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Le perle di Renzi

«Costerà fatica, costerà sudore, ma faremo in modo che Reggio Calabria, questa Regione e questo Paese, cambino davvero. Il meglio deve ancora venire». Ha concluso così la sua ultima visita in Calab…

Pubblicato il: 29/12/2014 – 17:20

«Costerà fatica, costerà sudore, ma faremo in modo che Reggio Calabria, questa Regione e questo Paese, cambino davvero. Il meglio deve ancora venire». Ha concluso così la sua ultima visita in Calabria, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Era circondato da due nuovi leader, il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà («per ragioni personali e familiari, ha una fascia pesante») e dal neopresidente della giunta regionale, Mario Oliverio. Ha invitato i reggini a seguire Falcomatà, mentre c’è l’impegno del governo a non lasciarlo in splendida solitudine anche per fare in modo che «questa città, meravigliosa ma difficile, torni a esser quello che era». Altro elogio Renzi lo ha rivolto a Mario Oliverio. «Faremo in modo che quel che abbiamo detto in campagna elettorale possa diventare realtà». Non ha parlato a vanvera, Renzi. Quando si sbottona, lo fa perché ci crede. Nonostante le difficoltà che incontra nel suo non facile cammino, all’interno e all’esterno del suo partito. Lui, però, sembra andare avanti – e va – come un treno, appunto. Visto che ha parlato all’interno dello stabilimento delle ex Omeca che, a suo dire, avrà commesse fino al 2018. Non si può non tener conto del fatto che, a Reggio Calabria, si producono treni per Taipei e Honolulu. Chi l’avrebbe mai detto?
Presenti il sottosegretario Marco Minniti e i parlamentari Enza Bruno Bossio e Demetrio Battaglia – oltre al ministro Maria Carmela Lanzetta e al sottosegretario Graziano Delrio – Renzi ha parlato a lungo con Mario Oliverio, apprezzandone la capacità del fare, così come aveva ribadito a Cosenza, in chiusura di campagna elettorale. Col nuovo presidente della Regione, che ha iniziato a lavorare – consapevole del difficile e gravoso compito che lo attende e che ha fortemente voluto – Renzi ha parlato, tra l’altro, di Gioia Tauro. È stato lo stesso neopresidente – come ha sostenuto il lucidissimo Piero Ottone, non essendo in America, non si può e non si deve chiamare governatore – a sostenere che la Regione vuole concorrere a predisporre quanto si ritiene indispensabile per il rilancio del porto-container più importante del Mediterraneo. Alla base di tutto vi è l’Accordo di programma quadro – quello che gli esperti chiamano Apq – che prevede investimenti di grande consistenza affinché si possa giungere alla piena valorizzazione e allo sviluppo concreto del porto di Gioia Tauro. Secondo Oliverio, che ha dimostrato di avere un feeling non irrilevante con il premier, anche a livello di stima e simpatia reciproca, il porto calabrese deve avere un ruolo strategico nell’area mediterranea. Dalla Calabria si promuoveranno relazioni e scambi che consentiranno opportunità al sistema delle imprese – così come ha rilevato il vertice di Unindustria – ma anche delle professioni e delle università, per favorire innovative attività di ricerca e di produzione. L’obiettivo, secondo il presidente della giunta regionale, è quello di favorire e intensificare le relazioni economiche, commerciali e culturali tra il nostro Paese, l’Europa e i Paesi del Sud del Mediterraneo. La Calabria e Gioia Tauro, solo così si possono proporre come risorsa per il Paese e per l’Europa di oggi e di domani.
Di concerto con la giunta regionale, il governo non può non attuare un organico intervento per la difesa, messa in sicurezza e riqualificazione del territorio. Da qui l’impegno di Renzi a favorire un incontro tra Oliverio ed Erasmo De Angelis, responsabile della struttura contro il dissesto idrogeologico, a Palazzo Chigi. La salvaguardia del territorio è una condizione dalla quale non si può prescindere perché si possa garantire la sicurezza dei cittadini, del patrimonio ambientale e delle attività economiche e imprenditoriali. Ecco perché c’è la necessità di un piano straordinario per la messa in sicurezza di fiumi, di abitati, boschi, mare.
Ulteriore richiesta, quella di un piano straordinario per la valorizzazione del patrimonio dei beni culturali e ambientali, sulla scia delle indicazioni già date dal ministro Franceschini, che ben conosce la Calabria. Ovviamente nel colloquio Renzi-Oliverio, non è mancato il riferimento al problema della disoccupazione. Alla luce di tutti i rilevatori economico-sociali, la Calabria è agli ultimi posti quanto a giovani (e non giovani) con un posto di lavoro. Il tasso di occupazione è al 37 per cento, ha velocemente ricordato Oliverio al capo del governo. Un dato inferiore di 18 punti rispetto alla media nazionale.
Insomma, un colloquio – pur breve – che ha consentito al presidente Oliverio di dare un quadro d’insieme della difficile situazione economico-sociale in cui versa la nostra Regione. Renzi, che aveva già sentito in chiusura di campagna elettorale, le giuste doglianze dell’allora candidato Oliverio, non ha fatto orecchio da mercante. Ha assentito, ha promesso, si è impegnato. La Calabria non merita e non può essere lasciata sola, pur nella contingenza nazionale, europea e mondiale.
Partito il presidente del Consiglio, Oliverio ha ribadito ai giornalisti le cose dette al giovane premier, sottolineando come è sua intenzione tallonare lo stesso presidente, ma anche i singoli ministri perché la Calabria possa tentare di uscire dalla secche di isolamento in cui è stata trascinata. Ecco perché ha chiesto a Renzi un’assunzione precisa di responsabilità, ma anche il giusto altruismo per arrestare il declino che questa regione non merita. Chi desidera perle deve immergersi nel profondo del mare, si leggeva in “Le mille e una notte”. E i calabresi, purché non da soli, sono pronti a farlo. Non per le perle, ma almeno perché i pescatori tornino – e finalmente – con le barche piene. Il montanaro Oliverio sa remare? Lo vedremo presto.

 

*giornalista

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