Ultimo aggiornamento alle 12:45
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

Emiliana Tessile, «non ci fu alcuna estorsione»

PAOLA Non ci sarebbe stata alcuna estorsione nella compravendita dell’Emiliana tessile. Lo ha confermato, in udienza, l’avvocato Tommaso De Capua, legale dell’imprenditore emiliano Angelo Marani ne…

Pubblicato il: 23/11/2014 – 15:21
Emiliana Tessile, «non ci fu alcuna estorsione»

PAOLA Non ci sarebbe stata alcuna estorsione nella compravendita dell’Emiliana tessile. Lo ha confermato, in udienza, l’avvocato Tommaso De Capua, legale dell’imprenditore emiliano Angelo Marani nel corso della lunga deposizione resa davanti al tribunale di Paola nel processo a carico degli imprenditori cosentini Piero Citrigno e Fausto Aquino. Secondo l’ipotesi accusatoria, questi avrebbero costretto Marani – titolare dell’ex Emiliana tessile – a svendere l’azienda da lui realizzata nel comune di Cetraro. Nell’inchiesta, avviata dalla Procura di Paola, era finito anche l’ex sindacalista della Cgil Franco Mazza, che però ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Tornando al legale di Marani, va evidenziato che De Capua, rispondendo alle domande del pm e della difesa, ha ricostruito tutte le fasi della compravendita avvenuta tra “Vela latina”, la società dei due imprenditori cosentini, e Marani. Per il legale non ci sarebbe stata assolutamente alcuna estorsione ma una normale trattativa, che lo stesso Marani aveva deciso di intraprendere dopo aver tentato di vendere anche ad altri gruppi, senza però riuscirgli. È a tal punto che Marani avrebbe contattato Citrigno e Aquino, decidendo di intavolare una trattativa con loro, trattativa seguita da De Capua fino alla stipula del contratto di cessione. Dopo De Capua è salito sul banco dei testimoni l’avvocato Serena Paolini, che si occupò per la società di Citrigno e Aquino, della fase post vendita. In particolare, seguì – ha detto in udienza – le trattative con i ministeri per riconvertire l’ex fabbrica tessile in polo oncologico o polo alimentare. Il nuovo scenario che emerge dalla deposizione di De Capua ha spinto il pubblico ministero Francesco Verderese a chiedere al tribunale una riconvocazione di Angelo Marani. Una richiesta sulla quale il collegio giudicante si è riservato di decidere, riserva che scioglierà nella prossima udienza già fissata per il 3 dicembre.

 

L’INCHIESTA

Come detto, al termine di lunghe indagini, la Procura ha ipotizzato che gli imprenditori Citrigno e Aquino, spalleggiati dall’ex sindacalista Mazza, avrebbero esercitato pressioni illecite nei confronti di Marani fino a costringerlo a cedere l’azienda tessile di Cetraro al prezzo di 850mila euro «notevolmente inferiore al reale valore del bene». Un valore che gli inquirenti quantificano «in circa 20 milioni». Da qui il rinvio a giudizio con la grave accusa di estorsione nei confronti dell’imprenditore emiliano per «procurarsi l’ingiusto profitto della differenza tra il prezzo di acquisto e il valore del bene». La condotta estorsiva, secondo l’ accusa, si sarebbe concretizzata nel corso di un incontro che Citrigno e Mazza avrebbero avuto con l’imprenditore Marani in quel di Bologna, lì avrebbero paventato «ulteriori danni a Marani se non avesse tolto il disturbo». In quell’incontro Citrigno avrebbe imposto «la vendita al prezzo da lui unilateralmente stabilito» e, secondo l’accusa, avrebbe sentenziato: «Il prezzo è quello di ottocentocinquantamila euro non trattabili e ringraziami di averti creato una via d’uscita dalla Calabria e se non ti va bene, ti deve andare bene lo stesso».
Come detto, si torna in aula il 3 dicembre,in quella data il tribunale deciderà sulla richiesta di risentire Marani. Sarà l’ultima attività di istruttoria dibattimentale, subito dopo si andrà alla discussione con la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati. Vi sono impegnati, tra gli altri, i legali Vito Caldiero difensore di Citrigno; Gino Perrotta di Fausto Aquino; Sandro Gaeta di alcuni dipendenti dell’ex stabilimento che si sono costituiti parte civile; Francesco Scrivano che difende Mazza; Eugenio Artusa avvocato del Comune di Cetraro (parte civile).

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Design: cfweb

x

x