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Il ritorno (a sinistra) degli scopellitiani

di Antonio Ricchio   Ogni confronto è rimandato a lunedì, giorno in cui si riunirà la direzione regionale del Pd. Ma la partita sulle candidature è già iniziata. Ernesto Magorno e Mario Oliver…

Pubblicato il: 10/10/2014 – 17:39
Il ritorno (a sinistra) degli scopellitiani

di Antonio Ricchio

 

Ogni confronto è rimandato a lunedì, giorno in cui si riunirà la direzione regionale del Pd. Ma la partita sulle candidature è già iniziata. Ernesto Magorno e Mario Oliverio fanno buon viso e davanti a domande specifiche sul punto assicurano che non ci sono frizioni. Da Lamezia Terme, dove ha inaugurato la sede del suo comitato elettorale, tuttavia, il candidato a governatore un messaggio lo ha lanciato: «Saremo inclusivi e non metteremo paratie». Il non detto è che Oliverio non intende chiudere le porte a chi nel corso di questi mesi è stato distante dal Pd e, più in generale, dal centrosinistra. Ci sono grandi movimenti in corso. Uno su tutti: Salvatore Magarò. Il presidente della commissione regionale contro la ‘ndrangheta, eletto nel 2010 in consiglio regionale con la lista “Scopelliti Presidente”, è pronto al ritorno nel centrosinistra. Si narra che per lui sia pronto un posto nella lista che sta allestendo il deputato rutelliano Franco Bruno.

Magarò non è il solo folgorato sulla via… di Oliverio. Elio Belcastro, ex sottosegretario del governo Berlusconi, è ormai una presenza fissa agli appuntamenti targati Pd. Nelle scorse settimane si era fatto avanti, arrivando addirittura a proporre la candidatura alle primarie nella fila di “Diritti civili”, il movimento di Franco Corbelli. A rinfoltire la schiera degli “ex” che tornano alle origini ci sarebbe Enzo Sculco. Che potrebbe portare i “Demokratici” nuovamente a sinistra (dopo la parentesi col centrodestra di Scopelliti) e lanciare la candidatura a Palazzo Campanella di sua figlia Flora.

Niente operazioni di «etichettatura nei confronti di coloro che sono stati delusi da Scopelliti. Dobbiamo saper parlare a queste forze a partire da un progetto», è il mantra di Oliverio. Quanto al rapporto con Magorno, per adesso, siamo al reciproco distacco. Non è un caso che l’aspirante governatore vada ripetendo di avere aperto un canale di dialogo diretto con Matteo Renzi. Quasi a volere ostentare che ormai non c’è bisogno di intermediari calabresi (su tutti Magorno) che si professano fedeli custodi dell’ortodossia renziana. Oliverio è convinto di potere aprire un tavolo di interlocuzione direttamente con l’inner circle del segretario-premier. E l’arrivo lunedì a Cosenza di Ernesto Carbone segna sicuramente un punto a favore di questa strategia.

A destra, lo strappo annunciato non c’è stato. Ncd e Udc prendono tempo sulla decisione da prendere in Calabria e accettano l’invito di Altero Matteoli a sedersi attorno a un tavolo per trovare un punto d’incontro. Gentile e Trematerra non hanno gradito il diktat forzista su Wanda Ferro. Un prendere o lasciare che, in realtà, non è stato digerito nemmeno da Nino Foti e Pino Galati. La sensazione è che i mal di pancia siano tutti determinati da aspirazioni deluse. Gentile, d’altronde, ha convinto Quagliariello e Alfano a mantenere la linea dura sulla vicenda Scopelliti. «Se Peppe i suoi – è il ragionamento che viene fatto ai piani alti del Nuovo centrodestra – vogliono stare nel partito siamo contenti ma se pensano di trovare scorciatoie e mettere in piedi liste civiche, renderemo loro pan per focaccia». Da leader incontrastato del centrodestra calabrese a dirigente di partito inviso a gran parte dei gruppi dirigenti di Forza Italia, Ncd e Udc. Singolare, il destino dell’ex governatore. 

Twitter: @AntonioRicchio

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