufficio territoriale del governo di Catanzaro e che questi, il 9 maggio, lo ha notificato a Scopelliti. Da qui in poi è tutto un groviglio di indicazioni burocratiche che pure mettono in evidenza un altro dato: «A seguito dello scioglimento del consiglio regionale, lo Statuto della Calabria prevede la prorogatio sancendo che fino a quando non siano completate le operazioni di proclamazione degli eletti sono prorogati i poteri del precedente consiglio». Ma annota la ministra che il Consiglio in prorogatio «dovrà deliberare esclusivamente per circostanze straordinarie e di urgenza». Parimenti il discorso vale per la giunta regionale. Il burocratese riprende poi narrando di una legge elettorale varata successivamente dal consiglio regionale, della sua palese incostituzionalità che ha obbligato il governo ad impugnarla; della decadenza di Scopelliti anche dal ruolo di commissario per la sanità per poi concludere con un generico «si è appreso che l’avvocatura distrettuale di Catanzaro con parere data primo luglio 2014» inibisce a Scopelliti di svolgere, come invece ha fatto, le funzioni di commissario per la sanità. La conclusione di tutto questo, però, staziona in uno sconfortante (e sconcertante) «sono in corso da parte dei Competenti ministeri le attività propedeutiche… » Tutto qui. Come se il governo e il ministro delle Regioni, avessero un mero ruolo di osservatori esterni e disinteressati rispetto a quanto capita in Calabria. Non una parola sul fatto che il consiglio regionale è rimasto monco perché il «consigliere regionale Giuseppe Scopelliti» non è mai stato surrogato. Non una parola sulle nomine e sulle deliberazioni del Consiglio (rimasto monco) e della giunta regionale che appaiono come tutt’altro che conformi alla “ordinaria amministrazione”. Non una parola sul quando si torna alle urne. La legalità e la trasparenza è roba da esibire in piazza e nei dibattiti, quando si risponde alle interrogazioni parlamentari meglio ricorrere al burocratese ottuso. Nasce da qui un papello firmato Lanzetta, dove chiara, appunto, rimane solo la firma del ministro. Oscuro il papello!  

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