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Il commercio a Catanzaro e quelle strane interferenze

CATANZARO La vicenda dell’attività commerciale bloccata dalle particolari richieste della burocrazia comunale a Catanzaro sembra destinata a nuovi colpi di scena. Il clamoroso atto di diffida …

Pubblicato il: 06/09/2014 – 17:19
Il commercio a Catanzaro e quelle strane interferenze

CATANZARO La vicenda dell’attività commerciale bloccata dalle particolari richieste della burocrazia comunale a Catanzaro sembra destinata a nuovi colpi di scena. Il clamoroso atto di diffida presentato dall’avvocato della Raffaele spa pare aver stracciato il velo che fino adesso aveva coperto un caso in cui emergono legami inconfessabili, strane ingerenze e addirittura più o meno velate minacce. Facciamo ordine. Da mesi un imprenditore lametino combatte con l’amministrazione comunale di Catanzaro per aprire un’attività commerciale nel quartiere Barone. La pratica si arena davanti alle contraddizioni di Comune e Provincia che non riescono a stabilire di chi sia la stradina che conduce al capannone acquistato dalla Raffaele spa. Ma non solo, nel dialogo a colpi di carta bollata tra uffici comunali e imprenditore si inserisce il comando dei vigili urbani che annuncia che alla pratica è stato allegato un esposto «sottoscritto da circa 250 cittadini… trasmessoci con nota a firma del consigliere comunale Eugenio Riccio… con il quale viene richiesto un intervento immediato per la messa in sicurezza della strada provinciale 166 e della statale 106, nel tratto compreso tra la rotatoria Barone/Bellino e il cavalcavia di Giovino, atteso l’esponenziale sviluppo urbanistico e commerciale della predetta area che ha comportato problemi legati alla sicurezza stradale». Il titolare della Raffaele spa approfondisce, dà mandato a un ispettore privato che scopre che alcune delle firme apposte sarebbero false. Ma le (brutte) sorprese non finiscono. Lo stupore aumenta quando si legge il discusso esposto. Solo poche righe per chiedere a chi di dovere di mettere in sicurezza la strada provinciale realizzando alcune rotatorie. Nessun riferimento alle attività commerciali esistenti o a quelle in itinere. Niente che possa collegare quell’esposto alla diatriba tra Comune e Raffaele spa. Ma c’è di più. Quella raccolta firme è stata avviata per volontà del parroco del quartiere dopo l’ennesimo incidente avvenuto quest’estate e che, tra l’altro, ha coinvolto un magistrato in servizio a Catanzaro. Gli elenchi di firme sono stati poi consegnati al consigliere comunale Riccio che abita in quella zona della città. Alle prime 200 firme è stata allegata anche una breve rassegna stampa sui tanti incidenti, anche mortali, avvenuti su quella strada e una relazione dell’amministrazione provinciale in cui era chiaramente scritto che servono 2 milioni di euro per la messa in sicurezza dell’arteria. Un esposto, più altre due integrazioni, che sono state presentate non solo al Comune e alla Provincia, ma anche alla Procura della Repubblica. Firme false o meno, quel documento sollevava una problematica reale e purtroppo drammatica. Ma, è bene ribadirlo, niente che avesse a che fare con le attività commerciali della zona. Eppure qualcuno ha voluto giocare sulla pelle dei cittadini collegando le due vicende e strumentalizzando una legittima richiesta di sicurezza. E non sono stati solo i vigili urbani. In Procura, infatti, sono arrivate due denunce a firma proprio di Eugenio Riccio. Secondo quanto si è appreso, il consigliere in due occasioni sarebbe stato richiamato da amministratori comunali che gli avrebbero caldamente “consigliato” di ritirare l’esposto. Scoprire il perché di queste interferenze sarà adesso compito della magistratura. Nel frattempo il consigliere comunale del Pd Vincenzo Capellupo ha presentato una interrogazione urgente con richiesta di risposta in forma scritta al sindaco Sergio Abramo. «Quello che si legge sulla stampa – scrive l’esponente del centrosinistra – appare preoccupante sia per l’immagine della città che per la tutela della concorrenza e del rispetto delle regole con risvolti non di secondo piano sulla nuova occupazione. Pertanto, al di là di polemiche strumentali credo che il primo cittadino debba mettere un punto fermo sull’intera vicenda chiarendone pubblicamente, analiticamente e tempestivamente tutti i risvolti per evitare lesione di regole e fraintendimenti, individuando ove necessario le responsabilità tecniche e politiche. La vicenda è di estrema gravità se addirittura alcuni gruppi imprenditoriali desiderosi di investire massicciamente in città, offrendo nuova occupazione, sono stati costretti a diffidare il Comune di Catanzaro per il suo comportamento omissivo. Non si sottovaluti, inoltre, che quanto accade potrebbe avere dei risvolti preoccupanti per l’intera comunità se venisse avviato nei confronti del Comune di Catanzaro un enorme giudizio risarcitorio con evidenti danni sul pubblico erario. Delle responsabilità lesive dell’interesse pubblico che vanno accertate e contrastate senza esitazioni per evitare di garantire posizioni di monopolio tutelate in contrasto alle regole e contro l’interesse pubblico».

 

Gaetano Mazzuca

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